
LE PORTE DELL'IGNOTO

Vince ogni sua sfida, ultima, il lancio di "The Plant" on line. il "Re" del brivido, sforna opere da incubo, ma - dice - le buone intenzioni vengono sempre fuori a dispetto del male.
di Fabio "Fox" Gariani

Sornione e acuto al tempo stesso. Timido, solitario, ma pronto a slanci di sincera amicizia innanzi a una buona birra. Geniale e diabolico come tutte le sue opere letterarie. Amato e forse odiato. Forse perché vince tutte le sue sfide. Come quella del Luglio scorso, quando ha lanciato il suo nuovo romanzo elettronico "The Plant" on line, superando le centomila copie scaricate e pagate un dollaro dal suo popolo di aficionados. Profeta dell’horror-thriller, ma anche capace di slanci poetici, Stephen King è il "re" della narrativa soprannaturale, reincarnazione di E.A. Poe e cyber-Lovecraft, insomma prolifico e irrefrenabile. Nel corso della nostra intervista non è stato facile contenerne l’incipit. A cascata, romanzi, sceneggiature, film e plot televisivi, non ultimo un soggetto per la serie-culto di Chris Carter, X-Files. I suoi titoli si stratificano anno per anno, cementando quell’humus letterario non solo legato allo stereotipo. Per chi conosce lo Stephen King scrittore, non aggiungiamo altro. Rischieremmo un’orbita noiosa. Per coloro che, stranamente, è proprio il caso di dirlo, non lo conoscano, tracciamo un, seppur breve, ritratto. Nato a Portland, Maine nel 1947, Stephen King è un ragazzone alto, con folti capelli neri (d’inverno porta la barba e d’estate no, N.d.A.) e vividi occhi azzurri che spiccano come gemme sotto un paio di occhiali che lo rendono il tipico americano medio. Solo in apparenza, naturalmente. Vive e scrive isolato nella bella e placida cittadina di Bangor, nel Maine, sposato con Tabitha, anch’essa scrittrice, amorevole padre di tre figli. Nella sua vasta e poliedrica carriera di scrittore e sceneggiatore, spesso si sposta in lungo e in largo negli States; ma quando segue la produzione di film legati e nati da sceneggiature dei suoi romanzi, si trasferisce nella Carolina del Nord. Egli rifugge, come ha spesso ricordato, l’etichetta che tutti i suoi romanzi siano ancorati al genere horror. E in effetti, King è un abile "esploratore" dei recessi nascosti e tenebrosi della nostra anima, delle nostre paure, interne ed esterne. Ma soprattutto è un eccezionale talento letterario, romanziere che sa trarre dalle profondità abissali della paura, grazie all’esca che lancia ogni volta, le prede più sconvolgenti, "cucinandocele" come noi meglio desideriamo. Qualunque suo "piatto" è elaborato con perizia e maestria. Lucidi, onirici, sferzanti. King è consapevole di cosa abbiamo paura. Ma è capace anche di farci ridere, sorridere, amare, piangere, scoprendo anche nel mostro più terribile un versante umano, un disperato bisogno catartico della ricerca di verità, di amore e solitudine. Lo ha dimostrato ampliamente con la sua novella "The Green Mile", da cui è stato tratto lo straordinario film "Il Miglio Verde". E con "Le Ali della Libertà". La sfida dell’uomo che varca le porte dell’ignoto. Eccoci al nostro "incontro ravvicinato" con il Re, avvenuto durante una sua breve permanenza in Italia.

Stephen King e gli inizi...

(Mi guarda e sorride, accarezzando Clovis, il suo bellissimo gatto grigio e nero che gli fa le fusa in braccio).
Dobbiamo subito chiarire una cosa... Vedi, mi piacciano molto gli adattamenti cinematografici dei miei romanzi. La sorte è stata strana. Difatti fu proprio mia moglie Tabitha a salvare il manoscritto che mi avrebbe lanciato nella costellazione degli scrittori affermati. Sto parlando di "Carrie, lo sguardo di Satana". Avevo buttatto tutte le bozze nel più vicino bidone della spazzatura, in preda a uno strano sconforto. Un vuoto interiore indescrivibile. Lei, pazientemente e con saggezza, le ha recuperate. Poco ore dopo squillò il telefono: era un agente editoriale della Doubleday che mi confermava l’acquisto del romanzo. Fu come essere proiettati su Marte senza razzi. Uscii dalla roulotte dove vivevamo allora e iniziai a ballare in mezzo alla strada come un forsennato. Sul serio, credimi!

E il film diretto da Brian de Palma? Anche quello mi sembra andò bene...

Sì, è vero, riscosse un buon successo. In qualche modo ingranò la quarta e fece decollare la mia carriera di scrittore. A quanto ricordo l’edizione hard cover, cartonata, di Carrie vendette nel giro di un anno più di quindicimila copie... erano altri tempi, altre cifre! Quella tascabile invece tagliò l’orizzonte dei due milioni di copie. Stesso tocco magico anche per le attrici del cast di Carrie, Piper Laurie e Sissy Spacek. Grazie alla loro ottima interpretazione drammatica dei miei personaggi ricevettero entrambe la nomination all’Oscar...

Molto spesso ti etichettano come narratore horror. In realtà, Stephen King come colloca se stesso all’interno di questo mosaico così variegato?

(Continuando a grattare la testa del gatto).
Un genere che potrebbe portare marchiata la X. Oggi va molto di moda la X... il genere horror può essere un buon mercato editoriale. Credo che sia riduttivo rinchiudere i miei romanzi e i racconti soltanto in questa sfera. Si va ben oltre, si "calpesta" la metà oscura che è in tutti noi...
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