
MATRIX E IL GRANDE DITTATORE

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Già in età adolescenziale, la ragazza deve essere preda e l’uomo, il vero uomo, cacciatore, che non deve mai chiedere, mai piangere, deve essere aitante e a volte anche traditore: più donne, più virilità. Eppure, è normale che una squadra sportiva celebri una vittoria o un goal segnato abbracciandosi, baciandosi e saltandosi addosso, ma se fuori dal campo un uomo accarezza un amico, magari per consolarlo, le reazioni potrebbero essere deleterie. Fortunatamente, tra le donne si è mantenuta intatta l’idea di contatto fisico quale calore umano. La maggioranza però detta legge; e il comune senso del pudore, la convenzione, decidono per tutti. Nel tragicomico linguaggio propostoci dai mass media, spesso sfugge il messaggio ipocrita degli spot pubblicitari. La donna che reclamizza i pannolini tenendo in braccio il neonato porta sempre la fede al dito, per farci subliminalmente realizzare che solo una donna regolarmente sposata è degna di essere mamma. E il cinema in TV? Le scene di sesso sono ormai d’obbligo e nessuno ormai protesta più alla visione di corpi nudi avvinghiati e sudati, a qualsiasi ora. Ma, se si trattasse di amore omosessuale, la scena verrebbe catalogata come pornografia e quindi sforbiciata, oppure trasmessa (forse) in seconda o terza serata con il bollino rosso. Nei film, l’omosessuale non è quasi mai protagonista, a meno che la trama non tratti l’argomento specifico o abbia una venatura comica. Perché non è possibile vedere un film poliziesco in cui il protagonista torna a casa dal lavoro e trova il suo compagno ad attenderlo, invece della moglie? Forse qualcuno teme che la gente capisca che gli omosessuali non sono pervertiti dediti alla vita notturna come vorrebbero farci credere, ma persone: poliziotti, medici, stelle dello spettacolo, politici, impiegati, militari e campioni dello sport. Basti pensare al più grande tuffatore del mondo, l’americano-samoano Greg Luganis, che con la sua pubblica ammissione (il famoso "outing") contribuì alla causa di centinaia di migliaia di persone emarginate. O a Martina Navratilova. Pensare con la propria testa, avere il coraggio di dirlo a gran voce, è difficile.
La lotta, per tutti noi, è ancora lunga. La lotta per far accettare quello che si è e che vorremmo pubblicamente essere: donne e uomini liberi. Tentiamo di uscire da Matrix, dal mondo preconfezionato da qualcuno che vuole assimilarci, inghiottirci nello stile di vita del Grande Dittatore. Stacchiamo i tubi che ci connettono alla sua mente corrotta, diamo un’occhiata al mondo reale. Sarà doloroso? Forse. Ma è l’unico modo di crescere e vivere.
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