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Da quando apparvero il Mellotron e i primi sintetizzatori di suoni, i famosi Moog, fino ai moderni e sofisticati computer, anche la musica elettronica si è evoluta. Brian Eno con i Roxy Music era stato uno dei pionieri, ingegnere del suono autodidatta, più manipolatore che musicista vero e proprio, per aprire la strada e coniato il termine "Ambient" ("Music for Films" "Music for Airports"). Poi Vangelis aveva reso quella stessa musica più calda e avvolgente, anticipando certa "new age", della quale sarà bene occuparsi in altra occasione. La musica elettronica odierna si trasforma ancora, si lega ai ritmi della trance o dell’hip-hop, alle etnie, va in discoteca o serve da "Alternative Meditation". Solo che si tratta di una ricerca esclusivamente sonora, con contenuti spesso lontani dal genere di cui stiamo trattando, o al massimo legato a episodi marginali e minori della scena musicale. Forse l’unico personaggio di un qualche rilievo (sul cui valore è ovvio dissentire) emerso fuori negli ultimi anni è Marilyn Manson (da Marilyn Monroe e Charles "Satana" Manson) che soprattutto nell’aspetto ambiguo, sinistro, glabro, allucinato e asessuato, vuole ricordare un alieno, ma terribile e spaventoso, come vorrebbe anche un certo tipo di cinematografia e narrativa soprattutto americane. Oggi, come ieri, evidentemente, i travestimenti e la trasgressione funzionano, l’industria discografica lo sa e li dà in pasto al pubblico che così appagato consuma e tace. Ma questa è un’altra storia. Ciò che è probabile è che, a prescindere dal talento, dallo stile o dal gusto personale, tutto prima o poi ritorna. Così, mentre il genio si ricicla all’infinito (Pink Floyd, David Bowie) tanti nomi nuovi vengono fuori per rinverdire vecchie passioni. Fin quando non ci sarà più nulla da inventare. Ma questo il mercato non lo permetterà mai.

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