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Tutti gli articoli di STARGATE (X-files) LE ROVINE DIMENTICATE
di Scott Corrales


Inquietanti segni inviati dagli dei: colonne ardenti nel cielo, scudi volanti, specchi che facevano vedere le stelle. I codici Nahuatl e i giganti che edificarono Teotihuacan.
 

Immaginate che gli agenti Mulder e Scully di X-Files siano vissuti 500 anni fa in Messico: l’imperatore Montezuma Xocoyotzin avrebbe potuto incaricarli di scoprire la verità che si celava dietro l’impressionante numero di eventi paranormali che affliggeva la potente civiltà azteca nei primi del XVI° secolo e che potrebbero essere considerati come la più antica ondata UFO delle Americhe. Il "Codex Florentino", una cronaca dei principali eventi della storia azteca compilata dal frate francescano Bernardino di Sahagun, basata sulle testimonianze dei nativi, indica la presenza di un’intensa attività paranormale in Messico fin dal 1502, anno della salita di Montezuma al trono. Dieci anni prima della conquista spagnola, gli indigeni increduli videro un gigantesco pilastro che, giorno e notte, fiammeggiava all’orizzonte. Questo pilastro, secondo i testimoni, "sembrava ancorato al cielo", ed assumeva una forma vagamente triangolare. Il prodigio durò un anno. Il fenomeno ricorda la biblica colonna di fuoco che accompagnò gli Ebrei nella loro fuga dall’Egitto.
Un secondo presagio fu l’improvviso incendio che rase al suolo il Tempio di Huitzchilopotchli. Questo "fuoco di origine ignota" bruciò completamente l’edificio, con la stessa intensità dei nostri odierni ordigni incendiari. L’incendio, di evidente origine artificiale, fu un vero colpo per la psiche degli Aztechi. Il terzo presagio, la distruzione del Tempio di Xihutechutli, avvenne a causa di un "raggio" che cadde dall’alto in un giorno di nebbia. Anche questo tempio venne completamente distrutto. Il quarto e forse più importante presagio descrive invece delle "comete che volavano nel cielo in gruppi di tre" producendo un suono tintinnante nella loro scia. Anche se si fosse trattato di semplici bolidi o meteoriti, molto spesso gli attuali investigatori di fenomeni ufologici hanno documentato casi di UFO che si dividono in tre parti per poi riunirsi, che lanciano scintille e che emanano un suono ronzante o tintinnante. Il quinto presagio fu lo straripamento di un lago senza precedenti piogge o temporali. Le acque si agitarono e si innalzarono improvvisamente, ricoprendo case e templi, spargendo dolore inenarrabile. Il sesto presagio, il più inquietante, si è radicato nel folklore messicano ed è piuttosto noto. I moderni UFO flaps, o periodi di intensa attività paranormale, includono rapporti su mostri che vagano nelle campagne, spesso protetti dall’oscurità notturna. Durante questo fenomeno, di notte si udiva una voce di donna che piangeva e implorava con tono stentoreo: "Figli miei! Tutto è perduto... dove vi nasconderò?" Questa terrificante figura spettrale, nota come "La Llorona" (La piangente) ha rappresentato l’equivalente messicano dell’Uomo Nero per molte generazioni, e non sono rari rapporti di avvistamento anche recenti. Gli storici la identificano con la dea azteca Cihuacoatl, ovvero "Colei che grida di notte". Il particolare suggerisce che si tratti di un fenomeno paranormale ricorrente, non dissimile da resoconti provenienti da altre parti del mondo, apparentemente infestate da una o più particolari entità (come il Sasquatch, lo Yeti, i mostri lacustri d’Europa e d’America o le sirene delle latitudini artiche).

GLI ASTROLOGI DI MONTEZUMA
Anche il settimo e l’ottavo presagio riguardano creature di tipo paranormale, sebbene una sia meno spaventosa dell’altra. Le cronache riferiscono che un uccello alato, di un genere mai visto prima in Messico, venne catturato da alcuni pescatori del Lago Texcoco e portato all’imperatore Montezuma. Il volatile, simile a una cicogna o a un cigno, aveva sulla testa una sorta di specchio rotondo attraverso il quale si vedevano chiaramente le stelle, in particolar modo la costellazione dei Gemelli. Tale creatura, ovviamente, venne giudicata dagli astrologi di Montezuma il più terrificante e disastroso presagio fino allora inviato. Ma l’imperatore era impavido, così guardò una seconda volta nello "specchio" (forse un monitor televisivo?) e vide un grande numero di persone bardate come per andare in guerra, a cavalcioni di strani animali simili a cervi (gli Aztechi non avevano mai visto un cavallo). Vennero chiamati diversi saggi perché esaminassero la strana creatura ma, come sempre accade nel caso di entità paranormali, il misterioso uccello svanì nel nulla. L’ottavo presagio coinvolgeva i mostruosi uomini a due teste noti come Tlacanzolli (letteralmente, in lingua Nahuatl, "uomini divisi"). Visti in molti luoghi ed in diversi periodi in tutto il regno azteco, si credeva il loro apparire annunciasse importanti cambiamenti e il nuovo tipo di esseri che avrebbe abitato tale mondo. In più occasioni questi mostri vennero catturati e trasportati nel palazzo imperiale (immaginate il Bigfoot in catene portato alla Casa Bianca!). Confermando le caratteristiche tipiche degli esseri paranormali, queste creature si dissolvevano nell’aria prima che gli studiosi dell’Accademia Nazionale delle Scienze di allora riuscissero a sezionarle. La conferma di questi eventi sovrannaturali, che culminarono nella conquista del Messico da parte di Cortes, ci viene dai loro acerrimi nemici, i Tlaxcalans, che si allearono con gli invasori e cementarono la loro alleanza attraverso matrimoni misti tra donne Tlaxcalans e Conquistadores. Per più di un anno l’orizzonte si colmò di una strana luminosità che riempì gli indigeni di terrore. Al fenomeno non si trovò alcuna spiegazione e tantomeno alla "nube a forma di imbuto" che si alzò dalle alture della Sierra Matlalcueye fino al cielo. La presenza di un presunto disco volante è confermata anche da due codici Nahuatl: nel 1492 una serie di tremendi terremoti ed un’eclisse solare vennero seguiti dalla comparsa del temuto Moyohualitohua ("Colui che parla nella notte") un enorme "scudo" che tuonava orrendi avvertimenti agli Aztechi ed ai loro sudditi. Per quanto impressionanti possano sembrare, tali avvenimenti si riducono a mere curiosità tenendo conto che il Messico, migliaia di anni prima degli Aztechi, può essere stato visitato da quegli stessi esseri che, più tardi, gli Aztechi avrebbero considerato come i propri Dei.

DEI E GIGANTI
Arrancare nei campi di maguey e nella vegetazione spoglia verso il complesso piramidale di Teotihuacan è quanto di più simile a trovarsi su di un altro pianeta possa capitare al turista comune. Persino in una bella giornata di sole si percepisce chiaramente una certa estraneità nel paesaggio che fa sembrare vagamente spaventose le gigantesche piramidi del Sole e della Luna. In una giornata nuvolosa, l’intera zona e le montagne circostanti sembrano essere state concepite seguendo le descrizioni dei terrificanti regni ultraterreni immaginati da H.P. Lovecraft.
Migliaia di turisti visitano Teotihuacan ogni anno, decine di migliaia di cartoline e libri che descrivono questo complesso vengono vendute in tutta la nazione ed oltreoceano, eppure, non sappiamo ancora chi costruì la metropoli di pietra. Gli Aztechi avevano una vera venerazione per questo luogo, che chiamavano "La città degli Dei" non riuscendo infatti ad immaginare chi, se non i numi, potesse aver eretto qualcosa di simile. Il terrore superstizioso impedì agli Aztechi di occupare Teotihuacan e, quando vi giunsero i Conquistadores, il luogo era coperto da densi strati di fango alluvionale. Gli storici affermano che il complesso monumentale venne edificato intorno al 200 d.C. e che venne saccheggiato dai Toltechi nell’856 d.C. Ma alcune prove dimostrano che le piramidi messicane sono molto più antiche di quanto dichiarino gli studiosi. Secondo l’archeologo britannico H.S. Bellamy, per gli scavi di Teotihuacan fu necessario rimuovere strati di terreno che misuravano più di un metro di spessore ciascuno. Lo stesso Bellamy crede che la costruzione delle piramidi risalga approssimativamente al 5.000 a.C.
Il mistero dell’origine di Teotihuacan nelle antiche tradizioni viene risolto con la presenza delle divinità (visitatori dallo spazio?) e degli onnipresenti giganti, apparsi prima o poi in tutte le culture del mondo. Un testimone dei tempi coloniali, Fernando de Alba Ixtilxochitl, riferiva nei suoi scritti che "esistevano giganti nella Nuova Spagna (il Messico): le loro ossa si possono trovare ovunque. Gli storici Toltechi li chiamano Quinametzin e narrano che contro di loro sono state combattute molte guerre e che hanno causato grande dolore in questa terra...". Ossa gigantesche, dunque, forse appartenenti a mastodonti o altri mammiferi, ma descrizioni di creature chiaramente non umane abbondano nelle antiche cronache. Fray Andreas de Olmos, citando fonti indigene, sottolinea l’origine "divina" di questi giganti: "I quattro Dei crearono i giganti, uomini molto alti, dotati di forza sufficiente a sradicare gli alberi con le mani... gli Indios hanno di loro impressionanti ricordi e li chiamano Quinametzin Huetlacame, che significa ‘uomini grandi e deformi’". Il cronista delle colonie aggiunge un curioso dettaglio: i giganti avevano paura di cadere, perché gli era impossibile rialzarsi (forse a causa della forza di gravità terrestre?).
Secondo la tradizione, i giganti furono incaricati di realizzare i monumenti di Teotihuacan per scopi ignoti. I codici Nahuatl arrivano a menzionare un loro re, Tlatlotl, "che costruì grandi cose e venne considerato un Dio". E una ulteriore cronaca descrive come Xelhua, un altro gigante, costruì una colonna artificiale "di forma piramidale". Stranamente, il Codice Vaticano 3738 raffigura proprio uno di questi giganti.

RESTI DI CREATURE GIGANTESCHE
La presenza di giganti nell’ufologia contemporanea, soprattutto in America Latina, non può venire sottovalutata: esistono alcuni rapporti che parlano di creature alte più di tre metri e mezzo, avvistate in Brasile ed in Argentina. Potrebbe trattarsi di esseri di altri mondi affini ai giganti che costruirono le imponenti piramidi messicane? Lo scrittore francese Michel Cargese ha esplorato l’aspetto del fenomeno che vede i giganti come maestri-costruttori ed ha fornito come prova un set di attrezzi preistorici scoperti ad Agadir, in Marocco: il set di strumenti, vecchio di 300.000 anni, era stato concepito per venire usato da un operaio con le mani di un uomo alto circa quattro metri e mezzo. Cargese aggiunge che anche le altre opere ciclopiche sparse in tutto il globo sono state il frutto del lavoro manuale dei giganti.
Per timore che il lettore confonda tutto questo parlar di giganti con le dicerie che permeano parecchi articoli di criptoarcheologia, sarebbe importante far notare che resti fisici di creature gigantesche si continuano a rinvenire anche ai giorni nostri. Nel 1975, l’ufologo messicano Pedro Ferriz visitò la città di Calvillo, ad Aguascalientes sulla costa del Pacifico, per esplorare alcuni antichi petroglifi appartenenti a Victor Martinez, un proprietario terriero locale. Martinez non sapeva cosa pensare dei petroglifi, che reputava portassero cattiva sorte proprio come "la storia dei giganti". Ferriz gli chiese di spiegarsi meglio e Martinez disse che tempo addietro, mentre arava il campo, aveva rinvenuto le ossa di due uomini di incredibile altezza. Martinez allora andò nel paese di Calvillo per notificare alle autorità il suo ritrovamento, solo per essere accusato dell’assassinio dei due giganti dalla polizia, che voleva imprigionarlo! Venne fissata la cauzione, Martinez la pagò, ritornò alla fattoria e incenerì le ossa.

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