
LA NASCITA DELLA LUCE
di Maria Grazia Lopardi

Si apre la porta della caverna cosmica ed una vibrazione, una voce viene dall’Universo e rugge nell’uomo come un ardente richiamo. Una fiamma viva d’amore e di speranza.

Nella cultura cristiana il Natale corrisponde alla data di nascita del figlio di Dio, ma dietro questa vicenda si cela l’eterno mito solare della manifestazione della Luce e, prima di Gesù di Nazareth, altri esseri speciali sono entrati nel nostro mondo. Nel solstizio d’inverno, in Grecia, nasceva Bacco e, in Siria Adone; in Persia Mitra; nell’antico Messico, prima della conquista spagnola, Quetzacoatl; in India Krishna; in oriente il Budda...
Nelle sacre Scritture il Battista rivolto a Gesù dice: "oportet illum crescere me autem minui", "è necessario che lui cresca e che io invece diminuisca", così come il Sole del solstizio d’estate che scende verso l’orizzonte per permettere al nuovo Sole del solstizio d’inverno di rinascere.
Come in alto, così in basso, nel macrocosmo e nel microcosmo, nella natura e nell’uomo. Nel nostro emisfero, in prossimità del solstizio d’inverno, il Sole sembra sprofondare nelle tenebre. È nel punto più basso del suo ciclo e sembra dover scomparire dietro l’orizzonte. Con l’oscurità si avverte maggiormente la minaccia del male, in una natura in cui la vita sembra essersi pietrificata, addormentata nel gelo. Ovunque nell’estremo nord, nel più mite rigore invernale mediterraneo e persino nel clima privilegiato dell’Egitto, gli uomini accendono falò, torce, ruote di paglia che lasciano roteare giù per i pendii, fantocci simulacri di figure sinistre. Nelle case si accende il ceppo nel camino, da lasciare ardere fino all’Epifania per poi spargerne le ceneri sui campi per renderli fertili, come ancora avviene in numerose zone d’Italia e d’Europa.
Il Sole è energia creatrice, il fuoco di pari natura ignea, promuove la crescita delle piante, le scuote dal torpore di morte di una esistenza cristallizzata, semina speranza e la vita stessa.
Il fuoco porta vita, offre una opportunità di nascita, al contempo distrugge ciò che minaccia la vita, purifica: i falò proteggono i campi dalla grandine, dalle streghe, spesso simboleggiate da figure di paglia date alle fiamme, moderate reiterazioni dei sacrifici celtici in cui, probabilmente, erano esseri umani rinchiusi in immagini colossali di giunchi. In altri luoghi erano gli animali, ad essere immolati.
A Roma, la nascita del Sole veniva celebrata nei Saturnali, feste solstiziali dedicate al dio Saturno, quello dell’Età dell’oro di cui si auspicava il ritorno. Nel freddo nord le feste del fuoco celebravano il magico momento del solstizio quando, con il Sole che sembra arrestarsi per invertire il suo corso, tutta la natura sosta in un’atmosfera di magica attesa. Le popolazioni germaniche celebravano lo JUL, che vuol dire "tempesta di neve" ed ancora adesso il Natale è chiamato in Finlandia Joulu e tra i Lapponi Juovla.

L'ALBERO COSMICO
Nel tempo, con il diffondersi del cristianesimo le feste solstiziali vennero a confluire nel Natale di Gesù. La sua istituzionalizzazione al 25 Dicembre risale alla fine del III secolo nella chiesa d’Occidente, solo alla fine del IV in quella d’Oriente. La chiesa primitiva non lo celebrava. Esso è un frutto del paganesimo splendidamente adattato al messaggio del Cristo. Ancora oggi, ceppi e falò illuminano le notti solstiziali ed il dolce di Natale a forma di tronco ricorda il culto degli alberi delle feste del fuoco. Il vischio dei druidi porta fortuna come il pungitopo e l’agrifoglio ed i sempreverdi simbolo di ciò che non muore. Ancora oggi, un albero addobbato di decorazioni e luci orna le case: risale al XVII sec. e proviene dalle zone delle antiche tribù germaniche per le quali l’albero è magico. Esso è l’albero cosmico di tutte le tradizioni, espressione della manifestazione divina, nel mondo. Per la Katha Upanishad (VI,1) è eterno, le sue radici vanno in alto e i rami in basso, è il puro, il Brahman, la non morte. Nell’antico testamento è l’albero della vita, piantato al centro dell’Eden, tra cielo e terra a sostegno dell’Universo. Stesse caratteristiche ha nel Corano. Luci e doni esprimono l’effetto della presenza divina: il Natale promette illuminazione e benessere.

LA CAVERNA COSMICA
Ed eccoci a noi, eredi di così tante tradizioni ed ascoltatori dei messaggi provenienti da ogni spazio ed ogni tempo.
Immobile lo scenario si ripropone ogni anno a rinnovare un messaggio che gli uomini stentano a ricordare. Nelle strade luci artificiali mitigano l’oscurità solstiziale e nelle case un presepe ricorda la grotta delle iniziazioni e la nascita del nuovo Sole. Banchetti e regali esprimono una inconsapevole esigenza di cibo spirituale e di doni sovrannaturali.
Un essere divino nasce in una caverna oscura e gli uomini lo celebrano, come un ricordo da perpetuare senza comprendere che si tratta di una condizione da realizzare, caricatura di un evento a cui ogni uomo aspira, che ne sia consapevole o meno.
È Natale, la porta della caverna cosmica si apre ed una vibrazione, una voce viene dall’Universo e rugge nell’uomo come un ardente richiamo. Una Luce si manifesta nella profondità dell’essere umano quale fiamma viva d’amore e di speranza ad indicare un cammino, questo stesso amore che da millenni ci chiama e ci inonda della sua forza.

LA PORTA DEL CIELO
L’amore scuote le creature con le sue potenti vibrazioni e come il fuoco dei riti del Sole offre opportunità di vita e purifica. E le creature dormono beatamente: ignare partecipano a riti, preparano alberi e presepi; non guardano nel loro intimo, non aprono gli occhi dell’anima, non capiscono che devono cercare una scintilla di luce e farne fuoco per distruggere la prigione della natura umana e ritrovare la condizione divina che già hanno. Un appello risuona sempre, ma è più forte e vigoroso al solstizio d’inverno in cui si apre la porta del cielo: occorre destarsi e aprire la finestra dell’anima alla Luce.
Ma l’uomo dorme e se il Cristo tornasse nel mondo troverebbe la stessa agghiacciante realtà dell’orto del Getzemani: mentre sta per compiersi il più grande dono d’amore, persino i più vicini a lui, i discepoli, dormono... Il simbolo è, tale se parla, se reca un annuncio ed abbiamo visto come dalla notte dei tempi l’uomo lo abbia percepito a modo suo, lo abbia cristallizzato in forme, in credenze a volte ingenue, ma mai da disprezzare proprio perché sono il perpetuarsi di un messaggio.
Spetta a noi comprenderlo e viverlo. Di fronte al nostro presepe apriamo cuore e mente e leggiamolo. Ogni anno il 25 Dicembre appare all’orizzonte la costellazione della vergine. All’opposto le tre stelle allineate di Orione sembrano i magi della tradizione. Il principio di luce e di amore si incarna nel mondo.

ORO, INCENSO E MIRRA
Come in alto così in basso: anche nell’oscura natura umana una luce può essere destata alla vita. Occorre una Vergine, l’Anima nuova, divina, non di questo mondo pur se nata dalla sterilità della natura dialettica. Occorre ancora Giuseppe, il santo carpentiere, l’intelletto purificato che non giudica secondo l’ottica umana e protegge l’anima ed il bambino. Occorre lo Spirito Santo perché il Bambino nasce dall’anima universale, dal fuoco dell’amore divino che feconda e purifica come i fuochi solstiziali. Non vi è posto nella locanda per Maria e Giuseppe: la natura dialettica non può accoglierli mentre solo una grotta, una oscura stalla, misera come il cuore umano può ospitarli. Ecco il quadro essenziale del presepe. Non può mancare Maria, il cuore, l’anima vergine senza la quale l’intelletto è arido, non può mancare Giuseppe che comprende come tutelare il Bambino e neppure lo Spirito Santo, unica forza creatrice divina . C’è anche una stella. È la luce interiore, è l’uomo stesso del pentagramma con le braccia aperte per abbracciare il cosmo.
Ed i Re Magi avanzano nel presepe ed offrono i loro doni al Bambino: rappresentano la saggezza antica, l’uomo spiritualmente desto capace di vedere e seguire la stella, sono i tre aspetti della personalità fisico, emozionale e mentale come attestano i loro doni. L’oro, ovvero il corpo depurato per magica alchimia; l’incenso, ovvero emozioni e sentimenti purificati; la mirra dal sapore amaro come la mente, causa di dolore quando è l’egoismo a guidarla.
Quando l’iniziato compie il cammino non bandisce né forza creatrice, né personalità, non le reprime, le pone invece al servizio della Luce nata in lui e di tutta la natura umana. Il cielo, la fraternità della Luce, esulta ed a ragione l’angelo annuncia: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini la cui volontà è quella di Dio".
È stupendo che questo insegnamento venga riprospettato ogni anno nella speranza che anime deste sappiano comprenderlo.
La benedizione dell’insegnamento ripetuto nel tempo, diviene trappola mortale se i simboli rimangono muti. Il messaggio è ancora più significativo in un momento della storia dell’umanità in cui tutto sta per compiersi, in cui un bivio induce ad una scelta urgente tra due dimensioni, tra due livelli vibratori. L’energia cristica, o come la si voglia chiamare, abbondantemente agisce sul nostro pianeta per offrire la massima opportunità di risveglio: il periodo di cui tutte le profezie hanno parlato si sta evolvendo sotto i nostri occhi distratti, mentre una forza ci induce a cercare dentro di noi la strada per entrare nel "regno dei cieli".
I simboli stanno lasciando il posto alle spiegazioni scientifiche, ciò che si tramandava in un linguaggio da sogno ad un’umanità che non poteva comprendere, oggi è alla portata di chi voglia ascoltare.
La Terra sta accogliendo la nascita della Luce e la creatura che calpesta il suo suolo viene iniziata con il pianeta, aumentando la propria frequenza vibratoria, allentando i lacci del principio separatore, conoscendo in sé e con sé l’illusione della separazione grazie all’Energia che unifica. Con meraviglia e riconoscenza possiamo verificare che quello che le scuole iniziatiche di ogni tempo ci hanno insegnato, si sta manifestando, che ciò a cui ci hanno preparato dobbiamo viverlo proprio in questo momento.


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