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n° 5 Settembre 2000

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ENIGMI STRISCIANTI

Rettili. Ma non è certo. Mutazioni. Ma non lo si può provare. Fole e leggende popolari si intrecciano ad attendibili osservazioni di incredibili animali serpentiformi.
 
di Fabio "Fox" Gariani

 
Nelle verdeggianti zone di Domodossola, in provincia di Verbania, Piemonte, la gente da tempo si interroga sul mistero che avvolge una scoperta, fatta quasi per caso nel 1991 da Giuseppe Costale, dirigente del CAI (Club Alpino Italiano) locale, studioso e appassionato di mineralogia e scienze naturali. Uomo dalla salda formazione scientifica, Costale per anni ha esplorato ogni angolo delle montagne e delle zone bucoliche che si srotolano intorno a Domodossola e nelle Valli Ossolane alla ricerca sia di reperti fossili che minerali.
Il mistero, secondo le cronache locali, deve essere retrodatato di circa un anno, cioè nel 1990. In quel periodo, come è stato riportato fra gli studiosi italiani anche dall’ottimo Umberto Cordier, due escursionisti appassionati naturalisti si imbattono incidentalmente nei resti ossei di una strana creatura serpentiforme. L’area interessata è la base dell’Alpe Lusentino. I resti, che i due non riescono a identificare, sono ammucchiati in modo casuale. Viene allertato il signor Costale che si reca velocemente nella zona montagnosa per recuperare e comporre le ossa. Tornato a casa, Costale tenta di dare forma alla scoperta. Lungo una settantina di centimetri, di primo acchito, lo scheletro appare riconducibile ad un animale di origine sconosciuta dal punto di vista zoologico. Sembra comunque un rettile, o un sauro di piccole dimensioni. Il mistero si infittisce un anno più tardi, quando il due Ottobre 1991, dopo violenti rovesci di pioggia nella zona di Domodossola, Costale si trova a qualche chilometro dalla sua abitazione, a raccogliere funghi sui sentieri che portano verso il Pizzo Cronia, in località Sans Lansc. Improvvisamente, Costale si trova faccia a faccia con un essere, un animale mai prima avvistato nei lunghi anni di sue esplorazioni nella zona. Lo descriverà, in seguito, come una specie ignota di rettile, inclassificabile. Lungo circa 70 centimetri (come i resti rinvenuti un anno prima dai due turisti) la creatura si muoveva zigzagando velocemente sul terreno, i fianchi di colore grigio chiaro e il dorso dello stesso colore, ma di tonalità più scura. Costale ricorda che il muso della bestia era piuttosto appiattito, con una criniera o "cresta" che attraversava la parte superiore del cranio, ma ciò che lo impressiona maggiormente sono gli occhi: quasi "umani" e inquietanti, dissimili da quelli dei comuni serpenti. La creatura serpentiforme si fermò, fissando quasi con curiosità Costale, praticamente immobile, poi l’animale si dileguò, sparendo alla vista nel bosco vicino.
Riavutosi dallo stupore iniziale, Giuseppe Costale si mise a perlustrare l’area dell’incontro dove rinvenne altri strani resti ossei. Li portò a casa e, una volta ricomposti, scoprì che erano identici a quelli rinvenuti l’anno prima.
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