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Tutti gli articoli di STARGATE (X-files) COME CERNOBYL
di Roberto De Bortoli
Osservatorio Etico Ambientale


I documenti tecnici del Comando delle Forze Operative terrestri Italiane nella guerra in Kosovo evidenziano i rischi di "Sindrome dei Balcani" cui andiamo incontro.
 
 

Non serve ricordare che in seguito all'incidente di Cernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986, rilevanti quantità di materiale radioattivo furono rilasciate nell'atmosfera per diversi giorni. A causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, il rilascio interessò vaste aree europee. Nel materiale depositato sul territorio Italiano erano presenti molti radionuclidi, tra cui Iodio, Cesio e Rutenio. All'epoca le zone più interessate furono il Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto (fonte: OMS). I valori più alti vennero registrati in Italia settentrionale dove, in particolare, la contaminazione da Iodio 131 nei vegetali aveva superato i valori di emergenza per la popolazione nel suo insieme fissati dalla legislazione Italiana.
Furono vietati la vendita al pubblico e il consumo di vegetali per tutta la popolazione, dal 3 al 12 Maggio 1986 (e fino al 17 per la sola Italia settentrionale), e dal 3 al 24 Maggio, fu vietato il consumo di latte fresco per i bambini fino a 10 anni e per le gestanti. Dopo il disastro di Cernobyl l'impatto radiologico sulla popolazione Italiana avvenne attraverso l'ingestione di "alimenti contaminati".
Per gli anni successivi all'incidente, l'equivalente di dose efficace della contaminazione del suolo e nelle diverse matrici alimentari è risultato uguale a -1 mSv; il contributo più importante deriva dall'irraggiamento esterno dal suolo (0,52 mSv), dovuto essenzialmente al cesio 137 (Frittelli et. al. 1989).
A questo punto vien da chiedersi quali saranno gli effetti sulla popolazione nel Meridione, nel centro e nel nord d'Italia, visto che dai balcani se tira vento sfavorevole verso l'Italia, sicuramente arrivano particelle emittenti radiazioni Alfa.

IL "SUPERSCUDO" DELL'ENEA
Queste particelle, secondo uno studio dello scienziato indipendente L.A. Dietz, possono viaggiare, portate dai venti, dai 500 Km agli 800 Km. Portata dal vento, arriva anche la sabbia del deserto e diviene lecito sospettare quindi che da quelle zone arrivino particelle da 0.3 micron, emittenti radioattività.
Se a Trieste arriva il vento che dista soli 700Km dal punto d'impatto volete che non arrivi al Sud e centro Italia? La Calabria, la Puglia sono indenni da questa piaga? Quale futuro devono aspettarsi le popolazioni che vi risiedono? Per rendersi conto dell'impatto ambientale a cui siamo e saremo sottoposti basta calcolare le distanze dal punto dei bombardamenti (Bosnia, Kosovo, Belgrado) e tracciare un cerchio per valutare direttamente quale saranno i territori a rischio contaminazione. In Italia a "difenderci", abbiamo l'Enea (Ente Nazionale Nuove Tecnologie, Energia e Ambiente) con il suo superscudo. Si sa che l'Enea ha realizzato una specie di "scudo anti-radiazioni", così lo chiamano "loro" (vedi: Corriere della Sera 27/04/2000) per difenderci dalla contaminazione radioattiva. Ma questo "Scudo" non è altro che un sistema di rilevamento a mezzo di sonde disseminate su tutto il territorio nazionale. Altro che scudo! Lo spettro che aleggia su di noi è la cosiddetta "Sindrome dei Balcani", peste che ha già colpito i nostri soldati, i volontari della Croce Rossa, quelli della Protezione Civile e uomini e donne che si sono recati a prestare aiuto durante e dopo la Guerra. Si poteva evitare tutto questo? Io penso proprio di sì, per il semplice fatto che solamente nel mese di Marzo di quest'anno, ai nostri soldati è stato consegnato un documento informativo in merito (come da un atto trasmesso ai comandi delle forze Italiane stanziate in Kosovo, Albania e Bosnia il 26 Aprile 2000), in cui si parla di provvedimenti sanitari in caso di contaminazione U238, dei proiettili scaricati dagli A-10, controcarro da 30 mm. contenenti DU in Kosovo, Bosnia, Sarajevo nelle aree in cui si trovano i soldati del contingente Europeo, compresi gli Italiani, e risalta il fatto che si considerano detti ordigni una particolare forma di rischio, sia dal punto di vista chimico che radiologico.

A RISCHIO IL CONTINGENTE ITALIANO DI PACE
Nello stesso documento e negli allegati si tratta dell'effetto delle munizioni all'uranio impoverito che, quando colpiscono un bersaglio, producono polvere radioattiva che finisce per depositarsi per circa 50 metri dal bersaglio; inoltre, i proiettili possono rimbalzare dal punto d'impatto per circa 3 Km. Nel manualetto vengono spiegate le procedure di identificazione della contaminazione, attraverso le squadre di rilevazione del terreno, e si parla del vento e della pioggia che possono contaminare i terreni e le falde acquifere. Soggetto a rischio, secondo il memorandum, è tutto il contingente Italiano di Pace. Si afferma che il rischio maggiore di contaminazione si potrà verificare in presenza di terreno secco e polveroso che favorisce il sollevamento della polvere d'uranio. Tutte le operazioni sono accompagnate dal plotone C/R con i mezzi di rilevamento. Tutte le persone che operano nelle aree dei bombardamenti devono essere dotate di mascherina anti polvere, nonché di tute monopezzo (compresi guanti e sovrascarpe) a perdere. Una volta recuperati i proiettili o altri pezzi contaminati dalla squadra NBC tutto il materiale dovrà essere depositato in un contenitore metallico munito di coperchio a tenuta, da disporre in zona custodita e appartata (possibilmente al chiuso) tale che il personale non possa avvicinarsi a meno di 5 metri. E poi dicono che l'uranio che vola sulle nostre teste sui 747-DC10 ecc., circa 500 kg per aereo, è al sicuro.

LA RACCOLTA DEI DENTINI DI LATTE
Il documento prosegue citando il tipo di proiettili al DU tipo PGU-14 da 30 mm, e cosa fare una volta reperiti sul campo di battaglia. Allora, in Italia abbiamo subito una contaminazione radioattiva significativa? Ne siamo ancora soggetti? Gli ortaggi sono stati contaminati? Sono state fatte delle analisi al riguardo sul territorio Italiano? L'Enea, con il suo sistema di rilevamento, ha individuato qualcosa? Se sì, cosa aspettano a pubblicare i dati?
Nel frattempo l'Osservatorio Etico Ambientale ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul problema e chiede l'aiuto di tutti, cittadini, associazioni, enti, media, per raccogliere i dentini da latte dei bambini e verificare se ci sia stata o meno contaminazione del territorio Italiano. Perché la raccolta dei dentini da latte? Perché è il momento di capire quale è stato l'impatto della guerra dei Balcani sul nostro territorio ed avere una "mappatura seria" della contaminazione in Italia.

AL BANDO IL RICICLAGGIO NUCLEARE
Non va dimenticato che l'Italia è circondata da centrali francesi, svizzere e da una situata in Slovenia. Dalle analisi dei dentini da latte si rileva la presenza di Stronzio 90, piombo e plutonio. Ad analisi concluse saremo in grado di capire quale è lo stato di salute della popolazione residente sul territorio Italiano, visto che questo progetto è stato sviluppato in diverse parti del mondo.
Uno studio recente, condotto in Germania su 6.000 dentini raccolti dal 1992 dalla sezione tedesca della "International Physicians for the Prevention of Nuclear War" [Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare], vincitrice nel 1985 del Premio Nobel per la Pace, ha dimostrato che la tendenza sta cambiando.
Abbiamo scritto all'Enea, ci hanno risposto che per fare le analisi da noi richieste servono 1.100.000 di lire per ogni singolo dente, noi dobbiamo raccoglierne 5.000 da tutto il territorio Italiano, fate i calcoli di quanto la nostra associazione di volontariato (O.N.L.U.S) dovrebbe spendere a fondo perduto per condurre le analisi.Sarebbe invece interessante vedere se questo istituto è disponibile ad eseguire le analisi gratuitamente, in quanto poi la cosa dovrebbe rivestire un interesse di pubblica utilità se non un interesse nazionale.
L'OEA è aperto alla collaborazione con tutti quei soggetti che vogliono fare qualcosa per modificare la situazione esistente, per mettere al bando anche in Europa il riciclaggio delle scorie nucleari, nelle armi e in campo civile.

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