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n° 3 Giugno 2000

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LA SFINGE DELLA VITA

Girato con l'assistenza tecnica della NASA, il film di De Palma ipotizza una antichissima colonizzazione sul Pianeta Rosso.
 
di Giuseppe Nardoianni

 
In principio fu H.G. Wells con il suo "The War of the Worlds" (1898), romanzo in cui si ipotizzava un attacco alla Terra da parte di malefiche creature provenienti dal Pianeta Rosso. Invasori, ma annientati in un sol colpo dai batteri presenti nell'atmosfera terrestre: anch'essi "creature che il buon Dio nella sua infinita saggezza aveva messo su questa Terra...". Poi fu la volta di Orson Welles, il quale prendendo spunto dal romanzo diede vita negli anni Trenta ad una delle più riuscite "beffe" a danno della ignara popolazione americana, che ascoltandone la magistrale messinscena in radiocronaca intercalata con interviste "sul campo" che descrivevano l'atterraggio delle astronavi marziane, presa dal terrore si riversò in massa nelle strade convinta di avere i minuti contati. Segno questo che il quarto pianeta dal Sole ha significato per intere generazioni di scrittori, registi e fruitori di fantascienza e non solo, un sogno e una meta fondamentali. Più vicini ai giorni nostri sono invece "Atto di forza" (1990) di Paul Verhoen, tra sogno e realtà da raggiungere o raggiunta, e il sottovalutato "Mars Attacks" (1996) di Tim Burton. È d'obbligo fare riferimento alla (finora) più importante scoperta fatta dalla scienza ufficiale di vita esogena al pianeta Terra, e cioè al rinvenimento avvenuto pochi anni fa di un meteorite, nome in codice "Alan Hills 84001", ritrovato nei ghiacci del Polo, proveniente dal pianeta a noi più vicino e nel quale gli scienziati hanno individuato tracce di vita batterica. E soprattutto alle missioni NASA, in particolare "Mars Global Sorveyor" e quella, peraltro fallita, "Mars Polar Lander" (1999), che insieme alle precedenti "Viking" hanno dato un duro colpo al "castello di carte" innalzato dalla scienza ufficiale che continua nel suo ostinato cover-up sulla possibilità dell'esistenza di civiltà extraterrestri. Infatti nelle immagini video inviate sulla Terra dalla sonda Viking Orbiter (1976) è evidentissima la presenza di strutture (in particolare nella regione denominata Cydonia), naturali per gli scienziati, artificiali per gli ufologi, come l'ormai famosa Sfinge. Sfinge che è il perno di questa avventura cinematografica, prodotta dalla Touchstone Pictures e diretta da Brian De Palma, già autore di "Missione Impossibile". Prodromo di una piccola serie sullo stesso argomento (il prossimo in uscita è "Red Planet", Warner Bros) e girato con l'assistenza tecnica della NASA, fornitrice anche di alcuni prototipi per le riprese, permettendo, fatto unico, l'utilizzo del proprio marchio su astronavi e tute, il film si basa su una missione di soccorso sul pianeta, attuata per raccogliere l'unico superstite della precedente. Infatti, tre dei quattro componenti della prima missione sono stati uccisi da una "misteriosa" forza scaturita proprio dalla Sfinge. E qui nasce un affascinante interrogativo. Nell'ipotesi che ci trovassimo di fronte a qualcosa, o qualcuno che proviene da un altro mondo, e quindi da una realtà molto diversa dalla nostra, siamo veramente in grado di riconoscerli come tali? Ribaltando l'ordine dei fattori ciò potrebbe essere successo al "Mars Polar Lander"? In altri termini, nel film, i tre componenti della prima missione su Marte vengono uccisi perché, non essendo riusciti in precedenza a decifrare e completare il codice del DNA all'interno di un segnale audio, vengono considerati non come esseri umani ma come minacce da eliminare. L'arrivo della missione di soccorso, fra mille peripezie e tragici incidenti, riesce allo scopo. Fra i suoi componenti, infatti, il co-pilota, interpretato da Gary Sinise, imbarcato all'ultimo momento e solo per volere dell'amico comandante (in "Apollo 13" invece rimane a Terra perché ha in incubazione il virus del morbillo), grazie ad una semplice intuizione, favorito da una visione a 360 gradi, frutto di una recente e grave sofferenza per la prematura perdita della moglie-collega, ma probabilmente più sensibile degli altri a determinate tematiche, finalmente penetra insieme ai compagni all'interno della Sfinge e della verità. "La vita va verso la vita", e così si scopre nella bellissima, evocativa e poetica sequenza finale, che la vita sulla Terra ci è stata donata da esseri umani di Marte, costretti ad abbandonare il loro pianeta sconvolto dal cataclisma causato da un impatto meteorico, e che per salvare il loro DNA decidono di "spedirlo" sul nostro pianeta prima che la sua superficie si dividesse nei vari continenti (oltre 250 milioni di anni fa). "Noi siamo loro e loro sono noi". L'ipotesi, a metà tra le due attuali correnti dell'evoluzionismo (in crisi) e del creazionismo (che acquista sempre più spessore), è quanto mai suggestiva, ma che soprattutto se da un lato "riduce" la posizione dell'uomo nell'Universo, dall'altro lo spinge ad una maggiore consapevolezza di sé e quindi all'effettivo e fondamentale ruolo che egli può svolgere nel Creato. All'interno della proiezione olografica alla quale assistono i protagonisti, questi si uniscono, quasi in preghiera tenendosi per mano, all'entità presente nella struttura, come in una sorta di "Padre Nostro" cosmico. E l'astronave, con un solo passeggero a bordo - per certi versi ricordando il David di "2001: Odissea nello Spazio" - parte verso l'infinito, portando con sé un nuovo messaggio di pace e fratellanza cosmica, alla quale tutti dovremmo auspicare.

parti seguenti:    

UNA MISSIONE PERSONALE »

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