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Come può, l’Aurora, se esiste, raggiungere una velocità così elevata? Il trucco potrebbe essere quello di "mutare" propulsore gradatamente. Il concetto risale agli inizi degli anni ‘60, quando il professor Fred Billig, della Johns Hopkins University, ideò e progettò un motore che fondeva le caratteristiche di un razzo e quelle di uno statoreattore, garantendo la massima efficienza a tutte le velocità, da zero a migliaia di chilometri orari. Lo statoreattore Billig è un enorme tubo al cui interno l’aria entrante viene compressa e poi espulsa a fortissima velocità grazie anche alla combustione e all’espansione del carburante iniettato. Gli statoreattori non forniscono una spinta a basse velocità. La propulsione iniziale viene assicurata da un gruppo retrattile di ugelli di scarico, simili a quelli di un razzo, e da una turbina collegata a una presa d’aria esterna. Alla partenza, il metano liquido aziona la turbina e viene inviato agli ugelli dove, esplodendo in microreazioni termiche, provoca una ulteriore aspirazione dell’aria dalla presa principale. La spinta iniziale prodotta dal metano non è sufficiente per il decollo dell’Aurora. Inviando agli ugelli di scarico ossigeno liquido (lo stesso usato nello Space Shuttle), il metano è immesso anche attraverso gli iniettori dello statoreattore, con gli ugelli in azione. Inoltre, il riscaldamento della superficie esterna dell’Aurora, sotto la quale, come in una "pelle metallica", scorre il combustibile, aumenta enormemente l’energia con cui il metano fa girare il compressore, aumentando la quantità d’aria verso gli ugelli, riducendo così l’ossigeno liquido progressivamente fino a zero. Stessa sorte toccherà al metano: in breve tempo il motore diviene uno statoreattore puro. Il combustibile deve operare anche come sistema di raffreddamento durante il volo ipersonico. Senza un adeguato raffreddamento, le parti esposte all’attrito (muso, bordi alari) oltrepasserebbero il 1000 °C, danneggiando il rivestimento (titanio-ceramiche) e il materiale radar-assorbente. L’Aurora potrebbe usare una forma variata di metano liquido, tre volte più denso dell’idrogeno, mediante serbatoi più piccoli e, per contro, più leggeri.
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