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I collaudi di volo dell’F-117 Blackjet, a Groom Lake, deserto del Nevada, venivano condotti di notte e all'alba: i velivoli stazionavano in hangar mimetizzati o in impianti sotterranei per evitare eventuali individuazioni satellitari nemiche. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la più avanzata tecnologia americana di tipo Stealth si debba a processi di retroingegneria derivata dal recupero di scafi alieni precipitati sul territorio statunitense a partire dal 1947. Non solo l’F-117, ma anche l’imponente bombardiere invisibile B-2 della Northrop, già realizzatrice del B-1 e B-1B, ed oggi - sembra - il Pulser o il Progetto Aurora sarebbero nati dallo sviluppo di materiali e sistemi non terrestri. Di certo, in quella sono stati condotti test di volo sul probabile successore dello Stealth F-117: l’Aurora, un velivolo USAF rivoluzionario, sia strutturalmente sia per gli equipaggiamenti di bordo come carico utile, sia nel sistema propulsivo. È in grado di compiere un giro del mondo in sei ore, senza rifornimenti in volo (Milano-Palermo in venti minuti). Stando a voci trapelate dagli ambienti dell’Intelligence americano e inglese, sarebbe stato sperimentato durante la guerra del Golfo contro le truppe di Saddam Hussein. A queste affermazioni, mai confermate né smentite dal Pentagono, la CIA e la DIA non hanno fatto alcun commento. A sentire i vertici della difesa americana e la Casa Bianca stessa, l’Aurora "non esiste". Non c’è alcun prototipo allo studio. Nessuno l’ha mai visto volare. Eppure, qualcuno, in Nevada, ha notato nei cieli di Nellis e su Groom Lake una strana sagoma triangolare, nera e velocissima, seguita da un bang sonico terrificante, capace di produrre, il 30 Gennaio 1992, un’onda d’urto di tale portata che i sismografi dell’Istituto Geologico della California registrarono un fortissimo picco d’onda, seguito da gruppi minori. La localizzazione non era sotterranea, bensì dall’alto. La prima testimonianza sull’esistenza fisica di un prototipo dell’Aurora si deve a Chris Gibson, ingegnere petrolifero inglese, volontario del Royal Observer Corps, il quale nell’Agosto 1989 avvistò dalla piattaforma di Galveston Key, Mare del Nord, un grande aeromobile nero, triangolare, con un angolo al vertice di circa 75 gradi, scortato da bombardieri F-111 USAF. Gibson ne stimò le dimensioni in più di 27 metri di lunghezza e un’apertura di circa 15 metri. Una struttura aerodinamica molto simile ai disegni dei primi progetti su un aereo ipersonico transatmosferico (in grado di abbandonare l’atmosfera terrestre come uno Shuttle e ritornare sulla Terra come un aereo civile) messi a punto dai team tecnici della McDonnell Douglas negli anni ‘80. Privo di ali, l’Aurora ha dei vantaggi. Escludendo il take-off (il decollo), il touchdown (l’atterraggio) e il volo vero e proprio, tocca Mach 5 (cinque volte la velocità del suono), ossia 5.000 Km/h. In simili condizioni le ali esterne rappresenterebbero un freno dinamico e l’attrito con l’atmosfera le danneggerebbe immediatamente, compromettendo la stabilità del volo. La forma triangolare, perfetta e senza sporgenze è l’unica capace di sostenere l’Aurora e non incorrere in tale problema anche alle basse velocità.
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