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Tutti gli articoli di STARGATE (X-files) UN REBUS A "SEI DITA"?
di Fabio "Fox" Gariani


Potrebbero essere alieni. Ma non lo sono. Almeno secondo gli storici. In quattro dipinti, l’incredibile esadattilismo - simmetrico e uniforme - dei soggetti sacri.
 
 

Correndo sulla strada che porta a Cuneo, in Piemonte, si viaggia verso un enigma storico. Un mistero che è legato all’arte e, al contempo, a un rebus. Imboccando il percorso che conduce lungo tutta la Valle Varaita fino a Casteldelfino, si prosegue verso Pontechianale, una frazione del paesino di Maddalena, praticamente quasi alle falde del Monviso. La frazione di Maddalena è la sede dello sparso comune di Pontechianale. Qui, nell’antica chiesa, si conservano quattro grandi e notevoli dipinti che ritraggono con notevole bellezza artistica i quattro evangelisti. Avvolta dalle nebbie del mistero, la loro origine, secondo gli studiosi locali, è piuttosto incerta, collocabile nel segmento temporale del XVII secolo. Da un’attenta disamina di alcuni storici dell’arte gli autori dei dipinti sarebbero stati due, ma di uno solo è leggibile la firma nel dipinto che riproduce San Luca: Francesco Maria Ravizza.

ESADATTILIA ANTELITTERAM...
Qual'è il vero mistero che gravita all’interno della Chiesa di S. Pietro in Vincoli a Pontechianale? Perché tutto questo interesse per opere che, secondo gli esperti, hanno un valore artistico modesto? I dettagli anatomici delle figure degli evangelisti mostrano delle anomalie, possibili "mutazioni": le mani e i piedi di tutti e quattro i santi posseggono sei dita. La scoperta, rilevata e segnalata per la prima volta dal ricercatore Roberto D’Amico, ha intrigato gli studiosi. L’esadattilia, la malformazione che consiste nella crescita di un dito in più nelle mani o nei piedi di un essere umano, risulta in modo macroscopico nella mano destra di S. Marco e nel piede sinistro di S. Luca. L’evidenza è sconcertante e riporta per un istante allo storico e aspramente dibattuto Santilli Footage, il filmato di un’autopsia eseguita su un presunto cadavere alieno, associabile, o meno, all’incidente di Roswell. Le immagini, si ricorderà, evidenziavano la presenza di sei dita ai piedi e nelle mani dell’essere. Analogie o casualità?
Come possiamo spiegare il mistero di Pontechianale e dei suoi santi a sei dita, oggi chiaramente visibili nella chiesa di S. Pietro in Vincoli? In prima battuta si potrebbe pensare a un errore nel processo di pittura, condotto da uno dei due autori, ma risulta assai difficile credere che possa essere stato ripetuto per quattro volte! Approfondendo le ricerche, D’Amico "raccolse" in paese voci e leggende che hanno indotto a ritenere che gli autori degli affreschi abbiano in qualche modo riprodotto il difetto anatomico dai "modelli originali", cioè dalle persone che si prestarono ad essere ritratte.

QUALCHE SPIEGAZIONE
È importante menzionare in questo contesto che l’esadattilia, malattia nota alla scienza medica anche se abbastanza rara, è un fenomeno mutante che ha indotto nell’arco dei secoli credenze, superstizioni e leggende più o meno oscure. Generalmente, chi nel passato possedesse sei dita ai piedi o nelle mani era da considerare un alleato o un "messaggero" del lato oscuro, in associazione a forze demoniache.
In taluni casi l’esadattilismo si collegava alla presenza di culti stregoneschi o satanici nella zona in cui viveva il malcapitato che ne era stato colpito, con conseguenze per lui altresì dannose. In tempi ancora più antichi, ne giunge conferma sinanche da testimonianze riportate nella Bibbia, in un passo citato nel II Libro di Samuele (21,20): "... vi era un uomo di grande statura che aveva sei dita per ogni mano e sei dita per ogni piede, in tutto ventiquattro; anch’egli discendeva da Rafa. Oltraggiò Israele, ma Gionata, figlio di Simeià, fratello di Davide lo abbatté." Già da tempi biblici, quindi, appare palese che la presenza di esseri umani con sei dita venisse interpretata come un’emanazione del male, che i soggetti venissero banditi o addirittura cacciati dai "normali", allontanati dalla loro comunità.
E anche per il mito dei Giganti, vale il nostro percorso cognitivo: a questa razza antica, composta da creature frutto dell’unione carnale tra gli angeli decaduti e le donne della Terra, venne data connotazione negativa. Per altre tradizioni, invece, chi nasce affetto da esadattilia sarà un uomo o una donna fortunato, ottenendo, da questa propria anomalia biologica, potere, conoscenza e ricchezza in ogni campo.

ALTRI CASI, ALTRI MISTERI
La presenza di quel dito in più ha influenzato credenze di ogni genere. Lo abbiamo accennato. E vanno ricordati aspetti che si collegano in qualche modo, seppur concettualmente, con il mistero dei santi a sei dita di Pontechianale. Un’analogia simile è presente anche in Spagna, a Barcellona nella regione della Catalogna. Qui, all’interno dell’imponente e svettante struttura architettonica della Sagrada Familia, creata dall’architetto Gaudì, il visitatore resterà ammaliato dalla sconcertante bellezza del bassorilievo de La strage degli Innocenti di Lorenzo Matamala.
L’artista vi realizzò un soldato legionario romano, armato di tutto punto, che mostra chiari segni di esadattilismo nei piedi. Matamala, si apprese in seguito, si ispirò all’anomalia presente negli arti inferiori di un cameriere vivente nella città stessa. Proiettiamoci ora in un monastero del Tibet. Qui i monaci conservano un’interessante e controversa reliquia criptozoologica: un’enorme mano mummificata dotata di sei lunghe dita. La storia la vuole associata al famoso Yeti himalayiano che i buddhisti credono si aggiri nelle catene montagnose locali. E, infine, ancora in Italia, stavolta in Trentino Alto Adige: presso la chiesa di Burgusio, nella zona di Malles Venosta, in provincia di Bolzano, si può ammirare un curiosa scultura di una creatura simile a un folletto che occhieggia verso i visitatori. Le piccole mani sono anch’esse dotate di sei dita, finemente lavorate e cesellate nella roccia.

Per informazioni
Chiesa di S. Pietro in Vincoli (parrocchia locale)
Pontechianale, Località Maddalena (Cuneo)
12020 - Tel. 0175/950181

MUTAZIONI ED ECCEZIONI BIOLOGICHE
In sintesi, la mutazione è la variazione del patrimonio ereditario di un organismo, trasmissibile alla discendenza e capace di produrre dei cambiamenti morfologici nell’organismo (nel nostro caso l’esadattilia, n.d.a.). Le mutazioni possono essere spontanee o indotte da agenti mutageni fisici (le radiazioni), chimici o biologici (i virus). Una mutazione, dunque, è una modificazione rara e stabile del materiale genetico di un essere. Una regola grossolana per scoprire una mutazione in un organismo è quella di accertare che il sospetto carattere mutante non si trovi nei consanguinei. In natura, non è facile applicare tale criterio di analisi per diverse popolazioni - tra cui la razza umana. Lo è invece con popolazioni incrociate sperimentalmente. Ad esempio, nel 1910, in una grande coltura di un ceppo di Drosophila con occhi rossi, il dottor Morgan, biologo, rinvenne un maschio vivo con occhi bianchi. Dall’analisi degli incroci, lo scienziato scoprì che il carattere era ereditario: infatti esso si presentava nella metà dei nipoti maschi del variante originario. Dal momento che le mutazioni sono molto rare, il ricercatore deve essere in grado di studiare attentamente popolazioni ampie e di ottenere che la preziosa "eccezione" biologica si riproduca in poco tempo.
Di conseguenza, per studiare il processo delle mutazioni, molti genetisti hanno usato dei sistemi biologici relativamente semplici, ovvero i Procarioti e gli Eucarioti aploidi, quali le muffe. Il processo di modifica avviene attraverso due tipi di agenti mutageni: quelli fisici e quelli chimici. I primi sono associati alle radiazioni elettromagnetiche, alcuni tipi di particelle (i neutroni per esempio, n.d.a.) e la stessa temperatura. I primi chiari effetti mutageni sono stati ottenuti con radiazioni X. Anche altre forme di radiazioni elettromagnetiche, in particolare i raggi ultravioletti, in certe circostanze possono produrre mutazioni. Ma poiché i raggi UV hanno un basso contenuto di energia, essi penetrano meno in profondità nei tessuti. Il secondo fattore di mutazione è quello fisico. Gli agenti di questo tipo inducono mutazioni in quanto forniscono l’energia necessaria per rompere i legami chimici preesistenti o quella necessaria per formare dei legami anomali di DNA o in altre molecole circostanti. L’attivazione di queste altre molecole mediante mezzi fisici consente loro di reagire metabolicamente con il DNA determinando un’alterazione della sua struttura.

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