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GEOGRAFIA ALIENA DELLO SPAZIO

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Il serg. magg. Robert Dean e il col. Wendelle Stevens hanno fornito informazioni sulla nuova geografia aliena dello spazio lasciando intendere che la NASA e altri organi di governo mondiali nascondano informazioni segrete ben più dettagliate anche riguardo i casi sopra citati. Ricordiamo come nelle affermazioni di Adamski e Meier si fondano elementi reali (come le "lucciole spaziali") a dichiarazioni apparentemente folli. Sembra però che un fondo di verità nella mappatura dei sistemi stellari abitati (dai Draconiani alla confederazione umanoide), stando alle dichiarazioni di addotti e contattisti, sia intravedibile. I luoghi d’origine vengono così, necessariamente e aprioristicamente ben delineati. La scienza ufficiale attuale non prende affatto in considerazione questi dati. Atteggiamento comprensibile nell’ambito della ricerca della vita nel nostro sistema solare, ma che non ha giustificazioni riguardo le provenienze extrasolari. Perfino di fronte a prove esobiologiche nette ed evidenti come i batteri marziani ci si rifugia nelle affermazioni possibiliste e probabilistiche. La scoperta di sistemi planetari nell’alpha della Lyra o dei pianeti gioviani della costellazione di Pegaso ed Epsylon Eridani viene affossata nelle discussioni, dimenticando che molti avvistamenti di IR-3 e contattismo professano la provenienza aliena da queste zone cosmiche dei presunti extraterrestri. E così di seguito, con Vega che non può ospitare la vita a causa della sua eccessiva magnitudo e luminosità, oltre che troppo lontana temporalmente in maniera sincronica per un’evoluzione planetaria di civiltà evolute; con Sirio, che è una stella di neutroni e non può ospitare sviluppi esobiologici alieni, e così via. Eppure le indagini degli astronomi americani hanno dimostrato statisticamente che non sono meno di 600 milioni i pianeti simili alla Terra nel cosmo e nella nostra galassia e che le stelle molto più calde del Sole e con velocità di rotazione molto maggiore possono ospitare pianeti. Gli studi dell’osservatorio di Kitt Peak in Arizona stabiliscono che su 42 stelle diverse dal Sole il 16% ha probabilmente dei pianeti e che quindi i sistemi solari della nostra galassia, composta da 100 miliardi di stelle, sarebbero 10 miliardi con un 60% capaci di ospitare la vita, forse anche intelligente.
L’obiezione avanzata più comunemente agli avvistamenti alieni è che gli esseri, nello stesso tempo, sono troppo simili alla forma umanoide e presentano un’eccessiva varietà di tipologie biologiche e morfologiche. Va ricordato però che la selezione naturale darwiniana può operare per adattamenti obbligatori e necessari in ambienti biologici molto simili a quelli del pianeta Terra e che la grande varietà di forme aliene non è un paradosso: il nostro stesso pianeta presenta una differenziazione evolutiva estremamente variegata, con specie animali e vegetali che fino a poco tempo fa venivano scoperte di continuo e capaci di adattarsi ad ambienti dove si presume che la vita non possa esistere, come i ghiacci polari e i coni vulcanici.
Anche nell’ambito della letteratura SF abbiamo ragionamenti d’avanguardia simili. La "Barlow’s Extraterrestrial Guide", basata sui più noti romanzi di fantascienza, propone un campionario notevole e impressionante di forme aliene che potrebbero essersi sviluppate nei vari pianeti, così come pure la stazione ospedale spaziale di tante iconografie fantastiche.
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