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Tutti gli articoli di STARGATE (X-files) ENIGMI STRISCIANTI
di Fabio "Fox" Gariani


Rettili. Ma non è certo. Mutazioni. Ma non lo si può provare. Fole e leggende popolari si intrecciano ad attendibili osservazioni di incredibili animali serpentiformi.
 
 

Nelle verdeggianti zone di Domodossola, in provincia di Verbania, Piemonte, la gente da tempo si interroga sul mistero che avvolge una scoperta, fatta quasi per caso nel 1991 da Giuseppe Costale, dirigente del CAI (Club Alpino Italiano) locale, studioso e appassionato di mineralogia e scienze naturali. Uomo dalla salda formazione scientifica, Costale per anni ha esplorato ogni angolo delle montagne e delle zone bucoliche che si srotolano intorno a Domodossola e nelle Valli Ossolane alla ricerca sia di reperti fossili che minerali.
Il mistero, secondo le cronache locali, deve essere retrodatato di circa un anno, cioè nel 1990. In quel periodo, come è stato riportato fra gli studiosi italiani anche dall’ottimo Umberto Cordier, due escursionisti appassionati naturalisti si imbattono incidentalmente nei resti ossei di una strana creatura serpentiforme. L’area interessata è la base dell’Alpe Lusentino. I resti, che i due non riescono a identificare, sono ammucchiati in modo casuale. Viene allertato il signor Costale che si reca velocemente nella zona montagnosa per recuperare e comporre le ossa. Tornato a casa, Costale tenta di dare forma alla scoperta. Lungo una settantina di centimetri, di primo acchito, lo scheletro appare riconducibile ad un animale di origine sconosciuta dal punto di vista zoologico. Sembra comunque un rettile, o un sauro di piccole dimensioni. Il mistero si infittisce un anno più tardi, quando il due Ottobre 1991, dopo violenti rovesci di pioggia nella zona di Domodossola, Costale si trova a qualche chilometro dalla sua abitazione, a raccogliere funghi sui sentieri che portano verso il Pizzo Cronia, in località Sans Lansc. Improvvisamente, Costale si trova faccia a faccia con un essere, un animale mai prima avvistato nei lunghi anni di sue esplorazioni nella zona. Lo descriverà, in seguito, come una specie ignota di rettile, inclassificabile. Lungo circa 70 centimetri (come i resti rinvenuti un anno prima dai due turisti) la creatura si muoveva zigzagando velocemente sul terreno, i fianchi di colore grigio chiaro e il dorso dello stesso colore, ma di tonalità più scura. Costale ricorda che il muso della bestia era piuttosto appiattito, con una criniera o "cresta" che attraversava la parte superiore del cranio, ma ciò che lo impressiona maggiormente sono gli occhi: quasi "umani" e inquietanti, dissimili da quelli dei comuni serpenti. La creatura serpentiforme si fermò, fissando quasi con curiosità Costale, praticamente immobile, poi l’animale si dileguò, sparendo alla vista nel bosco vicino.
Riavutosi dallo stupore iniziale, Giuseppe Costale si mise a perlustrare l’area dell’incontro dove rinvenne altri strani resti ossei. Li portò a casa e, una volta ricomposti, scoprì che erano identici a quelli rinvenuti l’anno prima.

RICOSTRUZIONI IPOTETICHE
Che fine hanno fatto i due scheletri trovati da Costale nelle Valli Ossolane? Sono entrati a far parte della sua interessante collezione privata. In mancanza di particolari dettagli dell’anatomia e della struttura della seconda creatura, quella viva avvistata dal Costale, dal punto di vista zoologico le ricostruzioni effettuate devono essere considerate ipotetiche. Sui reperti sarebbero state condotte analisi da parte degli staff scientifici della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Milano e del Museo di Scienze Naturali (ancora Milano), in entrambe i casi con risultati non definitivi. Ma, in barba agli scettici, un rettile delle Valli Ossolane, identico a quello avvistato da Giuseppe Costale, sarebbe di nuovo apparso nel Settembre del 1992. Si tratta, dunque, di un file criptozoologico, inerente un presunto rettile più facilmente avvistabile nel periodo autunnale, per via delle condizioni climatiche che gli sarebbero più consone, quando si porrebbe alla ricerca di cibo prima dell’arrivo dei freddi invernali. Lo proverebbero altri avvistamenti nelle Valli Ossolane, avvenuti nei mesi di Settembre e Ottobre. Nella Valle Anzasca, sul finire dell’estate 1991, un esemplare rettiliforme con una grossa cresta craniale fu avvistato presso il paese di Bennio Anzino (Verbania) dal signor Giuseppe Cantonetti.

MITO E TRADIZIONI POPOLARI
Si sa, l’uomo teme i rettili. E leggende, miti, misteri, hanno costruito il mosaico del folclore popolare, a base di draghi, basilischi, rettili giganti. Ora, esistono tracce di verità nelle leggende delle Valli Ossolane? Ci ha aiutato la dottoressa Angela Casagrande, della Biblioteca del Museo di Scienze Naturali di Domodossola, "Gian Giacomo Galletti", ove non mancano riferimenti a leggende e testimonianze associate ad avvistamenti di rettili misteriosi. Nei pressi di Albogno, paesino ossolano, ad esempio, si nasconderebbe abilmente il Sarpen gatt, il serpente-gatto. Al di là del nome, che evoca una sorta di ibridazione biologica, il Sarpen gatt dalla fervida fantasia popolare dei secoli passati era sempre stato posto in correlazione con i sabba delle streghe che videro spesso, come riportano le cronache dell’Inquisizione, il loro quartier generale nella zona. A chi si avventuri alla ricerca di questa creatura gli anziani raccontano ancora oggi che sotto le sue spoglie di rettile si celerebbe una strega e la leggenda vuole che in particolari notti estive di luna piena la creatura emerga dalla sua tana, vagando tra i boschi. In un paesino della Val Vigezzo, presso Cossogno, la gente ama raccontare di un altro rettile misterioso: la Spersuria, sorta di creatura malevola il cui morso ha il potere di paralizzare le mucche e le capre, alle quali succhia avidamente il latte, infettandole successivamente con il suo veleno. Storie, simili a quelle del folklore lombardo e dell’Emilia Romagna, che parlano della Serpe lattona.

IL SERPENTE CON GLI OCCHIALI
Non lontano, nei boschi di Dissimo, si può incontrare un temibile rettile, il cui comportamento rievoca i poteri del mitico basilisco: è il Sarpent dai vgiài, il Serpente con gli occhiali, animale capace, grazie ai suoi grandi occhi cerchiati, di far abortire tutte le donne che, sfortunatamente, incrocino il suo sguardo. Sinistri racconti del genere si rinvengono nella copiosa letteratura mitologica della Valle Vigezzo e dell’Ossola. Dal corpo allungato, testa e occhi più grandi della media degli altri ofidi... quasi umani e intelligenti (analogia con l’avvistamento del signor Costale n.d.a.), questo rettile viene segnalato frequentemente da turisti e naturalisti, ma con descrizioni testimoniali ancora molto frammentarie e contraddittorie. Fra i casi più interessanti, quello che coinvolse nel 1979 un cacciatore di Cannobio che vide questo rettile a distanza ravvicinata presso il Piano delle Streghe, sotto il Gridone vigezzino. L’uomo raccontò che l’animale emanava già a una certa distanza un odore nauseabondo. I suoi cani fuggirono terrorizzati lasciandolo solo con il rettile. Colto da violenti conati di vomito, il cacciatore non riuscì nemmeno a imbracciare il fucile per fare fuoco sul rettile, che lo fissava.
Qualche tempo dopo, un altro cacciatore giunto a pochi passi dalla tana del presunto rettile non riuscì a sparare tanto era disgustoso l’odore che l’animale emanava. Come ha ricordato lo studioso Remigio del Sindaco, di Cosasca: "... queste creature erano, o sono ancora, rettili dalla cresta enorme e ricoperti di squame rosse. Le loro tane sono identificabili perché hanno base quadrangolare nell’erba". Un rettile crestato viene segnalato, durante la bella stagione, nei boschi di Folsogno: è il Sarpent de la cresta, il Serpente con la cresta. La descrizione rilasciata da alcuni sbalorditi testimoni ricorda con precisione un dinosauro crestato in miniatura. La tradizione narra che il Serpente con la cresta dimorerebbe da sempre in uno scuro anfratto chiamato Giavina de la Bisàa; il suo morso velenifero sarebbe letale per animali e uomini e il suo sguardo ricorda quello del già citato basilisco: fissando negli occhi la vittima, il Serpente con la cresta lo ipnotizzerebbe per poi attaccarlo all’improvviso. Certe descrizioni gli attribuiscono quattro piccole ali attaccate ai lati del corpo. Esperti erpetologi ritengono che le creste siano frutto della desquamazione, mentre il Serpente-gatto sarebbe una grossa biscia adusa ad ingoiare roditori di campagna. Anche le vipere rientrano in questo calderone leggendario. Si narra della vipera nera con la cresta, chiamata anche Galett, corta e impacciata nei movimenti. Vivrebbe nelle montagne che cingono la Val Grande. Il rettile aggredirebbe le sue vittime dopo averle annichilite mediante una specie di "profumo" soporifero. Per evitare questi rischi i locali che si avventuravano nella Valle erano soliti portare nelle tasche mozziconi di sigaro, oppure masticavano tabacco, il cui gusto acre avrebbe tenuto lontani gli sgradevoli effetti del Galett.

ACCANTONANDO IL FOLCLORE
Non mancano, in questo scenario di tradizioni ossolane, risvolti meno inquietanti. A Gurro e in località limitrofe, anche nel fitto della boscaglia e nei pascoli, le donne camminavano sempre a piedi nudi. Presso l’Alpone di Gurro, un rettile misterioso, ma benevolo, costituiva una indefinibile presenza per gli alpigiani che sicuri e sereni si rifornivano alla sorgente del Pian du bui dove l’acqua sgorga ancora oggi ribollendo dalla roccia, dotata, si dice, di poteri benefici, grazie alla presenza di una lunga e sottile biscia che da decenni fa da "sentinella" del posto. E, sempre a Gurro, si narra di un grande essere avvistato più volte nelle acque del rio Calagno una trentina di anni orsono e del tutto simile al celeberrimo Nessie... il "mostro" di Loch Ness in Scozia. Leggende, verità o fantasie popolari? In ogni modo è importante ricordare che un’attenta ricerca e disamina dei miti e delle tradizioni popolari del nostro Paese potrebbe sollevare davanti ai nostri occhi curiosi, ma obiettivi, un mondo totalmente nuovo e affascinante, che la scienza non vuole studiare, accantonandolo, semplicisticamente, nello schedario del folklore. Per noi il sentiero, fra i tanti, è uno solo: la verità è ancora tutta da scoprire...

Si ringrazia per la collaborazione Umberto Cordier

Per saperne di più

SOCIETÀ INTERNAZIONALE DI CRIPTOZOOLOGIA
P.O. Box 43070 - Tucson, Arizona 85733 (USA)

GRUPPO CRIPTOZOOLOGIA ITALIA
Centro Parchi Internaz. - Via Tito Livio, 12 - 00136 - Roma
Tel. 06/35403339 - 06/35403253 - E-mail: posta@pna.it

SOCIETÀ FORTIANA
Umberto Cordier, Casella Postale 269, I-17100 Savona (SV)

Per leggere e ricercare

Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità del Piemonte - di Massimo Centini
Newton Compton Editori - 311 pp. £. 30.000

Per informazioni

Museo "Gian Giacomo Galletti" c/o Palazzo S. Francesco
P.zza Convenzione, 10 - 28037 - Domodossola (VB)
Tel. 0324/242232

Biblioteca Civica
Via Paolo della Silva, 24 - 28037 - Domodossola (VB)
Tel. 0324/242232

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