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SS-N-16A STALLION, SILURO TOP-SECRET

Il 100-RU Vede, arma a cui la NATO ha dato il nome in codice SS-N-16A Stallion, è un siluro propulso come un missile.
 
di Pablo Ayo


Il Kursk K-141, sommergibile nucleare di classe Oscar II, era l’orgoglio della Marina russa, punta di diamante della sua flotta. Ora giace nelle profondità del mare di Barents, tomba silenziosa per 118 persone, forse 130. Ma quale era la sua vera missione? I russi hanno accennato ad una "missione d’addestramento di routine". Charles Smith, reporter americano specializzato in temi di Difesa e Sicurezza Nazionale, ritiene che sotto ci fosse altro. Rapporti confidenziali intercettati dal Governo USA parlerebbero di una simulazione di battaglia navale, voluta da Mosca, in cui il Kursk avrebbe avuto l’ordine di distruggere dei finti bersagli, probabilmente vecchie navi o sottomarini in disuso e senza equipaggio situati a 200 miglia di distanza. Dopo aver testato con successo alcuni siluri "Chelomey Granit" (SS-N-19 Shipwreck, nella denominazione NATO), quel fatale sabato d’Agosto, alla pallida luce del sole artico, prese il via l’ultima simulazione: quella che prevedeva il lancio di un nuovo prototipo di missile russo, assolutamente top secret, il 100-RU Veder. Questa arma, a cui la NATO ha dato il nome in codice SS-N-16A Stallion, è un siluro propulso come un missile. Lo Stallion viene lanciato dai tubi da 26 pollici di diametro dislocati su tutti i sottomarini russi di classe Oscar II. Di tale ordigno super segreto non sono mai state divulgate fotografie. Una volta espulso, e lontano dal sommergibile, vengono attivati gli iniettori dello Stallion, che prende a volare come un normale missile, uscendo dall’acqua. Raggiunta l’area bersaglio, lo Stallion proietta un leggerissimo mini-siluro a velocità supersonica, e nel caso il bersaglio sia un sottomarino, viene attivato un piccolo paracadute che rallenta la corsa dell’ultimo stadio dello Stallion fino a fargli toccare dolcemente l’acqua, dove il mini-torpedo azionerà un altro propulsore per dirigersi inesorabile verso il bersaglio. Uno Stallion convenzionale è armato con una testata esplosiva da 80 chili, ma potrebbe montare anche una mini testata nucleare. Secondo la Difesa USA, proprio nel momento in cui il Kursk si apprestava a lanciare lo Stallion, in Norvegia vennero registrate due fortissime esplosioni, che generarono rispettivamente scossoni di 1.5 e 3.5 gradi Richter. Si ritiene quindi possibile che lo Stallion si incastrò nel tubo di lancio del Kursk, e dopo pochi secondi venne automaticamente attivato il motore a razzo. L’enorme calore prodotto dal getto del missile avrebbe fuso e contorto il tubo di lancio in pochi secondi, giusto il tempo di dare l’allarme: poi, la fine. La testata da 80 chili dello Stallion esplode, forando lo scafo del sottomarino russo che inizia ad inabissarsi. Ma il propellente dello Stallion è stato studiato per funzionare senza ossigeno, e così nonostante l’acqua sommerga tutto, a bordo continua a divampare l’incendio. Alcuni detriti metallici incandescenti vanno a colpire violentemente la sala siluri, dove sono stanziati 24 siluri Wreckship e non si sa quanti altri Stallion. L’urto con il fondale innesca l’esplosione dei siluri di bordo, che apre letteralmente a metà lo scafo del sommergibile nucleare. Tutti gli scomparti abitati, la sala controllo e le sale di riposo vengono inondate in pochi secondi: per l’equipaggio è la fine. Solo un miracolo impedisce all’impianto nucleare di bordo di andare a pezzi con relativa perdita di materiale radioattivo in tutto il Mare del Nord. Attualmente sono attivi altri sette sottomarini nucleari di classe Oscar II, mentre un ottavo - il Belgorod K-530 - è in costruzione nel cantiere navale di Severodvinsk, e la Cina sembra interessata al suo acquisto.


									

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