
LA "SFINGE" FILTRATA DAL COMPUTER
di Cristoforo Barbato

Un analista informatico accusa l’ente spaziale americano di aver falsificato le immagini relative alla missione della sonda Surveyor nel 1998.

Da quando le prime sonde americane, lanciate su Marte alla ricerca di vita negli anni Settanta, fotografarono, nella regione di Cydonia, una serie di strutture piramidali - troppo simmetriche per essere semplici formazioni d’origine naturale - una sistematica opera d’insabbiamento è stata messa in atto dalla NASA. Da allora, ricercatori qualificati ed alquanto scomodi per l’ente spaziale statunitense hanno portato a conoscenza dell’opinione pubblica mondiale le effettive scoperte effettuate sul Pianeta Rosso, nonostante reiterate smentite ufficiali. La NASA è stata accusata più volte di occultare e manipolare deliberatamente dati e informazioni, raccolti da anni, che proverebbero la natura artificiale di tali strutture e che presenterebbero sorprendenti analogie con alcuni siti archeologici sulla Terra. Una, in particolare, ha sempre innescato accesi confronti fra addetti ai lavori e detrattori, la cosiddetta "Sfinge" o Volto. Questa enigmatica formazione - fotografata dalla sonda Viking e raffigurante una sorta di gigantesco viso umano - destò notevole scalpore quando nel 1976 venne resa nota durante una conferenza stampa. L’ente spaziale minimizzò il tutto giustificandolo come un’illusione ottica, dovuta ad un gioco di luci ed ombre. Spiegazione che a vari esperti del settore, tra cui Richard Hoagland e Mark Carlotto, non parve sufficiente. I risultati dei loro studi confutavano le dichiarazioni della NASA, diffondendo il sospetto che l’ente stesse occultando le scoperte. Accuse radicatesi negli anni Novanta, alla luce dei ripetuti, clamorosi e, soprattutto, inspiegabili fallimenti di diverse missioni verso il Pianeta Rosso. Missioni molto attese dagli stessi ricercatori, fautori dell’ipotesi artificiale delle strutture marziane, i quali auspicavano un’ulteriore osservazione dettagliata della regione di Cydonia, che mediante nuove e più sofisticate apparecchiature, avrebbe sancito, o meno, la reale presenza e natura del Volto e delle strutture piramidali ad esso vicine.

LE CONTROVERSE IMMAGINI DEL SURVEYOR
Con simili presupposti, nel 1996, furono inviate le missioni Pathfinder e Mars Global Surveyor (MGS), che nel 1998 iniziarono a trasmettere nuove immagini della superficie di Marte ed in particolare di Cydonia. Nell’Aprile di quell’anno il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA presentò un piatto e granuloso ingrandimento della zona del Volto di Cydonia ripresa dall’MGS. L’immagine, divulgata attraverso i media internazionali, non aveva più alcuna relazione con il Volto delle precedenti immagini a bassa risoluzione riprese dal Viking (nulla di "alieno" vi appariva), al punto da venire soprannominata "Impronta" o "Lettiera del gatto". Dunque - scattata attraverso una coltre di nubi e non del tutto chiara - tale nuova immagine venne fatta passare come la prova definitiva dell’inconsistenza dell’origine artificiale della "Sfinge". La NASA pensava di aver chiuso definitivamente la questione: il "Volto" era bell’e scomparso, a causa della maggiore risoluzione delle apparecchiature fotografiche dell’MGS. Ma non è così.

UN SOFISTICATO FALSO CON LA COMPUTER GRAFICA
Proprio di recente il ricercatore indipendente americano Ian Fleming (consulente NASA per lavori in simulazione computerizzata) del VGL - sito telematico specializzato nell’analisi di anomalie rilevate durante missioni spaziali USA - ha dichiarato di poter dimostrare che l’ingrandimento elaborato dal JPL è una truffa. Un articolo della Fox News pubblicato sul loro sito Internet l’8 Settembre, dichiara: "... secondo il variegato gruppo di credenti che, fin dal momento della grande delusione, ha mantenuto accesa sulla Rete e nei libri la torcia della convinzione della natura artificiale del Volto di Marte, la NASA ha volutamente divulgato un’immagine di pessima qualità per convincere l’opinione pubblica dell’infondatezza della questione". Non c’è modo, al momento, di chiarire i motivi che hanno spinto il JPL a divulgare quel nebuloso ingrandimento del "Volto" due anni fa, ma Fleming ritiene di poter provare che di vero falso, e pertanto di truffa ai danni del pubblico, si è trattato, ottenuta attraverso un sofisticato metodo di elaborazione dell’immagine. La procedura, descritta nel sito: http://vgl.org/webfiles/mars/face/catbox2.htm, ha previsto l’uso di un filtro ad alta banda (che trasmette tutte le frequenze al di sopra di una determinata frequenza limite e che attenua tutte le altre) con annesso un filtro per i rumori di fondo di Photoshop ed un filtro a rilievo. Questi ultimi trovano impiego nella grafica computerizzata per effetti speciali, ma risultano estremamente ingannevoli una volta usati su immagini dove la realtà deve essere rappresentata il più fedelmente possibile. Quindi, in sintesi, secondo Fleming, sembra verosimile che il JPL abbia utilizzato: un filtro ad alta banda per rimuovere eventuali indizi visivi riguardo le reali dimensioni e forma dell’oggetto; un filtro per i rumori di fondo per oscurare dettagli indesiderati che non potessero essere rimossi; ed un filtro a rilievo per aggiungere particolari inesistenti, ad esempio il terreno più accidentato e più "naturale" di quanto non possa fare un semplice ingrandimento.
Alle accurate analisi della ripresa del Mars Global Surveyor - condotte dal Dott. Mark Carlotto, specialista nell’elaborazione d’immagini - risulta che l’oggetto in questione presenta un grado di simmetria troppo inusuale rispetto a formazioni rocciose naturali, pertanto, come sottolinea Fleming, il JPL ha divulgato la foto modificata con l’intento di ostacolare il progresso di ulteriori ricerche scientifiche sull’eventuale presenza di strutture artificiali sul suolo di Marte, riuscendovi per due anni.

UNA STRATEGIA "FIGLIA" DELLA GUERRA FREDDA
Il perché dell'ambigua condotta dell’ente spaziale americano potrebbe celarsi fra le pagine del Rapporto Brooking. Il documento, commissionato dalla NASA nel 1958 - anno di fondazione dell’ente, su volere del presidente Eisehnower - al Brooking Institute di Washington D.C., venne reso noto al presidente del comitato della NASA per gli studi a lungo raggio nel 1960. La NASA, va precisato, nacque in piena guerra fredda, quando tutti i progressi nell’ambito delle scienze spaziali derivavano dall’applicazione e dal perfezionamento di tecnologie belliche. Ancora oggi questo tipo di logica prevale. Infatti, anche se finanziata da imprese pubbliche, la NASA non è responsabile nei confronti dell’opinione pubblica, bensì del Governo USA e non esistono leggi che le impongano di condividere apertamente le proprie informazioni. Al contrario, nella Sezione 102 dell’Atto del 29 luglio 1958 (The Space Act), con il quale l’Ente americano fu costituito, leggiamo: "La NASA è incaricata di rendere note alle agenzie direttamente implicate nella difesa nazionale le scoperte che hanno un valore o un significato militari (…). Le informazioni ottenute o sviluppate da questo ente nell’esercizio delle sue funzioni sancite da questo atto saranno suscettibili di eventuali pubbliche ispezioni tranne che nei seguenti casi: a) informazioni sulle quali la legge federale abbia autorizzato o richiesto il segreto, e b) informazioni tenute nascoste per proteggere la sicurezza nazionale".

L'INQUIETANTE RAPPORTO BROOKING
Il Brooking Institute stese un rapporto intitolato "Proposed Studies on the Implication of Peaceful Space Activities for Human Affairs" (1) (Proposte di Studio sulle Implicazioni delle Attività Spaziali Pacifiche per le Questioni Umane), in cui si rende noto che se la NASA dovesse scoprire prove di vita extraterrestre, sarebbe tenuta a esercitare uno stretto controllo su tale notizia per motivi di pubblica sicurezza. Alla base del programma, le seguenti considerazioni: "Società sicure del proprio posto nell’universo si sono disintegrate quando hanno dovuto unirsi a società più antiche non basate sulla famiglia, ma fondate su idee e modi di vita diversi". E nella sottosezione, alla p.216 intitolata "Implications of a Discovery of Extraterrestrial Life", nel Rapporto Brooking si legge: "…Diversi cosmologi e astronomi ritengono altamente probabile l’esistenza di vita intelligente in molti altri sistemi solari (...) Manufatti lasciati in un determinato momento storico da queste forme di vita potrebbero essere scoperti attraverso le nostre future attività spaziali sulla Luna, su Marte, su Venere".
A livello di politica e di strategia, il Rapporto raccomanda che la NASA richieda sempre e consideri molto attentamente: "In che modo e in quali circostanze simili notizie potrebbero essere presentate o nascoste al pubblico, e per quali scopi? Quale potrebbe essere il ruolo degli scienziati autori della scoperta e di altri responsabili della decisione di renderla nota?". In merito alla possibilità che la prova inoppugnabile dell’esistenza di vita extraterrestre intelligente provochi gravi conseguenze sull’assetto socio-politico, inducendo la popolazione a porsi scottanti interrogativi, si dice: "Il livello di ripercussioni politiche o sociali probabilmente dipende da come la leadership interpreta il proprio ruolo, da come quest’ultimo viene minacciato, e dalle opportunità nazionali e personali di trarre vantaggio dallo sconvolgimento o dal rafforzamento degli atteggiamenti e dei valori altrui".
A nostro avviso, uno dei punti maggiormente sconcertanti del Brooking Report è il fatto che esso non esclude - in vista delle prime missioni spaziali - l’evenienza della scoperta di manufatti di origine sconosciuta su Marte e sulla Luna, cosa poi verificatasi. Segno che, già allora, qualcuno era a conoscenza di dati di fatto ed eventi mai divulgati alla massa.

UNA MINACCIA PER LE AUTORITÀ
La politica di occultamento, sulla presenza di forme di vita aliene o di relativi reperti, risalirebbe ad epoca antecedente alla costituzione della NASA. Fra i documenti che esortavano ad una simile condotta, su auspicio dalle autorità governative, c’è il "Rapporto degli incontri del Comitato consuntivo scientifico sugli oggetti volanti non identificati indetti dai servizi segreti scientifici della CIA, dal 14 al 18 Gennaio 1953" nella cui conclusione si legge: "Il racconto ripetuto ed enfatizzato di questi fenomeni (incontri con UFO) sfocia, in questi tempi tormentati, in una minaccia per l’ordinato funzionamento degli organi deputati a proteggere la classe politica" (2).
Graham Hancock e Robert Bauval, autori del volume "L’enigma di Marte" si sono chiesti il perché la NASA intenda insabbiare la prova dell’esistenza di intelligenze aliene. In base ai contenuti del Rapporto Brooking le motivazioni sarebbero da riferire a questioni inerenti la sicurezza. Ma Hancock e Bauval ne dubitano: non solo l’uomo del 2000 non ha più le paure delle generazioni passate, ma negli ultimi 20 anni (la NASA ne è al corrente) i sondaggi hanno dimostrato che un gran numero di persone non ha paura di dire di aver visto UFO o entità aliene. Una notizia del genere, quindi, verrebbe accolta positivamente sia dalle masse, sia da comunità religiose e gruppi "fondamentalisti".

L'IMPATTO UFO-ET SULLA RELIGIONE
Va sfatato anche un altro mito socio-psicologico: che ad una rivelazione non programmata facciano seguito reazioni incontrollabili sul pubblico, a sfondo religioso. In uno studio intitolato "Alexander UFO Religious Crisis Survey - The Impact of UFOs and Their Occupants on Religion", redatto da Victoria Alexander nel 1994, per la fondazione Bigelow, di Las Vegas, Nevada, ci si riferisce ad un questionario proposto a 230 capi di comunità religiose negli USA (134 appartenenti a chiese protestanti, 86 a chiese cattoliche romane e 10 a sinagoghe). Pur trattandosi di un campione ristretto, la Alexander ne riassunse così i risultati: "Le cifre non sono statisticamente significative, ma denotano tendenze inequivocabili. Benché si tratti di un’indagine sperimentale, per la prima volta siamo in possesso di dati concernenti l’atteggiamento più diffuso sulla relazione tra religione ed esistenza di una vita intelligente extraterrestre. I dati dimostrano l’opposto di una credenza piuttosto diffusa, secondo la quale, alla vigilia di un possibile contatto con UFO, si verificherebbero morti e distruzioni". Inoltre:"I risultati conclusivi dimostrano che i leader religiosi interrogati erano convinti che la fede dei loro parrocchiani fosse sufficiente forte e lungimirante da poter assimilare una notizia come questa. Contrariamente alla convinzione ampiamente diffusa a proposito degli UFO, è decisamente poco probabile che simili notizie diano luogo ad una crisi religiosa".
In conclusione, stando ad Hancock e Bauval - ai quali si aggiunge Richard Hoagland, studioso da anni coinvolto nella ricerca sulle anomalie marziane - il quadro include la pianificazione di un’elaborata copertura - non certo per il grande pubblico che, secondo analisi attuali, reagirebbe con interesse alla scoperta di vita intelligente extraterrestre - gradita a quell’oscura élite che da più di cinquant’anni si cela dietro l’establishment, nel tentativo di controllare il genere umano.

COME OPERA LA NASA PER ELUDERE LE AZIONI FOIA
Esiste un modus operandi con cui la NASA potrebbe eludere azioni basate sul FOIA. Nel 1992 il rappresentante del Congresso USA Howard Wolpe rilasciò importanti dichiarazioni inerenti il rinvenimento di un documento ufficiale intitolato "Suggestions for Anticipating Requests under Freedom of Information Act"- Suggerimenti per richiedere anticipazioni sotto il FOIA (3).
Si tratta, nella sostanza, delle misure più adatte per controbattere il diritto di accesso ad informazioni altrimenti riservate, o segrete. Wolpe scrisse all’ammiraglio Richard Truly e al capo della NASA quanto segue: "Questo documento NASA insegna agli impiegati governativi a:
1) riscrivere o persino distruggere documenti per "minimizzarne l’impatto negativo";
2) confondere documenti e testi in modo tale che il loro senso risulti "meno significativo";
3) perfezionarsi nel "migliorare i programmi di servizio computerizzati per eludere le varie richieste sotto il FOIA".
Sulla scorta di queste informazioni l’ammiraglio Truly avviò indagini, chiuse dopo breve tempo a causa della sua destituzione su disposizione del presidente George Bush. Truly venne sostituito dall’attuale capo della NASA Daniel Goldin, il quale ha all'attivo di 25 anni di carriera nel TRW (Tactical Reconnaissance Wing), gruppo militare operante per i servizi segreti della Difesa.
Tra l’altro - come giustamente osservato dal ricercatore americano Dan Ecker - da quando Goldin si è insediato al vertice della NASA, numerosi impiegati civili dell’ente spaziale sono stati rimpiazzati da ex-membri del Dipartimento della Difesa (DOD), aumentando così il coefficente di segretezza dell’intero apparato.
Il Prof. Stanley McDaniel (autore di un importante studio sulle strutture di Marte) sottolinea come tutto il meccanismo non sia rivolto ai servizi di Intelligence esteri, ma serva unicamente a dissuadere privati cittadini, agenzie di stampa e lo stesso Congresso da iniziative tese alla divulgazione di informazioni "scomode".

Nota:
1. Rapporto sul comitato per la scienza e l’astronautica, Camera dei deputati degli Stati Uniti, 87° congresso, prima sessione, n. 242: proposte di studio sulle implicazioni delle attività spaziali pacifiche per le questioni umane. Preparato per la NASA dal Brookings Institute e inoltrato al Comitato della Whole House dello Stato dell’Unione, 18 Aprile 1961.
2. In seguito questa commissione fu denominata Robertson Panel, dal nome del suo presidente, il dottor H.P. Robertson.
3. FOIA (Freedom of Information Act) è il Decreto Legge sulla Libertà di Informazione, vigente negli Stati Uniti, che consente di richiedere il rilascio di qualsiasi documento originalmente classificato.


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