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![[l'attentato del 13 maggio 1981 - 18K .jpg]](st03f19x.jpg)

Negli ambienti cattolici tradizionali, e maggiormente in quelli scismatici che seguirono il vescovo francese monsignor Marcel Lefebvre (deceduto nel '91), si sostiene da diversi anni che il terzo segreto di Fatima riguarderebbe il tradimento della vera dottrina da parte della Chiesa di Roma. Tradimento generato dal Concilio Vaticano II, definito una sorta di "matrimonio" tra la Chiesa e modernità. Secondo i seguaci di Lefebvre, Giovanni XXIII non volle rivelare il segreto perché avrebbe posto l'attenzione sull'errore che si stava compiendo nell'indire il Concilio. Una denuncia pesante ma che, lo vedremo più avanti, troverebbe conferma alla luce di un dialogo avvenuto negli anni '60 tra Papa Giovanni XXIII ed il cardinale Silvio Oddi, all'epoca presidente della Congregazione per il Clero. "Mi sono sempre interessato - racconta il Cardinale - come tutti i fedeli e i sacerdoti, al terzo segreto di Fatima. Siccome si sapeva che non doveva essere rivelato, a meno che suor Lucia non fosse morta, prima del 1960, tutti aspettavano quell'anno. Io, che sono stato segretario di Giovanni XXIII quando ero a Parigi, ho approfittato della mia confidenza per dirgli con franchezza: 'Beatissimo Padre, c'è una cosa che non le posso perdonare' - 'Che cosa?' rispose il Papa - 'Di aver tenuto il mondo in sospeso durante tanti anni e poi vedere arrivare il 1960: passano diversi mesi e di questo segreto non se ne sa più nulla'. "Non parlarmene" mi rispose. 'Io se vuole - gli replicai - non ne parlo più, ma non posso impedire alla gente di farlo. L'interesse è spasmodico: io avrò fatto un centinaio di prediche e discorsi annunciando questa rivelazione.' 'Ti ho detto di non parlarmene più', disse. Non ho più insistito, però volevo andare in fondo alla storia. Allora mi sono rivolto al monsignor Capovilla, il suo segretario privato, e gli ho chiesto: 'Avete aperto il testo del segreto?' - 'Sì, l'abbiamo aperto' - 'Chi era presente?' - 'C'erano il Papa, il Cardinale Ottaviani ed io, ma poi, dato che non riuscivamo a comprenderlo perché era scritto a mano, in portoghese, allora è stato chiamato un monsignore portoghese che lavorava alla Segreteria di Stato. Il testo del segreto era arrivato in Vaticano attraverso il vescovo di Leira-Fatima. Il vescovo, durante la Seconda Guerra Mondiale, avendo paura che il Portogallo fosse coinvolto nel conflitto e il segreto distrutto, smarrito o rivelato, lo ha portato a Roma, chiedendo alla Santa Sede di custodirlo. In Portogallo era stato conservato in nunziatura per un certo tempo. Dopo averlo letto, Papa Roncalli l'ha riposto nella sua cassaforte'. 'Io - continua Oddi - che conoscevo benissimo Papa Giovanni, sono certo che il Segreto non riguardava una bella cosa. Roncalli non voleva sentire parlare di disgrazie, di castighi. Quindi ritengo che contenga qualcosa che suona come proibizione, punizione o disastro'. Purtroppo, l'8 Febbraio 1960, improvvisamente si apprese da un laconico comunicato stampa che il terzo Segreto di Fatima non sarebbe stato rivelato. Quali erano le ragioni? Il comunicato ufficiale del Vaticano aveva presentato soltanto scuse inconsistenti e persino contraddittorie. E terminava in modo sibillino: "...benché la Chiesa riconosca le apparizioni di Fatima, essa non desidera assumersi la responsabilità di garantire le veridicità delle parole che i tre pastorelli dissero che furono indirizzate loro dalla Vergine Maria".
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