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La zona d’ombra rispetto ad una spiegazione scientifica in senso classico, riguarda come avvenga la guarigione: poiché passiamo dalla materia inerte al corpo umano, dovremo servirci di modelli convalidati in biologia.
A livello cellulare, sappiamo che i processi di nutrizione, riproduzione e mantenimento in vita della cellula vengono assicurati dall’equilibrio elettrochimico esistente tra il suo ambiente interno e quello esterno. Tale equilibrio è reso possibile dalle differenze di potenziale elettrico che si generano al suo interno e può essere alterato variando il campo elettromagnetico esterno: per risultare efficace, questo campo deve avere caratteristiche ben definite per quel tipo di cellula, cioè possedere determinate ampiezza, intensità e frequenza. Esiste, quindi, un ben identificato codice per ogni tipo di cellula ma, nel contesto scientifico attuale, resta inspiegabile come il terapeuta riesca ad accedervi, fungendo da attivatore di un effetto di risonanza generato dal proprio campo elettromagnetico su quello del paziente.
Una spiegazione attendibile si potrebbe trovare nel "potenziale di autoguarigione" che tutti noi possediamo - un principio già riconosciuto in medicina e biologia - al quale si deve, sostanzialmente, il nostro stato complessivo di salute e la risoluzione della maggior parte degli stati patologici cui siamo soggetti. È a questo livello che interviene l’elemento soggettivo della volontà del terapeuta di guarire, volontà che viene condivisa dal paziente. Un ulteriore passo avanti nella comprensione del fenomeno ci viene offerto dall’apertura del contesto scientifico ai modelli e alle teorie della medicina psicosomatica, ampiamente confermati dalle verifiche sperimentali. Recentemente, è nata persino una branca della medicina chiamata "psiconeuroendoimmunologia", che studia le interazioni tra psiche, sistema nervoso e sistema immunitario.
A solo scopo esemplificativo, possiamo citare l’effetto "placebo" che, considerato nell’ottica oggettiva, può divenire un elemento per invalidare i test di efficacia di un farmaco. Ma se si cambia il punto di vista, includendovi la possibilità di autoguarigione insita nel nostro organismo, diventa invece espressione e controprova delle capacità della psiche di influire positivamente sul soma (inteso non solo come corpo ma come sistema olistico dell’essere) come e più dei processi organici innestati dalle reazioni chimiche provocate dai medicinali. La reazione guaritrice invocata nelle terapie energetiche, secondo questo approccio, è di tipo suggestivo, ma profondamente pervasiva a livello subconscio e il "mezzo trasduttore" dell’energia pranica utilizzata dal terapeuta sarebbe la pelle, veicolo fondamentale nell’interazione con il nostro sistema emotivo ed immunitario.
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