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IL PALEOCONTATTO

Nascita e sviluppo della civiltà: una naturale e graduale "evoluzione" di tipo darwiniano, oppure risultato della manipolazione di intelligenze aliene?
 
di Umberto Talarico (Prima Parte)

[foto meccanismo di Antikythera - 50K .jpg] [Foto lente di cristallo - 27K .jpg] [Foto orme fossili - 41K .jpg] [Foto martello di London - 34K .jpg]
 
Secondo le teorie scientifiche classiche o cosiddette "ortodosse", dal punto di vista antropologico, l’uomo attuale sarebbe il discendente diretto di una o più specie di scimmie antropoidi evolutesi all’inizio biologicamente, in seguito allo sviluppo di un maggiore volume cerebrale, all’acquisizione della postura eretta e ad altre conseguenti modificazioni strutturali che gli avrebbero consentito di articolare suoni complessi, di utilizzare le mani come strumenti di lavoro, ecc. Questo spontaneo processo evolutivo (durato circa tre milioni di anni) avrebbe portato allo sviluppo del linguaggio, alla realizzazione di rudimentali armi ed attrezzi, a manifestare senso estetico ed artistico attraverso la realizzazione di graffiti, di pitture rupestri, di strumenti musicali, a vivere in comunità più o meno numerose prima in grotte naturali e poi in villaggi di capanne, a cacciare in gruppo ed in seguito incominciare ad allevare animali e coltivare le prime specie vegetali come il mais, il riso e via dicendo. In pratica, a progredire anche culturalmente fino a raggiungere l’attuale livello tecnologico con tutti gli altri aspetti annessi e connessi, tipici di una civiltà.
Una evoluzione lineare e progressiva della specie umana che viene confermata dall’archeologia ufficiale secondo cui le vestigia, i reperti di ogni genere finora rinvenuti (residui delle antiche culture che ci hanno preceduto) testimonierebbero, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’avvio e la crescita di un processo culturale e tecnologico dell’uomo da un livello iniziale inferiore ad uno successivo - sempre - superiore, fino a raggiungere quello dei nostri giorni. Ora, tralasciando in questa sede di riportare tutte le prove a sfavore della teoria evolutiva di Charles Darwin, come, ad esempio, il rinvenimento di orme di piedi sia nudi che calzati e resti di scheletri umani fossili, oggetti ornamentali di metallo artisticamente lavorati o di natura tecnologica all’interno di blocchi di minerali e strati rocciosi sedimentari datati a decine e finanche alcune centinaia di milioni di anni (molto tempo prima che orma di scimmia o di ominide restasse impressa sul suolo terrestre) è ovvio che, riconoscendo valido il presupposto iniziale - derivante da una concezione strettamente "darwiniana" dello sviluppo antropologico e culturale della razza umana - saremmo costretti ad ignorare (come fanno la scienza ufficiale e i suoi - in massima parte - ottusi ed accondiscendenti rappresentanti) tutte quelle clamorose scoperte storiche ed archeologiche che, da decenni ormai, sfidano il cosiddetto "comune buon senso". Infatti, oggetti attestanti specifiche ed isolate conoscenze tecnologiche avanzate, appaiono sempre più spesso fra le rovine di antiche civiltà. Ne citiamo alcune di seguito, tra quelle più e meno note:
1. La rudimentale, ma funzionante, pila elettrica rinvenuta in una tomba nei pressi della città di Baghdad, risalente all’epoca dei Parti, ossia tra il 248 a.C. e il 226 d.C., esposta nel museo della stessa capitale irachena. Questa risulta composta da un contenitore di argilla con all’interno un cilindro di rame cavo e un bastoncino di ferro, parzialmente consunto dall’uso. Aggiungendo come elettrolita una soluzione acida (nel nostro caso del succo di agrumi) e collegando i due elettrodi (di rame e di ferro) ad un voltmetro, questi segna il passaggio di una corrente continua di 0,5 volt.
2. La lente ottica molata rinvenuta in una tomba ad Helwan, in Egitto, custodita al British Museum.
3. Il modellino di un "uccello" in legno che, per certe sue caratteristiche - come il piano alare dritto, quello di coda disposto verticalmente e la sua aerodinamicità - è molto più simile ad un aliante; rinvenuto in una tomba nei pressi della piramide di Saqqara, in Egitto, conservato per oltre 50 anni al museo del Cairo, con il numero di catalogo 6347.
4. La fibbia da cintura con ornamenti traforati, rinvenuta in Cina nei pressi del sepolcro del generale della dinastia Chin, Chou Chu, vissuto dal 265 al 316 d.C.. Dall’analisi condotta dall’Istituto di Fisica Applicata dell’Accademia delle Scienze cinese e dal Politecnico di Dunbai, si è appurato che il metallo della fibbia era una lega formata dal 5% di Manganese, dal 10% di Rame e dall’85% di Alluminio. Stando alla scienza ufficiale, però, l’Alluminio sarebbe stato scoperto nel 1803 e si è riusciti a produrlo in forma sufficientemente pura solo nel 1854. Attualmente, il processo di estrazione dell’Alluminio dalla Bauxite è molto complesso e implica l’uso di un forno di tipo "Reverbier", di una camera di rifrazione e di un generatore di corrente, oltre all’elettrolisi e a temperature superiori ai 950°C.
5. Una sorta di primitiva "radio a galena" rinvenuta su uno scheletro umano posto in una bara di legno, risalente a circa 2500 anni fa, scoperta in una caverna della remota zona di Yianghe, nella provincia sud-orientale di Yiangxi in Cina. Tale ritrovamento è stata opera di una équipe di archeologi guidata dal Prof. Han della Nanking University. Il reperto è composto da due auricolari collegate ad una scatola nera contenente delle lamine d’argento (aventi forse funzioni di trasduttori di frequenze) e un cristallo di colore violetto (avente forse funzione di antenna e/o sorgente di energia). Indossando le auricolari, si ode un suono che si ritiene essere un canto funebre inneggiante alla morte e all’oltretomba.
6. Il noto "meccanismo di Antikythera" (Grecia), rinvenuto nel relitto di una nave affondata 2000 anni fa. Si tratta di una scatola di metallo che, ad un esame approfondito, risultò recare all’esterno alcuni misuratori e all’interno una mole complessa di ingranaggi, fra cui erano riconoscibili venti ruote dentate. Ovunque c’erano iscrizioni in lingua greca, in gran parte purtroppo illeggibili. Il restauro, condotto negli anni Cinquanta sotto la direzione di Derek de Solla Price dell’Università di Yale, ha permesso di formulare le seguenti, straordinarie, conclusioni. È quasi certo che il meccanismo di Antikythera fosse un calcolatore astronomico estremamente sofisticato che meccanizzava i rapporti ciclici fra il sistema solare e le stelle della volta celeste. Le poche iscrizioni visibili fanno riferimento al Sole, a Venere e perfino al piano dell’eclittica. I dati venivano visualizzati, tramite lancette, su diversi quadranti. Uno di questi ultimi, quello anteriore (il solo ancora leggibile) mostra - senza alcun dubbio - il moto del Sole attraverso lo zodiaco. Ma la parte più interessante del congegno è una piattaforma girevole differenziale, un meccanismo che non si sarebbe più rivisto fino al XVI secolo della nostra era.
7. Gli inquietanti teschi umani in cristallo di rocca, appartenenti a culture meso-americane e di epoca incerta (ci sono stime che vanno dagli 800 fino ai 2000 e più anni fa). Negli anni Settanta due di tali teschi, entrambi in possesso del British Museum, furono sottoposti ad una serie di indagini cristallografiche da parte di un’équipe di ricercatori della Hawlett-Packard, azienda leader nel settore elettronico ed informatico. Il primo dei risultati a cui si pervenne fu che, entrambi i teschi - comprese le mandibole articolate - provengono da un unico blocco di cristallo naturale (e non artificiale come, invece, sostenevano alcuni, considerandone le eccezionali dimensioni). In secondo luogo, che per ottenere una scultura così sofisticata sarebbe occorso un anno di lavorazione utilizzando, però, strumenti elettrici con punte di diamante, il solo minerale più duro del cristallo di rocca. Infine, anche ammettendo l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati, si sarebbe dovuta trovare, comunque, almeno una traccia di scheggiatura nelle aree più sottili. Invece, i teschi appaiono perfettamente levigati. Tutto farebbe credere, dunque, che siano stati tagliati a mano: trecento anni di levigatura con sabbia ed acqua, partendo da un blocco iniziale tre volte più grande dell’opera finale! Un’ipotesi, quest’ultima, più inverosimile di quella legata ad un’origine "esogena" degli oggetti in questione.

CONCLUSIONI
Questi sono solo alcuni dei reperti e delle testimonianze possibili di un "paleocontatto". Già quelli trattati fin qui rappresenterebbero, per chi fra gli storici seri avesse il coraggio di studiarli, un incredibile muro da dover scavalcare. Nella seconda parte del nostro studio elencheremo altri reperti che incontestabilmente testimoniano di una tecnologia oramai dimenticata nella notte dei tempi, ma che lascia presagire un possibile ed altrettanto dimenticato contatto con esseri più evoluti di noi.

fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte




									

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