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L'11 Febbraio 2000 tre rappresentanti della comunità Bahá'í iraniana, Sirus Zabihi-Moghaddam, Hedayet Kashefi-Najafabadi e Manuchehr Khulusi, sono stati condannati alla pena capitale dalla Corte Rivoluzionaria di Mashhad, nella Repubblica Islamica dell'Iran. Questi uomini moriranno unicamente a causa della loro fede religiosa, nonostante ciò sia contrario ai più fondamentali diritti umani ed alle leggi internazionali. Nel Maggio 1999, il Rappresentante dell'Alto Commissariato dell'ONU per i Diritti Umani, Prof. Maurice Copithorne, aveva ricevuto assicurazione da parte del rappresentante permanente dell'Iran presso le Nazioni Unite che la Corte Suprema, cancellato un precedente verdetto di morte, avrebbe rimandato a giudizio gli imputati presso un'altra corte competente. Tuttavia, con profondo sdegno dell'opinione pubblica internazionale, tre mesi fa il giudizio è stato confermato anche dalla seconda corte. Il Presidente degli USA, Bill Clinton, ha aggiunto il suo appello alle molte voci che si sono levate in difesa dei prigionieri, chiedendo che tali ingiuste condanne non vengano eseguite e deplorando il fatto che il governo iraniano perseguiti le minoranze religiose.
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