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Tutti gli articoli di STARGATE (Atlante) ECCE OMO
di Lily Familiari Ayo


Il megaraduno degli omosessuali pone un interrogativo:
la nostra società è intollerante? Nei "paesi civili" fino a 30
anni fa i gay venivano arrestati o internati in manicomio.

 

La caccia alle streghe non è finita, mai. Lo scorso mese di Giugno il Vaticano si era espresso negativamente sullo svolgimento del "World Gay Pride", la manifestazione per l’orgoglio omosessuale a Roma. "Nessuno può pretendere che la Chiesa dica che è cosa giusta ciò che secondo la legge naturale e secondo la legge evangelica ritiene ingiusto, anche in materia di omosessualità", ha affermato il Cardinale Segretario di Stato della Santa Sede, Angelo Sodano. "La Chiesa - continua Sodano - non rinuncia mai a diffondere sentimenti di pace e di misericordia ad imitazione di Cristo. Ma, mai a discapito della verità. Per questa vicenda continuiamo a sperare nel buonsenso". Ma, allora, perché tante polemiche? In natura, le razze animali esprimono spesso atteggiamenti omosessuali. Lo stesso accade presso tutte le culture umane più antiche. In quanto ai Vangeli, lo sostengono persone di cultura - appare chiaro che sono permeati solo dal messaggio di amore e fratellanza del Cristo, mentre non vi si fa menzione alcuna all’omosessualità; men che meno come peccato.

GIOCARE CON LE BAMBOLE
Sono cadute milioni di persone, sulla strada della comune morale, che nel corso dei secoli ha cambiato bersaglio, dirigendo i suoi strali di volta in volta contro gli Ebrei, le minoranze etniche, le donne, le persone di colore, i poveri, gli handicappati, i grassi, i vegetariani, gli animalisti, gli extracomunitari e tanti altri. Tra tutti, gli omosessuali godono di un "trattamento speciale": non solo emarginati in quanto amano individui del loro stesso sesso, ma vittime di una terribile opera di discredito. Così, bieco moralismo e razzismo strisciante provvedono al sistematico lavaggio del cervello delle masse, con o senza il concorso dei media. Programmi televisivi, film, spot pubblicitari bombardano le nostre menti di messaggi subliminali e input sempre più aggressivi. Si parte dall’infanzia, e dalla famiglia: il bambino deve giocare alla guerra, portare i capelli corti e farsi servire dalla mamma; la bambina deve giocare con le bambole e le carrozzine, imparare subito che il suo destino implica far figli, lavare i piatti e cucinare. Se un bambino tocca una bambola che non sia ricoperta di muscoli e armi, i genitori cominciano a preoccuparsi e cercano un bravo psicologo che lo curi. E così inizia la programmazione.

MATRIX E IL GRANDE DITTATORE
Già in età adolescenziale, la ragazza deve essere preda e l’uomo, il vero uomo, cacciatore, che non deve mai chiedere, mai piangere, deve essere aitante e a volte anche traditore: più donne, più virilità. Eppure, è normale che una squadra sportiva celebri una vittoria o un goal segnato abbracciandosi, baciandosi e saltandosi addosso, ma se fuori dal campo un uomo accarezza un amico, magari per consolarlo, le reazioni potrebbero essere deleterie. Fortunatamente, tra le donne si è mantenuta intatta l’idea di contatto fisico quale calore umano. La maggioranza però detta legge; e il comune senso del pudore, la convenzione, decidono per tutti. Nel tragicomico linguaggio propostoci dai mass media, spesso sfugge il messaggio ipocrita degli spot pubblicitari. La donna che reclamizza i pannolini tenendo in braccio il neonato porta sempre la fede al dito, per farci subliminalmente realizzare che solo una donna regolarmente sposata è degna di essere mamma. E il cinema in TV? Le scene di sesso sono ormai d’obbligo e nessuno ormai protesta più alla visione di corpi nudi avvinghiati e sudati, a qualsiasi ora. Ma, se si trattasse di amore omosessuale, la scena verrebbe catalogata come pornografia e quindi sforbiciata, oppure trasmessa (forse) in seconda o terza serata con il bollino rosso. Nei film, l’omosessuale non è quasi mai protagonista, a meno che la trama non tratti l’argomento specifico o abbia una venatura comica. Perché non è possibile vedere un film poliziesco in cui il protagonista torna a casa dal lavoro e trova il suo compagno ad attenderlo, invece della moglie? Forse qualcuno teme che la gente capisca che gli omosessuali non sono pervertiti dediti alla vita notturna come vorrebbero farci credere, ma persone: poliziotti, medici, stelle dello spettacolo, politici, impiegati, militari e campioni dello sport. Basti pensare al più grande tuffatore del mondo, l’americano-samoano Greg Luganis, che con la sua pubblica ammissione (il famoso "outing") contribuì alla causa di centinaia di migliaia di persone emarginate. O a Martina Navratilova. Pensare con la propria testa, avere il coraggio di dirlo a gran voce, è difficile.
La lotta, per tutti noi, è ancora lunga. La lotta per far accettare quello che si è e che vorremmo pubblicamente essere: donne e uomini liberi. Tentiamo di uscire da Matrix, dal mondo preconfezionato da qualcuno che vuole assimilarci, inghiottirci nello stile di vita del Grande Dittatore. Stacchiamo i tubi che ci connettono alla sua mente corrotta, diamo un’occhiata al mondo reale. Sarà doloroso? Forse. Ma è l’unico modo di crescere e vivere.

LAGER E MANICOMI
Sembra incredibile che fino a 40 anni fa negli USA alle persone di colore si vietasse l’ingresso a locali pubblici, strade ombreggiate, bagni, fontanelle e mezzi di trasporto. Ignobili imposizioni, che con il crollo dell’apartheid in Sudafrica e soprattutto grazie ai movimenti di liberazione, sono state de jure eliminate per le popolazioni di colore, ma in parte valgono ancora de facto per gli omosessuali. Certo, il miope, avvolto nel vischioso liquido amniotico di Matrix, potrebbe sollevare obiezioni, solo perché non riesce a vedere oltre la finta realtà abilmente programmata. Quale è la realtà?
Il 30-40% dei giovani che vivono per strada sono adolescenti cacciati di casa a causa della loro omosessualità. Il 30% dei suicidi tra giovani è motivato dall’omosessualità. Ai gay viene negata la custodia dei figli o i diritti di visita, vengono sfrattati o viene appiccato il fuoco alle loro abitazioni, sistematicamente picchiati o uccisi. Tra i milioni di vittime del nazismo figurano migliaia di omosessuali, raramente commemorati. Joseph Kohout, prigioniero numero 1896, aveva 24 anni quando fu internato a Flossenburg, dopo che uno della Gestapo trovò la foto di un ragazzo con una sua dedica di "eterno amore". Kurt von Ruffin, popolare attore della Berlino degli anni ’30 fu arrestato, rilasciato, riarrestato, torturato e castrato. Il paragrafo 175 del codice criminale tedesco imponeva l’imprigionamento di qualsiasi "uomo che commetta atti osceni e lascivi con un altro uomo" (nessuna menzione per le lesbiche, sebbene risultino dati di persecuzioni su donne). Il paragrafo 175 è rimasto in vigore nella Germania occidentale fino al 1969. Le vittime dei campi non hanno mai ottenuto un risarcimento e gli anni di lager sono stati detratti dalla loro pensione. Alcuni, sopravvissuti alla barbarie nazista, furono nuovamente incarcerati nel dopoguerra. Solo nel 1973 la American Psychiatric Association (APA) ha rimosso l’omosessualità dalla lista ufficiale delle malattie mentali, riconoscendola come orientamento sessuale. Il dottor Nada Stotland, a capo del comitato degli affari pubblici ha detto: "Tutte le prove indicherebbero che omosessuale si nasce. Noi trattiamo le malattie, non il modo in cui le persone sono. Solo il fatto che esista una terapia che dovrebbe cambiare la sessualità della gente è dannoso perché implica che abbiano una malattia. Ci sono prove che dimostrano come il solo crederlo possa scatenare depressione e ansia." In America oggi si arriva persino ad insegnare l’odio contro gli omosessuali come comportamento perfettamente legittimo, tuonato da pulpiti di "predicatori" razzisti - ahimé, di ogni possibile culto.

DISGUSTO ALL'ITALIANA
Cosa accadrebbe se due ragazzi dello stesso sesso volessero passare la giornata insieme alla luce del sole, comportandosi come una coppia etero - mano nella mano per strada, o scambiandosi effusioni in un ristorante - esternando i loro sentimenti e la loro gioia di innamorati? Escludiamo dal discorso i Paesi in cui si viene imprigionati, torturati o uccisi per il solo fatto di essere omosessuali. E in Italia? I segni della discriminazione apparirebbero subito: dallo sguardo di disappunto, alla smorfietta di disgusto e pietà, alla grassa risata con sgomitate agli amici, fino alle aggressioni violente. I proprietari dei locali potrebbero ritenersi autorizzati a cacciarli fuori, proprio come un tempo non lontano si faceva con i neri in America. Eppure, nei limiti della decenza, a nessuna coppia etero viene negato il diritto di manifestare i propri sentimenti. C’è chi è costretto a vivere una vita sentimentale solo entro le quattro mura di casa. E chi questo non è neppure concesso e deve ricorrere a fugaci incontri in alberghi isolati, quasi si trattasse di un rapporto mercenario. In alcuni Paesi l’omosessualità è illegale, anche se fra adulti consenzienti e nella propria abitazione. Le cose vanno in maniera leggermente diversa per una coppia femminile: da sempre, le donne non subiscono le stesse condanne riservate agli uomini (oops, in certi Paesi vengono lapidate...).

BIGOTTISMO E PREGIUDIZIO
Cosa rende tante persone forti delle proprie intolleranze? Probabilmente il fatto che si sentono spalleggiate da alcune religioni di Stato e dai messaggi proposti dai media. Tutti abbiamo il "diritto di sapere", così andrebbe dato il giusto risalto agli studi di numerosi sacerdoti americani che pongono sotto una luce diversa proprio quegli stralci della Bibbia sfruttati dai bigotti per condannare la presunta immoralità degli omosessuali. In realtà l’orientamento sessuale non è mai menzionato nella Bibbia, e neppure vi si dice che i gay debbano cambiarlo. Secondo Rembert Truluck, professore universitario, ex pastore battista, attivista per i diritti gay e scrittore, la Bibbia è fonte di conforto e incoraggiamento per molti, ma di dolore e maltrattamento per altri. Secoli di oscurantismo hanno prodotto la teoria secondo la quale "Dio odia gli omosessuali, lo si legge nelle Sacre Scritture." E se così non fosse?
Professare un credo religioso non significa giudicare o condannare, imporre leggi e regole o cercare di annientare chi non è come noi. D’altronde, Gesù fu criticato perché offriva il suo amore a tutti, anche a coloro che la società del tempo emarginava. Forse la domanda cruciale da porre è: "Cosa dice Gesù dell’omosessualità?" Risposta: niente! Questo dovrebbe risolvere il problema.
La condanna degli omosessuali, basata sulla lettura dei testi biblici, appare invece nascere da un’erronea traduzione e una strumentale interpretazione scientifica, ed è indifendibile e irresponsabile. Nella Bibbia stessa appaiono più volte - e non condannate - relazioni tra persone dello stesso sesso, ad esempio tra Davide e Gionata (Samuele 1:26). David dice testualmente di Gionata: "Mi eri tanto caro! Il tuo amore per me era più meraviglioso dell’amore di donna." Oppure: "Poi si baciarono l’un l’altro finché il giorno non fu alto" (Samuele 20:41).
Andrebbe fatta chiarezza su tali traduzioni bibliche. Nell’ebraico del Vecchio Testamento e nel greco dei Vangeli non esisteva la parola "omosessuale", termine in uso solo da un centinaio di anni. Come aggettivo apparve la prima volta nel 1892, come sostantivo nel 1902. Qualsiasi parola, quindi, tradotta dalla Bibbia con "omosessuale" è un errore. Bigottismo e pregiudizio: copertura della verità. E grande inganno.

IL VERO PECCATO DI SODOMA
Dal XII° secolo in poi, la storia di Sodoma è stata usata per condannare l’omosessualità. Persino il termine "sodomita" fu impiegato per riferirsi a chi pratichi sesso anale, e il peccato di Sodoma fu inquadrato nell’atto omosessuale maschile. Quindi si suppone che Dio avrebbe punito gli abitanti di Sodoma (i sodomiti) per i loro atti omosessuali.
Narra la storia che i cittadini di Sodoma, accorsi fuori dalla casa di Lot, gli chiedono di fare uscire i suoi ospiti (due angeli) perché "li vogliono conoscere". Lot, vedendo l’atteggiamento aggressivo dei sodomiti chiede loro di non arrecare danno ai suoi ospiti, dato che "sono sotto il suo tetto". In cambio di questa cortesia, offre le sue figlie agli uomini che si affollano fuori dalla sua porta. Le ragazze erano vergini, secondo Lot "non conoscevano uomo". Nella Bibbia "conoscere" significa in qualche caso "fare sesso con" (il verbo "conoscere" appare circa 943 volte nell’Antico Testamento, ma solo in 10 casi la parola assume un significato sessuale). A quei tempi il capofamiglia possedeva le donne che erano di fatto sua proprietà, ed era libero di usarle come più gli aggradava. Ma perché avrebbe dovuto offrire le sue figlie in cambio dell’incolumità dei suoi ospiti? Nelle lande desertiche, restare esposti al freddo della notte era spesso fatale, quindi regola ferrea della società di Lot era offrire ospitalità ai viaggiatori, e la stessa norma vale ancora oggi nelle culture arabe e semitiche. Se Lot avesse consegnato i suoi ospiti agli abitanti di Sodoma sarebbe venuto meno ad una regola strettissima, la sacra legge dell’ospitalità, la cui violazione portava alla pena capitale. L’intera storia mostra come Lot non fosse preoccupato della morale sessuale, tanto da concedere le proprie figlie. Cosa volevano allora gli uomini di Sodoma dai due angeli in visita da Lot? Se non associamo esclusivamente il significato di conoscere a "far sesso", possiamo arguire che i sodomiti volessero incontrare quegli uomini e sapere cosa stessero facendo nella loro città. Dopo tutto nemmeno Lot era nativo di Sodoma e gli abitanti non erano affatto felici della presenza di nuovi stranieri. Sodoma infatti era una comunità chiusa, xenofoba e inospitale. Non vi è certezza alcuna che questo testo si riferisse al sesso, ma sono invece certi i riferimenti ai maltrattamenti. In tutta la Bibbia quando si parla dei peccati di Sodoma - che ne causarono la distruzione e lo sterminio della popolazione - si menzionano l’inospitalità, l’orgoglio, l’odio, i maltrattamenti, la durezza di cuore. Mai il sesso. Inoltre, sembra altamente improbabile che l’unico motivo per cui Jahvè salvò Lot e le due figlie dall’olocausto di Sodoma fu per via della loro comprovata "moralità" sessuale, dato che solo poche righe dopo la Bibbia specifica che le due fanciulle, essendo venuti a mancare i giovani piacenti, per assicurarsi una progenie ubriacano e stuprano l’anziano padre Lot.

LA MORALE DEI GENTILI
Anche Gesù fa riferimento a Sodoma, e il soggetto è chiaramente il rifiuto di accogliere nella propria dimora i messaggeri di Dio (Matteo 10:5-15): "E se qualcuno non vi accoglierà o non ascolta le vostre parole, uscite da quella casa (…) nel giorno del giudizio Sodoma e Gomorra avranno una sorte più sopportabile di quella città." Di nuovo, non c’è alcun riferimento al sesso. Anche Isaia, Geremia e altri si riferiscono a Sodoma, a cui si adduce ingiustizia, oppressione, adulterio e menzogna. L’adulterio sembrerebbe l’unico peccato legato al sesso, ma non è così. Nella mente degli Ebrei dell’Antico Testamento, l’adulterio non era un’offesa contro una donna o contro l’intimità del matrimonio, ma contro la giustizia. L’adulterio offende l’uomo a cui appartiene la donna, è l’abuso della proprietà di un altro uomo. Similarmente, per la mentalità dell’epoca, intrattenere rapporti sessuali tra uomini aveva un significato completamente diverso: si trattava di comportarsi come i Gentili (ossia i Pagani), quindi agire come "non Ebrei". Ne risultava che praticare atti omosessuali equivaleva a tradire la religione ebraica. Il Levitico condannava l’omosessualità come crimine religioso di idolatria, non come offesa sessuale, e quel genere di tradimento religioso era tanto grave da meritare la pena capitale. Gli Ebrei erano il popolo sacro scelto da Dio, non lo si poteva mescolare ai Gentili, i quali praticavano cerimonie agli Dei che implicavano rituali sessuali (il termine ebraico erroneamente tradotto con "omosessuale" indicava invece i "prostituti sacri" di Astarte e Baal). La Bibbia usa spesso Sodoma come metro di paragone di molti peccati, ma il sesso non c’entra, e meno che meno gli atti intimi fra simili. Per parafrasare il professor Truluck, c’è una triste ironia in tutta questa storia: malgrado anche Cristo dica che il peccato di Sodoma era l’inospitalità, si continua ad usare la storia di Sodoma per condannare i gay.
La gente si oppone agli omosessuali in quanto "diversi", "strani", li si rende fuoricasta, vengono cacciati dalle proprie famiglie, derisi, licenziati dai posti di lavoro, insultati, picchiati e in alcuni casi uccisi, spesso in nome di una presunta moralità religiosa. La durezza di cuore è il vero peccato di cui la gente di Sodoma si era resa colpevole, ed è proprio questo il comportamento che la Bibbia condanna ripetutamente. Quindi, chi opprime gli omosessuali commette il vero "peccato di Sodoma": quello dell’intolleranza.

L'OPINIONE DI MORGAN, VOCE DEI BLUE VERTIGO
Cosa pensi della reazione della Chiesa riguardo al Gay Pride?

Penso che sia normale che la Chiesa reagisca così, da millenni si oppone ai moti liberatori degli individui. Quando le persone vanno al di là dei loro dettami, la Chiesa si oppone e cerca di ricondurre ad un ordine. Succede da talmente tanti secoli che non mi sono stupito. Nell’antichità, nella società più evoluta che io possa immaginare, che è quella ellenica, frequentare dei ragazzi era vista come una cosa normale, anzi, come una raffinatezza mentale, che è precedente alla nascita della Chiesa, che non può opporsi a cose che esistono da ancora prima di lei.

Faresti un "outing"?

Io detesto dire la verità in ambiti dove non si deve dire, dove anzi cercano di strumentalizzarti, come per esempio la televisione. Non credo che bisognerebbe mai scendere nel privato fino al punto di ammettere quello che si è. Quello che si è si vede guardando una persona negli occhi e non è un problema conoscere le loro abitudini. Io non mi sono mai dichiarato gay e non mi sono mai dichiarato non gay. Penso però ad un’estetica dei gay molto interessante. Sono molto innamorato di Bowie, che è stato il primo in assoluto a dire che lui lo era, almeno nell’ambito del pop. Credo che ci sia da difendere il gusto gay, il comportamento, la raffinatezza e la sensibilità dei gay, sia uomini che donne e soprattutto difendere la loro unicità e non cercare di omologare le persone.

La mia domanda nasce dal fatto che molti ragazzi trovano un aiuto nell’esempio di persone famose.

Allora ti dico che addirittura lo ammetterei senza esserlo. Se fosse di aiuto a questi ragazzi, a difendere i loro diritti, lo farei. Se c’è bisogno di fare il gay, lo faccio volentieri.

Ci sono persone che non seguono la loro natura per paura e arrivano a mentire a se stessi e a sposarsi, rovinando la vita loro e delle persone con cui vivono.

Esatto. Infatti io preferirei parlare dell’ammissione verso se stessi, non verso la società, perché non me ne frega niente di quello che la gente pensa di me, l’importante è che io sia libero di amare le persone che voglio amare. Questa è la cosa importante.

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