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Il 62% delle famiglie italiane diffida del prodotto delle condutture comunali e consuma acqua minerale di varie marche per un totale di sette miliardi di litri l’anno, ma l’Unione Nazionale Consumatori denuncia che, nelle bottiglie commercializzate, sono state rintracciate fino a 19 sostanze nocive, fra le quali cadmio, nichel, arsenico e nitrati. Per la legge italiana, se gli elementi tossici non superano determinate concentrazioni, non è necessario evidenziarne la presenza sull’etichetta, ma analisi hanno dimostrato che, in alcuni casi, la concentrazione di arsenico può raggiungere i 200 microgrammi per litro e quella di nitrati perfino i 45 milligrammi per litro. I nitrati hanno un forte potenziale cancerogeno e la presenza di soli 25 milligrammi per litro impedisce al sangue di portare ossigeno ai tessuti. Il livello di concentrazione delle sostanze ammesso per legge varia da nazione a nazione e differisce persino tra acqua potabile e acqua in bottiglia. Le concentrazioni ammesse in Italia, grazie ad un decreto legge del 1992, sono tali che l’Unione Europea sta considerando l’eventualità di una procedura di infrazione contro il nostro Paese. Le bottiglie di plastica nelle quali è contenuta l’acqua minerale costituiscono un’ulteriore fonte di pericolo: il cloruro di polivinile (PVC), infatti, emana radon, un elemento che può convertirsi in sostanze cancerogene, soprattutto nel caso in cui l’acqua vi permanga per diversi mesi.
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