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A sostenere con gran decisione l’ipotesi di una collisione con un altro sottomarino, statunitense o britannico, è stato soprattutto il colonnello Valery Manilov, il quale nel corso di una conferenza stampa ha affermato che le squadre di salvataggio russe, giunte per prime sulla scena della tragedia a largo della costa di Murmansk, hanno trovato un rottame, simile alla torretta di un sottomarino nucleare, di fabbricazione inglese o americana. Il Kursk avrebbe dunque urtato un altro sottomarino la cui chiglia ne ha aperto il muso, ne ha danneggiato lo scafo e la torretta, innescando l’esplosione dei cilindri pressurizzati. Esperti norvegesi, inglesi e americani hanno messo in dubbio la plausibilità di tale teoria. Washington ha confermato che la Marina americana aveva due sommergibili e una nave spia nel Mare di Barents che monitoravano le esercitazioni navali russe al momento del disastro. In seguito i russi hanno fatto il nome del sottomarino Toledo, poi rientrato alla base di Faslane in Scozia. Per il Generale Manilov, comunque, l’oggetto misterioso non può essere emerso dal fondo del mare, perché la zona era sorvegliata da corazzate russe.

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