
BIOCARBURANTI: NUOVA FRONTIERA
di Jacopo Fo

Le fonti di energia alternativa al petrolio e i suoi derivati. Il disastro ambientale: una strage globale annunciata, perché pianificata spietatamente dalle multinazionali.

Tutti sappiamo che l’inquinamento fa male. Ma non tutti danno la stessa valutazione della gravità degli effetti dell’inquinamento. Se chiediamo alla gente per strada: "Qual è la minaccia più grave per la nostra società?", molti risponderanno l’emergenza droga, gli immigrati, la disoccupazione... Anche se la coscienza ambientalista ha fatto in questi anni passi da gigante, non molti si rendono conto della situazione. In particolare è poco sentito il problema del danno costituito dal sistema auto-velocità-carburanti tossici. E non è un caso, visto che per decenni le multinazionali dell’auto hanno investito miliardi in una vera e propria campagna di disinformazione. Solo recentemente la Ford ha smesso di finanziare la fondazione che aveva proprio lo scopo di togliere credibilità agli scienziati che sostenevano l’esistenza di un nesso tra effetto serra, danni al clima e sistema dell’auto, arrivando persino a negare che siamo di fronte a un drammatico cambiamento del clima. L’esempio della Ford è stato seguito dalle altre maggiori case automobilistiche americane. Non solo: l’Oms francese ha cambiato i criteri di elaborazione dei dati sulle cause di morte e ne è risultato che l’inquinamento, in particolare l’uso di benzina e gasolio, è la prima causa di morte in quel paese. Contemporaneamente la Ford e la Mercedes si stanno buttando sul motore a idrogeno e la Daewoo mette sul mercato l’auto elettrica (ma solo in Giappone).

I DANNI DELL'AUTOTRAZIONE
Semplicemente molti si sono accorti che è stato oltrepassato il livello di emergenza. La parte più sensibile dei produttori d’auto ha capito che non potrà durare così a lungo, optando per un cambio di tattica onde non restare esclusi da una rivoluzione ormai irreversibile. Il sistema va cambiato, ma alcune nazioni lo attueranno più lentamente di altri e questa lentezza avrà un peso mostruoso in termini di vite umane, costi sociali e anche sul piano della vitalità economica dei paesi. La Fiat, ancorata come è a vecchi criteri speculativi e protezionisti del "sistema auto", rischia di essere fatta a pezzi dalla concorrenza capace di convertire rapidamente i propri prodotti. La situazione evolve con una velocità fino a ieri conosciuta solo nel settore dell’informatica e dei telefoni cellulari. Il presidente della Ford ha annunciato che entro 12 mesi lancerà sul mercato un’auto con un motore a idrogeno. La Mercedes prevede tempi simili. Questo è un fatto col quale solo gli stupidi possono non fare i conti. Ma torniamo ai danni del sistema-auto. Il primo elemento, ormai indiscutibile, è che l’inquinamento da auto è la prima causa di morte nei paesi industrializzati. È falso che lo sia il tabacco, che è solo una concausa. Lo dimostra il fatto che nelle province italiane meno densamente popolate si vive fino a cinque anni di più che nei centri urbani e certamente non perché si fumi di meno. I fumatori muoiono perché vivono in città e respirano, prima delle sigarette, i gas di scarico di auto e caldaie. E non si può sottovalutare l’aumento verticale di asma e allergie, che hanno come causa evidente la qualità dell’aria e dei cibi. L’inquinamento, e in particolare quello da auto, è diventato un fattore peggiorativo per tutte le patologie degli abitanti delle metropoli.

LA FOLLIA DELLA VELOCITÀ
Il premio Nobel Rubbia ha dichiarato che per ogni litro di carburante consumato nelle grandi città la collettività sostiene un costo di 1400 lire in spese sanitarie (medicine, ricoveri, assenze dal lavoro). Dati terrificanti, che rappresentano però solo un aspetto del problema. C’è l’inquinamento determinato dalla produzione dei carburanti: estrazione, trasporto (petroliere che si spaccano nell’oceano), raffinazione, esalazioni che colpiscono i benzinai (una delle categorie professionali più a rischio di tumori e affezioni respiratorie). C’è l’effetto serra: il riscaldamento del clima, nuove malattie, insetti cattivissimi, tornadi, scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del mare... E se non bastasse c’è il dramma degli incidenti d’auto, con l’Italia in testa a tutte le statistiche: milleduecento morti all’anno e circa 2000 paralizzati e grandi invalidi. La velocità è la prima causa di morte per le persone sotto i 20 anni. Su due persone paralizzate, una ha avuto un incidente con un motorino. Siamo il paese dove correre è quasi un diritto costituzionale. Negli Usa il limite di velocità è categoricamente fissato sotto i 100 km orari, in Francia chi supera i limiti vede sequestrato il suo mezzo con un atto giudiziario immediato, visto che a bordo delle auto della stradale viaggia un pubblico ufficiale con delega giudiziaria. In Italia abbiamo notato i benefici effetti di quei pochi mesi nei quali il Ministro Ferri pose il limite a 110 km orari e fece qualcosa per farlo rispettare. Diminuirono drasticamente il numero e la gravità degli incidenti, diminuì del 30% il consumo di carburante sull’autostrada, il traffico risultò più fluido e si ridussero i tempi medi di percorrenza. E questo nonostante i giornali della cordata Fiat, Corriere della Sera in testa, si sbracciassero a togliere credibilità all’iniziativa fornendo le dislocazioni dei rivelatori di velocità della polizia e consigli su come invalidare le foto autovelox, spruzzando lacca per capelli sulla targa dell’auto. Fu una vergogna e, poco dopo, il provvedimento fu ritirato e si tornò alla tolleranza consueta verso i virili birbaccioni che vanno a 150. Ogni week end si allunga la lista di giovani vittime e il Ministro Livia Turco chiede la chiusura anticipata delle discoteche. Fa tristezza vedere come la disinformazione mieta vittime anche tra persone per molti altri versi brillanti... Se non volete ragazzi morti all’alba sulle strade fate rispettare il codice della strada!!! Il Ministro Ferri, peraltro beccato pure lui a infrangere i limiti con la sua auto blu, ebbe un’idea semplice: annunciò l’istituzione di squadriglie di auto, senza contrassegni della polizia, che avrebbero viaggiato a velocità legale munite di videocamere per riprendere tutti i trasgressori. Datemi 100 di questi video-mezzi e l’autorità per sequestrare l’auto a chiunque superi di 20 km orari i limiti e vi azzero i morti per incidenti in tre settimane. Lo slogan potrebbe essere: "Puoi correre per mille chilometri, poi però ti piglio e vai a piedi".

ABOLIRE I CARBURANTI PETROLIFERI
L’altro elemento che rende assurda l’attuale situazione è che fin da domattina potremmo tagliare nettamente i consumi di carburanti derivati da petrolio. Ovviamente la nostra aspirazione sta in una totale riconversione del sistema dei trasporti: auto elettriche, auto piccole che si possano caricare sui treni, stazioni ferroviarie adatte a questo scopo, rinnovamento dei trasporti su rotaia, su acqua (abbiamo una rete di porti, fiumi e canali navigabili completamente abbandonata, ma rapidamente riattivabile, con risparmi enormi). Si tratta di cambiare filosofia, puntare su soluzioni nuove: disponibilità di noleggio di automezzi a prezzi incentivati, motorini elettrici, piste ciclabili, centri urbani chiusi al traffico, privatizzazione dei servizi di trasporto pubblico... E anche il riscaldamento con i pannelli solari e la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (eolico, maree, Sole) potrebbero svilupparsi enormemente, visto che siamo tra quelli che in Europa hanno più Sole e tra quelli che lo usano di meno. Siamo convinti che si sia all’inizio di un cambiamento radicale e rapidissimo della situazione, ma realizzare questa rivoluzione richiederà comunque qualche anno. Se ci fossero coscienza e volontà politica, però, si potrebbero attuare subito misure in grado di modificare sostanzialmente il tasso di inquinamento derivante da auto e riscaldamenti, abolendo immediatamente l’uso di carburanti derivati dal petrolio. Tutte le auto a gasolio circolanti oggi in Italia potrebbero essere convertite, con un costo irrisorio, ad olio di colza. Tutte le auto a benzina potrebbero essere convertite ugualmente ad alcol (vi ricordate il progetto di Gardini?) o a gas (gpl). Lo stesso vale per le caldaie domestiche. Offerendo così un’opportunità straordinaria dal punto di vista economico e della lotta alla disoccupazione. Bisognerebbe mettere a coltura vastissimi terreni oggi abbandonati, perché la Comunità Economica Europea paga fior di soldi per ogni ettaro lasciato incolto. Si tratterebbe di costruire nuovi centri di produzione per i bio-carburanti, e molto lavoro per convertire i mezzi.

SAREBBE BELLO MA È IMPOSSIBILE
Intanto, intraprendendo la via della riconversione globale del sistema dei trasporti, enormi sarebbero i vantaggi sul piano della bilancia dei pagamenti, strangolata dal costo del petrolio che importiamo. E, globalmente, passare dal trasporto individuale su ruote a quello su rotaie e su acqua significherebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavoro in Italia. Il mercato dell’auto infatti ha proporzionalmente meno addetti, in quanto produrre auto comporta meno operatori che gestire un sistema che sostituisca il trasporto individuale e quello su gomma. Inoltre le auto usate in Italia sono solo in minima parte di nostra produzione, la stessa Fiat produce all’estero una quota importante dei suoi componenti. Quindi il diminuire degli acquisti di auto in Italia avrà effetti minimi sulla disoccupazione, mentre l’investimento sui trasporti collettivi e pubblici avrà un effetto determinante sull’occupazione. E lo stesso vale per la necessità di creare centinaia di migliaia di micro laghi e di piantare miliardi di piante e concimare i boschi e ricreare l’humus laddove è stato eroso, se vogliamo contrastare l’effetto serra e la modificazione del clima. Qualcuno dirà: "Sì, è giusto, sarebbe bello, ma non si può fare, è impossibile!"; ma l’esperienza ci mostra che non è vero. A Los Angeles, grazie a misure severe sull’uso dell’automobile e sui livelli di inquinamento tollerati, hanno visssuto l’estate meno inquinata degli ultimi 50 anni. Città come Copenaghen da anni tollerano un bassissimo numero di auto private, grazie a una tassazione durissima e ottengono con trasporti veramente efficienti e l’uso di massa delle biciclette (nonostante il freddo polare) una qualità dell’aria e della salute dei cittadini veramente invidiabile. In Svizzera, Austria, Australia e Nuova Zelanda alcune cittadine stanno sperimentando l’abolizione totale del trasporto individuale in aree di notevoli dimensioni. Vorrei dilungarmi sull’urgenza e sull’improrogabilità di queste scelte. E sulle responsabilità che avrebbe un governo che scegliesse oggi, ancora una volta, di non agire per non disturbare la lobby del petrolio e dell’auto. Posso solo aggiungere che, come è accaduto per l’industria del tabacco, ci impegneremo nei prossimi anni a far pagare alle multinazionali dell’auto e del petrolio e ai governanti che le hanno pedestremente servite, i danni del disastro ambientale e della strage che stiamo subendo. Quello che possiamo garantire è che, se ci saremo ancora, saremo vendicativi.

Per ulteriori informazioni: http://www.francarame.com


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