
VITA DALLE STELLE?

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Zeta Reticuli. Il celeberrimo luogo di origine dei fantomatici Grigi è una stella doppia di quinta magnitudine composta da due stelle gialle simili al Sole. Pur essendo una doppia ottica va ricordato che le supposizioni esobiologiche su forme di vita abitanti questa tipologia stellare si sprecano nelle speculazioni. Un’emissione molto più costante di radiazioni stellari e raggi cosmici da parte di un sistema multiplo sembra non poter ospitare forme umanoidi come noi le conosciamo. Sulla Terra sappiamo, però, che esistono specie di artropodi come i Dermatteri degli insetti capaci di resistere anche alle esplosioni termonucleari. Non a caso le mantidi da cui si dice derivino i Grigi fanno parte di un Phylum affine. Le membrane nittitanti e il sangue incolore degli alieni sembrano testimoniare un adattamento a condizioni di luminosità e climatologia più intense delle nostre.

Epsylon Eridani. La recente scoperta di un doppio sistema gioviano potrebbe dare adito a possibilità di vita intelligente, di modello ganimediano, come illustrato prima.

Tau Ceti. Stella di tipo solare, ma molto più debole in luminosità con il 45% in meno del valore. La presenza teorica di pianeti extrasolari è confermata dalla scienza e questo dato favorirebbe lo sviluppo di vita umanoide simile alle popolazioni scandinave. Il caso Coe, sopra citato, troverebbe conferma, insieme alle indiscrezioni di segnali radio provenienti da questo sistema? È questo il luogo di origine dei nordici?

Alpha Centauri. Il sistema triplo che lo compone potrebbe dare adito a sospetti di un sistema gioviano ganimediano con presenza anche qui di nordici di alta statura, che confermerebbe il caso Klarer.

Chioma di Berenice. I sistemi di doppie, ivi presenti, lasciano supporre possibilità di vita anche nelle stelle simili al Sole. La luminosità maggiore di queste ultime favorirebbe lo sviluppo di vegetazione subtropicale, proprio come descritto nel caso Cavallo.

Vega, Pleiadi, Iadi, Sirio, Arturo. I luoghi di origine della federazione umanoide appartengono a stelle classificate come recettori di vita futura. In particolare Pleiadi e Vega avrebbero dei climi molto più soggetti a una forte luminosità della magnitudo della stella favorente, nel caso del secondo, forme umanoidi simili a quelle del sud-est asiatico, mentre Sirio si verrebbe a qualificare come un altro sistema doppio gioviano. Arturo e le Iadi sarebbero simili al nostro Sole.

Orione, Betelgeuse, Aldebaran. Le supergiganti rosse di questi sistemi avrebbero condizioni di irraggiamento radioattivo pesantissime, tanto da giustificare le protezioni artificiali del caso degli anni ’50 e l’abbigliamento degli uomini in nero, già teorizzato sulla Terra nel caso dell’allargarsi del buco dell’ozono, dal presidente Reagan negli anni ’80.

Altair 4. La stella presenta una magnitudo e una luminosità maggiore del Sole. Possibilità di sviluppo di vita umanoide sul modello zone mediterranee, sahariane e tropicali terrestri? Una conferma di rivelazioni aliene? Casi in corso.

Alpha Draconis. La stella principe della costellazione del Drago è venti volte più luminosa del Sole. Un pianeta per ospitare la vita dovrebbe avere una rotazione molto più lenta e una climatologia estremamente torrida sul modello di deserti come il Kalahari e il grande Erg algerino. Le forme di vita più adatte a questo tipo di ambiente sono artropodi del tipo aracnide e rettili predatori sul modello degli sfenodonti australiani o i clamidosauri. Il caso Guardian nasconde forse delle verità?

Aquila, Cani da caccia, 107 Piscium, 54 Piscium, 68, 67, 27 Piscium, 71, 82 e 139 Eridani, Alpha Mensa, 86, 97, 95, 59, Tau Eridani. Le stelle della mappa di Zeta Reticuli e degli UFO crashes risultano tutte adatte alla vita anche intelligente.

Come si vede, un’analisi scientifica veramente obiettiva non entra in contrasto con il dato ufologico. La mappa di Zeta Reticuli potrebbe essere letta come un rapporto esplorativo esobiologico degli alieni: le linee continue rappresentano dove vi è vita umanoide senza sviluppo di volo spaziale, quelle tratteggiate civiltà già avvezze al volo extragalattico (e i dati concordano con contattati e contattisti), i sistemi senza linee pianeti dove non vi è vita intelligente o allo stadio primitivo. L’argomento è dei più affascinanti, anche per capire come l’evoluzione delle forme di vita intelligente segua sempre schemi fissi nella morfologia strutturale, quasi in maniera lamarckiana. Il passaggio all’ultima fase di evoluzione citato da G. S. Hawkins in "Mindsteps to the Cosmos" con il contatto con civiltà extaterrestri è più che auspicabile. Un programma di spedizioni scientifiche di esplorazioni anche con equipaggi umani verso queste destinazioni indicate dall’ufologia dovrà essere la nuova frontiera della ricerca spaziale del 2000 appena iniziato.
Marco G. Toma
Laureato in Lingue e Civiltà Orientali, è nato a Benevento, dove risiede. Ha partecipato a diversi concorsi letterari e artistici, pubblicando fotografie, disegni, racconti e articoli.

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