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SILENZIO SUL KURSK

Mezzi fantasma apparsi sui radar, personale cinese non confermato a bordo, voci sull’uso di un’arma sperimentale top-secret. Le visioni dei Remote Viewers americani.
a cura della redazione

E poi è stato il silenzio. Mesi dopo che il sottomarino nucleare russo Kursk si è inabissato nei fondali del mare di Barents, portando con sé i 118 membri dell’equipaggio, sulle cause di questa catastrofe - al silenzio spettrale che ha avvolto il Cremlino e Putin - è stato possibile aggiungere solo un elenco di misteri e di contraddizioni.
Prendiamo l’ultima versione ufficiale. Essa suggeriva una collisione con un "oggetto subacqueo non identificato" seguita da una esplosione. Altri rapporti parlavano di successive esplosioni di origine non determinata. Di certo si sa che l’unità si muoveva ad una profondità tra i 16 e i 18 metri quando è stata investita da uno shock estremamente violento approssimativamente alle ore 11:40 a.m. del 12 Agosto.
Il Ministro della Difesa Igor Sergeyev aveva subito dichiarato che si era trattato di una collisione, causata da un "oggetto sottomarino" pressappoco delle stesse dimensioni del Kursk (155 metri). Prova ne sia che, già il giorno dopo l’incidente, i sonar di superficie russi avevano già localizzato l’oggetto, senza però riuscire ad identificarlo (Vedi paragrafo: "Il sottomarino fantasma"). Peggio, si era ancora nella prima fase delle ricerche e dell’intruso si sarebbe persa ogni traccia, rendendolo - virtualmente - un aggressore fantasma. Mosca allora richiedeva - come era logico attendersi - informazioni alla NATO sull’eventuale presenza di sottomarini alleati nella stessa area, dove da giorni erano impegnate diverse unità della flotta della Russia settentrionale. La NATO negava recisamente.
Il "balletto" delle responsabilità internazionali (e dei soccorsi tecnici rimpallati fra russi, norvegesi e
britannici) sarebbe continuato per giorni, mentre sempre più si affievolivano le speranze di trovare vivi a bordo. Deboli colpi dallo scafo sarebbero stati avvertiti da una squadra di salvataggio. Deboli colpi, forse ultimi disperati segnali di SOS… nessuna conferma.
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