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Tutti gli articoli di STARGATE (Vita aliena) CROP CIRCLES: LA SCIENZA RISPONDE
di Eltjo H. Haselhoff (Prima Parte)

Un fisico olandese analizza il fenomeno, provandone la matrice non umana e sfidando le tesi riduzioniste del Cicap. Non si può continuare ad ignorare questa realtà.
 

La scorsa estate, come ogni anno, molti giornali hanno riportato notizia del manifestarsi dei cerchi nel grano, in campi coltivati e fattorie di tutto il mondo. I crop circles sono grandi disegni geometrici, all’interno dei quali il grano risulta piegato verso il terreno. "Storielle d’estate", secondo alcuni, tipiche della sonnolenza e della calura che affligge le redazioni dei giornali locali, i cui reporter si affannano a cercare argomenti alternativi su cui scrivere. "Marziani atterrano in un campo di grano", oppure: "UFO o scherzi?" sono i titoli più frequenti e il tenore degli articoli sempre il medesimo: si va dalla comparsa di uno o più crop circles nei campi, al proprietario, che solitamente cade dalle nuvole; si passa poi a menzionare le presunte proprietà mistiche di queste formazioni e gli incredibilmente grandi pittogrammi che appaiono nel sud dell’Inghilterra. Un ingrediente favorito è la discussione su dischi volanti ed extraterrestri che cercano di comunicare con gli abitanti del pianeta Terra. Comunque, invariabilmente, alla fine si riportano alla ribalta i due anziani inglesi (Doug Bower e David Chorley) che nei primi anni ’90 affermarono di aver creato da soli tutti i crops britannici con l’aiuto di semplici attrezzi: corde e assi. A volte, la ciliegina sulla torta è rappresentata da informazioni concernenti tracce create a bella posta da qualcuno. Di conseguenza, molta gente finisce per fare spallucce nell’udire la parola "crop circle", lasciando perdere, come si trattasse, appunto, solo di una storiella. "L’hanno provato molto tempo fa, che tutti quei cerchi sono fatti dagli uomini, l’ho visto l’altra settimana alla televisione!"

CRITICHE PRIVE DI FONDAMENTO
Il fenomeno dei crop circles si è manifestato tanto tempo fa e solo poche persone non ne hanno mai sentito parlare. È affascinante notare come tutti abbiano una personale opinione a riguardo, quantunque pochi dispongano di una conoscenza approfondita del fenomeno. "Negli ultimi anni i crop circles appaiono regolarmente…", per esempio, è una frase ricorrente, tipica di chi è abbastanza digiuno della materia. In realtà, i primi resoconti di crop circles risalgono al Medioevo, e nel diciassettesimo secolo ne vennero prodotte accuratissime descrizioni. Nel 1677 lo scienziato inglese Robert Plot suggerì che i crop circles fossero l’effetto di correnti di vapore originate nelle parti alte dell’atmosfera. Nelle sue tesi, Plot faceva riferimento anche ad impronte esagonali e quadrate nei campi. Un anno dopo, in Inghilterra venne pubblicato un pamphlet contenente informazioni su una traccia circolare apparsa in un campo di avena. Il fatto venne attribuito all’opera del diavolo che "… faceva cerchi e piegava tutti gli steli in un modo tale che ogni mortale impiegherebbe più di un secolo per fare ciò che lui fece in una notte". Dall’inizio del 20° secolo, fino alla fine degli anni Settanta, sono stati riportati oltre cento resoconti documentati sulla comparsa di crop circles. Molti testimoni di formazioni risalenti ai primi decenni del secolo scorso sono ancora vivi e in grado di confermare le proprie testimonianze. Il numero dei crop circles è aumentato esponenzialmente dalla fine degli anni Settanta (da allora nel mondo sono stati riportati almeno dieci mila casi) e continuano a manifestarsi sempre di più in quasi tutti i paesi. "E allora, perché appaiono solo nei campi di grano e solo d’estate?" è un’altra delle cosiddette domande critiche che, comunque, rivela solo scarsa conoscenza. Le formazioni appaiono durante tutto l’anno e in ogni tipo di coltivazione (patate, carote, mais, erba, erica e alberi), nonché nella sabbia, nel ghiaccio e nella neve. Ci sono anche resoconti di impronte circolari sui fondali marini. Questi fatti, uniti alle forme estremamente complesse che il fenomeno può prendere, rendono il termine "cerchi nel grano" poco adeguato.

IL GIOCO DELLE PERLE VERE
Il fenomeno viene quasi sempre attribuito a burloni piuttosto creativi, capaci di destreggiarsi con rulli da giardino, assi o comuni attrezzi per appiattire l’erba. L’opinione pubblica è contenta e chiunque osi mette in dubbio la validità di tali spiegazioni convenzionali, verrà bruciato sul rogo (almeno psicologicamente) e correrà il rischio di essere deriso pubblicamente, in quanto "fuori di testa". Oggi, la ricerca sui crop circles può essere paragonata al primo telescopio di Galileo. I suoi colleghi scienziati si rifiutarono di guardare attraverso lo strumento perché non accettavano l’idea che il telescopio consentisse di vedere la luna più grande rispetto alle sue dimensioni visibili ad occhio nudo. Tant’è che basterebbe un minimo di osservazioni accurate per capire che è impossibile che un gruppo di burloni, armati di assi e corde, nella maggioranza dei casi, possa aver creato un crop circle. Questo ha poco a che fare con l’enorme complessità dei disegni che appaiono oggi. D’altra parte, un’argomentazione del tipo: "Questa formazione è troppo complessa, NON PUÒ essere opera dall’uomo", non ha valore. La gente, infatti, è capace di tutto. E non valgono neppure granché le dichiarazioni di chi sia riuscito a provare di poter realizzare grandi e complesse figure nei campi. Perché il fatto che uno possa produrre perle false non prova affatto che le perle vere non esistono.

NON È OPERA DELL'UOMO
Le misteriose proprietà dei crop circles si esplicano su un livello completamente diverso. Ne è un esempio la formazione rinvenuta nel 1997 vicino Etten-Leur, in Olanda. Dall’alto la traccia non appariva molto significativa (Foto 1). Sembrava solo che il contadino avesse raccolto una certa quantità di piante per qualche suo uso personale; ma la formazione, leggermente irregolare, presentava un dettaglio singolare: lunghe tracce che la attraversavano, con alcune curvature molto acute. Vista da terra, la formazione appariva più bizzarra. Il terreno era molto soffice ed era impossibile camminare nel campo senza lasciarvi delle impronte. All’interno della formazione le foglie delle piante di carote risultavano appassite al suolo, come fossero state cotte, di color verde scuro, molto più scure di quelle all’esterno della formazione, che erano di un bel verde chiaro e ben dritte verso l’alto. La cosa più singolare era la loro disposizione dentro la formazione. In una metà del pittogramma era piegata a sinistra, nell’altra metà a destra, mentre sull’immaginario confine tra le due metà c’era una lunga fila di piante di carote con metà delle foglie piegate a sinistra e metà delle foglie "delle stesse piante", piegate verso destra, mentre ciascuna pianta aveva un piccolo ciuffo di foglie al centro ancora dritte verso l’alto. Una di queste si può vedere nella Foto 2. Alla destra della foto, le foglie sono piegate lontano dall’osservatore, alla sinistra le foglie sono piegate verso l’osservatore e, nel mezzo, si può vedere come le foglie di una singola pianta siano come "pettinate" con la riga, con un ciuffetto sollevato nel mezzo. Non serve un ingegnere missilistico per capire che, in quella formazione, nessuno ha messo piede. Chiunque ne dubiti, dovrebbe sistemare un mucchio di carote per terra, calpestarlo e vederne l’effetto.

BANALE, MA NON TROPPO
La Foto 3 mostra un primo piano di un cerchio apparso in un campo di patate nei pressi di Sevenum, in Olanda, nel 1999. All’interno del cerchio, tutte le piante erano appiattite a terra. Il terreno soffice avrebbe immediatamente evidenziato le tracce di impronte umane, come si può vedere nella Foto 3, in alto a sinistra, dove è chiaramente visibile la mia impronta (che ho fatto come esempio). Comunque, non c’erano altre impronte. Anche qui, era chiaro che nessuno era entrato nella formazione prima di me. La semplicistica spiegazione dei "burloni con assi e corde " non regge in questo caso. Fatti del genere accadono ogni anno. Colpiscono, in particolare, le formazioni nei campi di semi di olio di colza in primavera. Gli steli della colza sono molto fragili (simili ai gambi di sedano) ed è impossibile camminarci in mezzo senza distruggerli. Malgrado ciò, le formazioni nei campi di colza presentano steli piegati senza causare alcun danno alla pianta. Al di là di queste osservazioni, di cui chiunque sarebbe capace, ma che sfuggono totalmente all’attenzione del pubblico, ad un occhio allenato non sfuggono altre cose strane, come le forme estremamente complesse ma regolari del raccolto, intere formazioni costituite da piante piegate a metà dello stelo e non dal suolo, esili file di piante dritte lungo i bordi della terra smossa dai trattori, sostanze non identificate, come microscopiche sfere, perfettamente rotonde, di diossido di silicio (Foto 4), o concentrazioni anormalmente alte di polvere meteorica.

UNA GEOMETRIA MOZZAFIATO
Un aspetto totalmente differente dei crop circles che sembra non recepito dall'opinione pubblica, è l’incredibile complessità geometrica di formazioni apparentemente semplici. Per esempio, nel 1998 apparve una formazione vicino Melick, in Olanda, composta da alcuni cerchi con anelli, connessi da linee dritte (diagramma 1).
Questo tipo di formazione apparve per la prima volta in Inghilterra e si riscontra a tutt’oggi nel mondo. Ad una prima occhiata, la formazione può sembrare "interessante" o "strana" (definizioni prettamente specultative), ma non particolarmente complicata, a confronto con lo stato dell’arte di altre formazioni dei giorni nostri. Malgrado ciò, un’analisi matematica rivela la complessità mozzafiato di questi disegni, una volta sia stato dimostrato che le dimensioni dei tre anelli attorno al cerchio piccolo non sono arbitrarie (diagramma 2).
Fra il circolo centrale e la parte interna del primo anello si può "esattamente" far entrare un triangolo equilatero. Tra il primo e il secondo anello entra "esattamente" un quadrato e tra il secondo e il terzo anello entra "esattamente" un pentagono. Ulteriori analisi dimostrano che tutte le parti interne ed esterne dei tre anelli possono essere costruite dal cerchio centrale, con l’aiuto di simili forme geometriche base. Tutti gli anelli sono collegati alle dimensioni del cerchio centrale, da un triangolo equilatero, un quadrato, un pentagono, un esagono, un esagramma (la stella di David) e due pentagrammi (pentagoni a forma di stella). Il lettore critico potrebbe suggerire che, se ci si accanisce, sarà sempre riscontrabile una figura geometrica che entra nel disegno di un pittogramma arbitrario. Ed è vero, ovviamente, ma è essenziale calcolare sul piano probabilistico che esista la possibilità che si tratti di una coincidenza, tenendo in considerazione l’accuratezza delle misurazioni. Ebbene, nel caso di Melick, la possibilità corrispondeva ad una su 46 milioni (meno della probabilità di lanciare una moneta e fare croce per 25 volte di fila). Di conseguenza, si può escludere che la formazione sia stata realizzata dai due ragazzi che, qualche settimana dopo il ritrovamento, dichiararono di averla fatta per gioco e di essere sorpresi per come fosse venuta bene. Naturalmente, quasi tutti hanno dato peso al loro racconto, tranne coloro che, avendo dimestichezza con la matematica, si rendevano conto di quanto in realtà fosse difficile. E comunque, subito dopo i ragazzi smentirono le loro dichiarazioni ma, come al solito, la rettifica non fece notizia.
Fine Prima Parte

Chi è Eltjo H. Haselhoff
L’autore, intervenuto di recente al III Meeting Internazionale du Ufologia, organizzato dall'USAC, è dottore in fisica sperimentale e teoretica. Haselhoff ha studiato i crop circles per oltre dieci anni, visitando ed analizzando centinaia di siti. Presidente del Dutch Center for Crop Circles Studies (DCCCS), ha condotto numerosi esperimenti sul campo e presso laboratori di biofisica. Un suo articolo apparirà presto sulla rivista scientifica "Physiologia Plantarum".

fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte


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