Le autorità della provincia del Guangdong hanno chiuso alcune chiese ed arrestato almeno 10 leader di gruppi cristiani clandestini della zona, nel quadro del "giro di vite" nei controlli sulle attività religiose non autorizzate in tutto il Paese, coincidente con la campagna contro il movimento Falun Gong. Nonostante la costituzione cinese teoricamente garantisca la libertà di culto, il Partito Comunista pretende che le pratiche religiose abbiano luogo solo all'interno di organizzazioni riconosciute dallo Stato.
L'associazione britannica "Christian Solidarity Worldwide" ha denunciato la gravità della situazione, dichiarando che già da sette mesi è in atto una campagna intimidatoria contro i gruppi cristiani e che Li Dexian, il popolare sacerdote a capo della congregazione di Huadu - un piccolo centro del Guangdong - è già stato arrestato 14 volte dal mese di Ottobre e torturato durante la prigionia. Rilasciato, oggi vive sotto stretta sorveglianza nella sua abitazione, mentre la chiesa dove la congregazione si riuniva è stata demolita ed altri luoghi di incontro dei fedeli sono stati chiusi. Tale campagna di intimidazione e persecuzione sembrerebbe riflettere il timore governativo del risveglio di sentimenti indipendentisti, soprattutto in zone "calde" come il Tibet e lo Xinjiang, dove le popolazioni di fede Buddista o Musulmana mal sopportano il giogo di Pechino.