
LA PIANTA DELL'IMMORTALITÀ
di Valentina Ivana Chiarappa

Da generazioni tramandata, la formula di Padre Romano Zago che ha applicato terapeuticamente la saggezza degli antichi, riportando alla vera vita malati terminali.

Ne parlava già duemila anni fa uno dei libri più antichi della nostra storia, la Bibbia, assurgendola ad antidolorifico e cicatrizzante per le ferite di Cristo, ed ivi posta da sua Madre allo scopo di alleviarne le sofferenze. Ma le origini dell’uso curativo, di quella che veniva chiamata la "pianta dell’immortalità" risalgono ad un’epoca molto più distante e vengono comprovate da una tavoletta di argilla originaria della civiltà sumerica, oltre che dal "Papiro di Ebers" di fonte egiziana come nella medicina più antica del mondo: l’Ayurveda, che menzionava, già nel lontano IV secolo a.C., le virtù antiparassitarie della pianta di Aloe.
Dopo un lungo periodo di indifferenza per quella che il popolo dell’India considerava la "Guaritrice Silenziosa", l’Aloe riconquista la giusta attenzione intorno al 1960, in seguito alle positive risultanze di studi volti a dimostrare la sua efficacia analgesica e rimarginante.
L’Aloe appartiene alla specie delle piante grasse, possiede lunghe foglie carnose, triangolari, con margine aculeato, ed essendo originaria delle regioni aride dell’Africa del Sud, è dotata della capacità di sopportare lunghi periodi di siccità.
È stato accertato che esistono ben oltre 250 specie di Aloe sul nostro pianeta e pur contenendo tutte principi nutritivi simili, tra di esse, la maggiormente raccomandabile, per il suo più alto contenuto di sali minerali, enzimi, vitamine, aminoacidi, è, senza alcun dubbio, quella conosciuta sotto il nome di "Aloe Arborescens". I principali componenti della specie, sono i sali minerali (magnesio, ferro, manganese, potassio, cromo, calcio, fosforo, rame, sodio, zinco, ecc.), le vitamine (niacina, colina, acido folico, vitamine A, C, B1, B2, B6, B12, E), gli enzimi (amilasi, lipasi, cellulasi, catalasi) e gli aminoacidi (alanina, arginina, acido aspartico, acido glutammatico, istidina, leucina, lisina, ecc.). Uno scienziato americano, nel febbraio del 1999, ha selezionato, inoltre, due ulteriori principi attivi contenuti in alte concentrazioni nell’Aloe: il Rhodium e l’Iridium. Ma è il contemporaneo operare di tali elementi e non la somma delle loro singole azioni a rendere intelligibili le molteplici e riconosciute proprietà dell’Aloe. Per avere un’idea delle notevoli potenzialità nutritive e medicamentose della nostra pianta, basti pensare che dei ventidue aminoacidi presenti nell’organismo sano (di cui otto essenziali in quanto prodotti dall’organismo stesso), ben venti sono contenuti nell’Aloe e, di questi, sette sono essenziali. Nell’acquisto dell’Aloe già estratta, è necessario porre attenzione agli elementi dell’etichetta apposta sulla confezione, la quale deve dichiarare concentrati purissimi e privi di conservanti chimici aggiunti. Le proprietà curative dell’"Aloe Arborescens", che ne fanno la pianta terapeutica più diffusa al mondo, sono state da diversi anni sperimentate da studi di laboratorio effettuati negli Stati Uniti, avvalorando, nella maggior parte dei casi, le indicazioni applicative prescritte in varie civiltà antiche.

UNA FORMULA TRAMANDATA DA SECOLI
L’Aloe, indicata in caso di ustioni da radiazioni e di disturbi dello stomaco, stimola l’attività del cuore, accelera le guarigioni delle ferite, inibisce la crescita dei batteri, facilita la guarigione delle ulcere cutanee e delle infezioni della bocca, ecc. Il generale interesse che circonda questa pianta in tempi recenti, ha attinenza con la famosa ricetta di Padre Romano Zago il quale, compiendo il proprio ufficio in Brasile, pervenne alla conoscenza di tale rimedio tramandato di generazione in generazione tra le popolazioni povere del luogo. Gli esiti favorevoli della sperimentazione operata dal religioso di una versione da lui riveduta dell’antica ricetta, su malati di cancro, uniti alle concordi ricerche di laboratorio, hanno permesso, in poco tempo, la diffusione della formula in tutto il mondo.
"La ricetta di Padre Zago" è così composta: mezzo chilo di miele biologico, 40-50 ml. di grappa, whisky o cognac, 350 grammi di foglie di Aloe Arborescens. Le foglie vanno pulite, private delle loro spine e frullate insieme al miele e alla grappa per circa un minuto. La presenza della grappa ha l’effetto di conservare più a lungo il rimedio e di stimolare la vasodilatazione la quale, a sua volta, rende più sollecita l’azione depurativa deputata all’Aloe e al miele. Il miele, dal canto suo, ha la caratteristica di penetrare facilmente nell’organismo umano. Il connubio di questi tre elementi dona alla famosa formula la capacità di purificare il sangue e di garantire lo stato di salute. Il composto va assunto tre volte al giorno, mezz’ora prima dei pasti ed il trattamento completo andrebbe fatto almeno una volta all’anno. Il preparato va assimilato fino al suo esaurimento e deve essere conservato al riparo dalla luce e in luogo fresco, ad una temperatura non inferiore ai 5°C.
Durante il 2° Convegno sull’Aloe, svoltosi il 27 marzo 1999, a Grancona (VI) sul tema: "L’Aloe nella patologia neoplastica e degenerativa. L’importanza dell’alimentazione", la relazione del Prof. Giuseppe Zora (oncologo e ordinario di cattedra presso l’Università La Sapienza di Roma) ha evidenziato i risultati ottenuti dall’esperienza clinica su 47 pazienti di età compresa tra i 16 ed i 74 anni, affetti da malattia neoplastica maligna in fase avanzata ed in progressione veloce e trattati per sei mesi con Aloe Arborescens, secondo la ricetta di Padre Zago, Lipopolisaccaridi omeopatizzati e Melatonina Coniugata e Ritardata. Tale trattamento, abbinato ad una corretta alimentazione, ha prodotto sui pazienti in questione un netto miglioramento delle condizioni generali ed ematologiche, più evidente nei soggetti che non avevano precedentemente effettuato terapie immunodepressive convenzionali (chemioterapia e/o radioterapia). Da tutto ciò è lecito dedurre un’immediata considerazione: per quanto sia sentito ed angosciante quello che viene considerato un male astuto e violento, quasi dotato di una propria capacità di proponimento come il cancro, ancora oggi, tutti noi siamo soggetti alla cosiddetta "mafia sanitaria", una sorta di consorteria i cui enormi interessi impediscono che una semplice ed economica ricetta, quale quella descritta, possa essere diffusa attraverso i mass-media, ma, al contrario, operano al fine di scongiurare la scomparsa del cancro al solo scopo di non nuocere alla prospera fiera del farmaco.

Per approfondire l’argomento consigliamo il libro:

"ALOE: la ricetta di Padre Romano Zago" - del Dott. Roberto Romiti. Blu International Studio Edizioni


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