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Ovviamente, definire "deterministico" e "causale" un processo nel quale non ci sono né materia né sorgenti "visibili" di energia e per di più attribuire al corpo umano facoltà rigeneratrici sul fisico di un’altra persona, presuppone un ampliamento delle attuali metodologie scientifiche: un modo diverso di "fare" scienza e di concepirla. Innanzitutto allargando il contesto nel quale studiare le malattie e le possibilità di guarigione: riconsiderandone le implicazioni soggettive, riscoprendo e ricercando l’importanza del pensiero nella filosofia, nella storia, nello sviluppo stesso della scienza. Pensiero, inteso non solo come formulazione razionale o costruzione logica verbale, ma anche nella sua accezione di energia psico-fisica capace di plasmare la realtà - oggettiva e soggettiva - di cui l’uomo è parte.
In ultima analisi, l’approccio iper-specialistico della scienza, a mio avviso, dovrà lasciare spazio ad una ricomposizione unitaria della conoscenza, dove oggetto e soggetto saranno strettamente interconnessi, dove fare ricerca scientifica significherà costruire un rapporto vivo con il modello di realtà percepita.
Questo tentativo di investigare in modo scientifico le terapie energetiche segue un doppio principio: il primo, quello di sforzarsi di mantenere inalterato il paradigma scientifico attuale mentre nel secondo, allarga la visuale introducendo anche elementi di soggettività, ovvero, prendendo in considerazione il soggetto stesso che compie l’esperienza.
Ricordiamo, a questo proposito, che le scienze cosiddette esatte (matematica, fisica, ingegneria, ecc.) poggiano su un rapporto di rigida separazione tra oggetto studiato e soggetto che osserva (oggettività forte), differentemente le discipline cosiddette umanistiche (psicologia, antropologia, sociologia, ecc.) tendono a considerare preponderante il soggetto, fino a renderlo elemento essenziale, come ad esempio nella poesia (oggettività debole).
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