
L'ABDUCTION DI PASQUA

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Una sera dell’Aprile 1979 stavo dormendo sul pavimento del soggiorno nella nostra casa di St. George, Utah. I miei genitori avevano divorziato tre anni prima, e il mio patrigno mi aveva offerto un lavoro nella sua impresa edile, per guadagnare un po’ di soldi per la missione che molti mormoni diciannovenni sono chiamati a servire. Mancavano tre settimane alla mia partenza dagli Stati Uniti per il Sudamerica, dove avrei trascorso i successivi due anni in una missione in Colombia. Era il fine settimana di Pasqua e la casa era piena di ospiti. Diedi la mia stanza ai nonni, perché dormissero tranquilli. Andai a letto piuttosto tardi. La Luna piena brillava, ma in un attimo divenne tutto nero. Non potevo respirare, né muovermi. Solo i miei occhi funzionavano. Ero completamente sveglio. Cercai di lottare contro la paralisi, ma inutilmente e intanto, lentamente, furtivamente, sul mio lato destro una piccola creatura allungò verso di me una mano, che impugnava una sorta di strumento. Sempre più vicino! Era dannatamente buio, ma l’essere sembrava splendere di una luce soffusa blu-verde (come il colore fosforescente di certi orologi da polso). Il mio terrore era indescrivibile. Mi sentii soffocare. L’essere si fece vicino, ancora di più. Non distinguevo emozioni sul suo viso. Chiusi gli occhi e mi preparai al peggio. Riuscii solo a pensare "Gesù, aiutami!" Il ricordo successivo è un rumore forte. D’improvviso ero libero dalla paralisi e la luce della Luna splendeva di nuovo. Tornai a letto e ancora non mi spiego come feci a riaddormentai come se niente fosse. Normalmente avrei svegliato tutti per una cosa del genere. Pochi giorni dopo rammentai l’avvenimento e pensai di essermi trovato di fronte ad uno spirito maligno e che Dio mi aveva salvato. Non avevo più paura del buio: avevo la sensazione di essere stato testimone della vittoria delle forze divine sul male. Rimasi in Colombia dal 1979 al 1981, predicando il mormonismo con lo zelo di un missionario. Tornato negli Stati Uniti, mi iscrissi al college e ripresi a studiare storia, filosofia e religione. Tra un semestre e l’altro lavoravo e viaggiavo. Al termine dei corsi, decisi di prendermi un anno sabbatico e di girare il mondo, zaino in spalla. Sentivo il peso del mondo intero gravare su di me, la mia mente era un buco nero che risucchiava tutto trasformandolo in astrazione, ad ogni ora del giorno. Depresso e disilluso dalla dualità tra religione e vita moderna, abbandonai gli studi e la mia religione. Nel 1985 aprii una mia impresa edile, mi sposai e mi trasferii a St. George, Utah. La mia vita dopotutto sembrava abbastanza normale. Inoltre, il lavoro manuale mi distraeva dal turbinio dei pensieri. Ma rimuginavo spesso sui miei strani incontri. Senza un fondamento religioso per spiegarli, decisi di non pensarci più. Ero diventato un ateo di ferro.
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