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Arrancare nei campi di maguey e nella vegetazione spoglia verso il complesso piramidale di Teotihuacan è quanto di più simile a trovarsi su di un altro pianeta possa capitare al turista comune. Persino in una bella giornata di sole si percepisce chiaramente una certa estraneità nel paesaggio che fa sembrare vagamente spaventose le gigantesche piramidi del Sole e della Luna. In una giornata nuvolosa, l’intera zona e le montagne circostanti sembrano essere state concepite seguendo le descrizioni dei terrificanti regni ultraterreni immaginati da H.P. Lovecraft.
Migliaia di turisti visitano Teotihuacan ogni anno, decine di migliaia di cartoline e libri che descrivono questo complesso vengono vendute in tutta la nazione ed oltreoceano, eppure, non sappiamo ancora chi costruì la metropoli di pietra. Gli Aztechi avevano una vera venerazione per questo luogo, che chiamavano "La città degli Dei" non riuscendo infatti ad immaginare chi, se non i numi, potesse aver eretto qualcosa di simile. Il terrore superstizioso impedì agli Aztechi di occupare Teotihuacan e, quando vi giunsero i Conquistadores, il luogo era coperto da densi strati di fango alluvionale. Gli storici affermano che il complesso monumentale venne edificato intorno al 200 d.C. e che venne saccheggiato dai Toltechi nell’856 d.C. Ma alcune prove dimostrano che le piramidi messicane sono molto più antiche di quanto dichiarino gli studiosi. Secondo l’archeologo britannico H.S. Bellamy, per gli scavi di Teotihuacan fu necessario rimuovere strati di terreno che misuravano più di un metro di spessore ciascuno. Lo stesso Bellamy crede che la costruzione delle piramidi risalga approssimativamente al 5.000 a.C.
Il mistero dell’origine di Teotihuacan nelle antiche tradizioni viene risolto con la presenza delle divinità (visitatori dallo spazio?) e degli onnipresenti giganti, apparsi prima o poi in tutte le culture del mondo. Un testimone dei tempi coloniali, Fernando de Alba Ixtilxochitl, riferiva nei suoi scritti che "esistevano giganti nella Nuova Spagna (il Messico): le loro ossa si possono trovare ovunque. Gli storici Toltechi li chiamano Quinametzin e narrano che contro di loro sono state combattute molte guerre e che hanno causato grande dolore in questa terra...". Ossa gigantesche, dunque, forse appartenenti a mastodonti o altri mammiferi, ma descrizioni di creature chiaramente non umane abbondano nelle antiche cronache. Fray Andreas de Olmos, citando fonti indigene, sottolinea l’origine "divina" di questi giganti: "I quattro Dei crearono i giganti, uomini molto alti, dotati di forza sufficiente a sradicare gli alberi con le mani... gli Indios hanno di loro impressionanti ricordi e li chiamano Quinametzin Huetlacame, che significa ‘uomini grandi e deformi’". Il cronista delle colonie aggiunge un curioso dettaglio: i giganti avevano paura di cadere, perché gli era impossibile rialzarsi (forse a causa della forza di gravità terrestre?).
Secondo la tradizione, i giganti furono incaricati di realizzare i monumenti di Teotihuacan per scopi ignoti. I codici Nahuatl arrivano a menzionare un loro re, Tlatlotl, "che costruì grandi cose e venne considerato un Dio". E una ulteriore cronaca descrive come Xelhua, un altro gigante, costruì una colonna artificiale "di forma piramidale". Stranamente, il Codice Vaticano 3738 raffigura proprio uno di questi giganti.
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