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Durante la presidenza Reagan la base di Sigonella fu teatro di un grave incidente internazionale tra l’Italia e gli Stati Uniti. È l’Ottobre 1985 quando la nave da crociera "Achille Lauro" viene sequestrata da terroristi palestinesi e nel corso dell’azione un cittadino americano (Leo Klinghoffer) viene ucciso. I sequestratori, venuti a patti e catturati in Egitto, con un aereo delle linee egiziane vengono fatti atterrare a Sigonella, dove un braccio di ferro tra il governo Craxi e la Delta Force americana per la gestione dei prigionieri, tra cui figurava Abu Abbas, ideatore dell’atto terroristico, condurrà quasi all’assalto armato degli Americani all’aereo egiziano, presidiato dai nostri carabinieri. L’azione diplomatica del governo Craxi fermerà in tempo un atto che sarebbe stato il risultato di una pesante ingerenza statunitense sul nostro territorio.
E che dire del comportamento delle forze NATO rispetto all’incidente di Ustica? Ci sono voluti anni solo per ottenere i filmati dei tracciati radar in possesso degli Americani, e registrati dai radar sia di Sigonella, sia delle unità americane e francesi impegnate sul luogo del disastro. I nostri alleati dunque non ci forniscono prove importanti e, quando lo fanno, è possibile che, nel frattempo, esse vengano manipolate.
Imbarazzo ancora grande del Governo italiano, quando, durante il conflitto nei Balcani, gruppi di pacifisti manifestavano davanti alla base di Aviano, chiedendo il disimpegno italiano negli atti di guerra condotti e decisi de facto dagli Americani e, obtorto collo, accettati dalla maggior parte degli alleati europei che, per varie ragioni, non se la sentivano di rimanere indietro rispetto al controllo strategico di una zona come la Jugoslavia. In quell’occasione si ebbe l’impressione che - pur non dichiarato specificatamente - gli Americani avessero ottenuto l’accordo di sfruttare le basi italiane per una loro operazione militare, mercanteggiando l’eventuale vantaggio di una futura ricostruzione della Jugoslavia stessa e dei territori comunque investiti dalle operazioni belliche (era fin troppo chiaro che a noi sarebbe toccata l’Albania, per evidenti ragioni storiche, N.d.A.).
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