
UNA GUERRA SILENZIOSA
di Wendy D'Olive

Il fronte "eretico" degli scienziati si schiera contro il fronte "ortodosso" che vuole l’Hiv come causa dell’Aids. Perché le multinazionali farmaceutiche non erano a Durban.

Entro la fine di quest’anno l’Aids avrà reso orfani 13 milioni di bambini. Ogni giorno circa 30.000 bambini muoiono per malattie o cause prevenibili. Ogni minuto sei giovani sotto i 25 anni sono infettati dal virus Hiv. Questo lo spettrale scenario presentato dal segretario dell’ONU Kofi Annan, cifre stimate dal rapporto annuale dell’Unicef.
Aids, per debellarlo occorrerebbero dai quattro ai sei miliardi di lire. In Italia il 70% delle persone sieropositive che si trovano in carcere (oltre sei mila detenuti malati) non hanno accesso a cure. Per quanto riguarda la restante percentuale, molti sono exracomunitari che hanno diritto ai farmaci statali, solo in caso di urgenza e se in regola con i permessi di soggiorno. Il problema, da affrontare congiuntamente ai legislatori dei paesi d’origine, si lega inesorabilmente con i programmi di cooperazione di sviluppo. L’ennesimo allarme lanciato a Durban, mette in risalto cifre agghiaccianti: 44 milioni di donne non ricevono alcuna assistenza durante e dopo la gravidanza, cinque milioni di neonati l’anno non sopravvivono. Forse una fortuna, rispetto ai molti che, contagiati dalla stessa madre, combattono con il virus e con malattie come rachitismo, tetano e infezioni respiratorie causati dalle scarse condizioni igieniche e dalla denutrizione. Forse una fortuna, rispetto ai bambini arruolati nelle milizie e testimoni di stragi fra etnie vicine oppure scampati ai traffici di prostituzione. Vittime innocenti, sulle quali pende una condanna - per molte una sperimentazione su larga scala - legata agli interessi delle multinazionali farmaceutiche, le stesse che per paura di rappresaglie hanno disertato la conferenza sudafricana. Lo stesso presidente del Sudafrica Thabo Mbeki aveva affermato alcuni mesi fa che le medicine occidentali, come l’Azt, non risultano efficaci per la popolazione africana. Ok, esportiamo medicine non scadute ribassandone i prezzi, ma esportiamo anche informazione attraverso personale specializzato che trasferisca conoscenza ed esperienza a formare delle équipe che possano intervenire nei villaggi per prevenire e sconfiggere così a monte l’infezione. Ma forse è proprio questo che non si vuole: rendere un popolo autonomo e permettergli di arginare la malattia scoprendola in fase iniziale o di sperimentare trattamenti alternativi home made derivati da erbe e elementi locali come quelli proposti a Durban dagli stregoni zulu. Tradizioni locali basate su rimedi a volte semplici, ma efficaci nei risultati, che forse si reggono sull’alchimia tra desiderio di guarire del malato e il potere carismatico d’amore del guaritore. Comunque una rivincita.


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