
I MILLE NOMI DI DIO
di Laura Ayo

Superare le barriere imposte dai culti -
creati dagli uomini come espressione di tradizioni differenti - alla ricerca dell'origine comune di una stessa Verità.

Dedicandosi allo studio degli insegnamenti fondamentali delle grandi correnti religiose ci si rende immediatamente conto delle impressionanti somiglianze che li caratterizzano. Una tale identità di concetti non può che derivare da una medesima fonte: l'Illuminazione Divina. Pertanto, dobbiamo comprendere che esiste un solo Dio e che le innumerevoli religioni esistenti sulla Terra non sono altro che "interpretazioni" e "rappresentazioni" di una stessa Verità, ispirate da una stessa Entità Superiore, tra loro differenti solo in quanto espressione di diverse culture e tradizioni e dunque soggette agli influssi dell'ambiente in cui si sono sviluppate .Non c'è fede che possa arrogarsi l'esclusiva su Dio o sulla Verità, perché tutte sono state create da uomini ispirati dallo stesso e unico Dio, con il solo fine di aiutare l'umanità a soddisfare quelle pressanti necessità spirituali che tutti noi, prima o poi, abbiamo sperimentato nelle nostre vite.

RISPETTO E TOLLERANZA
Le rigide strutture ecclesiastiche esistenti, con i loro dogmi complessi ed incomprensibili, sono state create, diffuse e gestite da esseri umani (cioè da individui con i nostri stessi limiti, pregiudizi, meschinità e inadeguatezze) e sono quindi ben lontane da quell'ideale di perfezione che le ha ispirate. Con tale consapevolezza, invece di seguire pedissequamente un credo religioso, potremmo sviluppare una profonda relazione personale ed individuale con quell'entità che chiamiamo "Dio", riuscendo a riconoscere quanto c'è di buono e di vero in ogni fede, esistente o esistita, e quanto invece è stato aggiunto, omesso, travisato o distorto arbitrariamente da chi, nel corso dei secoli, ha propugnato ed usato le varie correnti religiose per i propri fini.
Il punto è accettare la religione altrui e i diversi modi di praticare la fede: ogni persona può avere una maniera diversa di accostarsi alla spiritualità e, poiché la ricerca del divino è un processo evolutivo individuale, sono tutte ugualmente valide e degne di rispetto e tolleranza.
I Grandi Maestri ci hanno lasciato insegnamenti chiari, semplici ed identici nei contenuti: tutti parlavano di rispetto e amore per la vita, per il nostro prossimo e per tutto ciò che ci circonda. Nonostante ciò, innumerevoli volte i loro discepoli e seguaci hanno strumentalizzato e stravolto tali insegnamenti per giustificare guerre, persecuzioni, torture, omicidi, invasioni e genocidi: crimini compiuti da "timorati di Dio" e, spesso, "in nome di Dio". Senza tali condizionamenti, avremmo potuto evitare molte delle pagine più vergognose della storia dell'umanità.

LA "PUNIZIONE DEL PECCATO"
Secondo le fedi originarie dell'India (Buddismo, Induismo, ecc.) tutto l'Universo possiede una natura divina: dal più insignificante insetto al pianeta più lontano. Gli esseri umani non sono che un aspetto, un frammento dell'Essere Supremo, con cui relazionarsi direttamente, senza mediazioni: i monaci e i sacerdoti fungono solo da istruttori, hanno il compito di insegnare i metodi e le pratiche di meditazione che possono aiutarci a crescere spiritualmente. In altre religioni, invece, il concetto prevalente è che Dio sia "al di sopra" di noi, distante ed irraggiungibile, pronto a giudicarci e punirci con durezza per i nostri peccati. Pertanto, nel rapportarsi a Lui, si ricorre all'intercessione dei sacerdoti che, si suppone, siano migliori di noi e dunque più vicini alla perfezione divina. Purtroppo, spesso, si tratta di esseri che, fragili quanto noi, nel frapporsi tra noi e Lui, creano confusione e negatività.
Le religioni orientali, inoltre, non hanno il nostro stesso concetto di peccato: ammettono che ognuno di noi commette degli errori e che ne soffrirà le conseguenze in questa o in altre vite, riparando così al male fatto e imparando dalle proprie esperienze negative. Si tratta di un continuo processo di apprendimento e di avvicinamento all'armonia divina che non contempla l'idea di "punizione del peccato" tipica della nostra cultura. Comunque, indipendentemente dall'educazione religiosa, oggi l'approccio dell'uomo alla spiritualità deve cambiare e rinnovarsi radicalmente. Per trovare una soluzione definitiva alla miriade di problemi che attanagliano il nostro pianeta dovremo, con tutto il nostro impegno, cercare l'armonia e la tolleranza. Le scissioni, soprattutto quelle religiose, portano solo sofferenze: se vogliamo costruire una Pace vera e duratura, dobbiamo sentirci tutti figli dello stesso Dio. Un Dio con tanti nomi diversi, ma un'unica identità.

FALUN GONG PERSEGUITATO
La crudele repressione contro i membri del Falun Gong da parte del governo di Pechino prosegue senza sosta: da quando questo movimento semi-religioso basato su princìpi estrapolati dal Buddismo e dal Taoismo è stato bandito dalle autorità nell'autunno scorso, le aperte violazioni dei diritti umani in Cina si moltiplicano e si inaspriscono. Sono già 15 i seguaci morti in seguito a maltrattamenti e percosse da parte della polizia e, dei 35.000 adepti arrestati nei mesi scorsi, ben 5.000 sono stati condannati a pene severe che comprendono i lavori forzati e fino a 18 anni di carcere. Il governo cinese accusa il Falun Gong di essere: "Un culto illegale che inganna il popolo, diffondendo idee superstiziose e maligne e minacciando l'ordine pubblico". In realtà, si tratta di un movimento pacifista e apolitico: fino ad oggi, le uniche reazioni degli adepti agli arresti di massa, alle condanne, alle torture ed al rogo dei libri, sono state silenziose e tranquille manifestazioni di protesta. Molti dei circa 100 milioni di seguaci, sia cinesi che stranieri, dichiarano di essere guariti da malattie anche gravissime solo grazie alla costante pratica della meditazione e degli esercizi diffusi dal fondatore di questo movimento, Li Hongzhi, autoesiliatosi negli USA nel 1996. Gli esercizi si fondano sul Tai Chi e sul Qi Gong, due antiche discipline o "forme di meditazione in movimento" (anch'esse recentemente bandite) dove gesti e respirazione si fondono in una sorta di danza armoniosa che ha lo scopo di favorire il naturale fluire dell'energia vitale in tutto l'organismo e, conseguentemente, di migliorare la salute psicofisica dell'individuo. Una persecuzione così crudele ed apparentemente immotivata da parte delle potenti gerarchie cinesi non può avere che una spiegazione: la vasta diffusione di un'organizzazione che esorta alla crescita interiore e all'apertura della coscienza porterebbe all'avvento di una nuova umanità, più matura, consapevole e libera da condizionamenti ideologici, culturali, politici o religiosi. Un'umanità che rifiuterebbe di essere governata secondo i paradigmi odierni e che esigerebbe la fine dei vecchi giochi di potere e delle ingiustizie sociali cui è stata sottoposta per secoli. Una prospettiva inammissibile per chiunque detenga il potere e, a maggior ragione, per chi lo detiene in uno stato totalitario come quello cinese, già tristemente noto per possedere il primato mondiale delle condanne capitali, applicate anche per reati minori e d'opinione.

"GIRO DI VITE" ANTI-CRISTIANO IN CINA
Le autorità della provincia del Guangdong hanno chiuso alcune chiese ed arrestato almeno 10 leader di gruppi cristiani clandestini della zona, nel quadro del "giro di vite" nei controlli sulle attività religiose non autorizzate in tutto il Paese, coincidente con la campagna contro il movimento Falun Gong. Nonostante la costituzione cinese teoricamente garantisca la libertà di culto, il Partito Comunista pretende che le pratiche religiose abbiano luogo solo all'interno di organizzazioni riconosciute dallo Stato.
L'associazione britannica "Christian Solidarity Worldwide" ha denunciato la gravità della situazione, dichiarando che già da sette mesi è in atto una campagna intimidatoria contro i gruppi cristiani e che Li Dexian, il popolare sacerdote a capo della congregazione di Huadu - un piccolo centro del Guangdong - è già stato arrestato 14 volte dal mese di Ottobre e torturato durante la prigionia. Rilasciato, oggi vive sotto stretta sorveglianza nella sua abitazione, mentre la chiesa dove la congregazione si riuniva è stata demolita ed altri luoghi di incontro dei fedeli sono stati chiusi. Tale campagna di intimidazione e persecuzione sembrerebbe riflettere il timore governativo del risveglio di sentimenti indipendentisti, soprattutto in zone "calde" come il Tibet e lo Xinjiang, dove le popolazioni di fede Buddista o Musulmana mal sopportano il giogo di Pechino.

VERDETTI DI MORTE IN IRAN
L'11 Febbraio 2000 tre rappresentanti della comunità Bahá'í iraniana, Sirus Zabihi-Moghaddam, Hedayet Kashefi-Najafabadi e Manuchehr Khulusi, sono stati condannati alla pena capitale dalla Corte Rivoluzionaria di Mashhad, nella Repubblica Islamica dell'Iran. Questi uomini moriranno unicamente a causa della loro fede religiosa, nonostante ciò sia contrario ai più fondamentali diritti umani ed alle leggi internazionali. Nel Maggio 1999, il Rappresentante dell'Alto Commissariato dell'ONU per i Diritti Umani, Prof. Maurice Copithorne, aveva ricevuto assicurazione da parte del rappresentante permanente dell'Iran presso le Nazioni Unite che la Corte Suprema, cancellato un precedente verdetto di morte, avrebbe rimandato a giudizio gli imputati presso un'altra corte competente. Tuttavia, con profondo sdegno dell'opinione pubblica internazionale, tre mesi fa il giudizio è stato confermato anche dalla seconda corte. Il Presidente degli USA, Bill Clinton, ha aggiunto il suo appello alle molte voci che si sono levate in difesa dei prigionieri, chiedendo che tali ingiuste condanne non vengano eseguite e deplorando il fatto che il governo iraniano perseguiti le minoranze religiose.

LA CREAZIONE DI UNA CONFEDERAZIONE MONDIALE
La fede Bahá'í, nata in Iran verso la metà del secolo scorso, è profondamente tollerante: essa insegna che esiste un solo Dio e una sola razza di uomini e che tutte le religioni della Terra sono solo tappe nella rivelazione del volere di Dio all'umanità. Per i suoi seguaci la comprensione della realtà divina è irraggiungibile dall'uomo, bloccato dai suoi limiti fisici e mentali, ed è per questo che Dio ha deciso di rivelarsi a noi gradualmente, inviando sulla Terra i suoi messaggeri: i fondatori delle grandi religioni. Buddha, Gesù, Mosè, Maometto e tutti gli altri, ci hanno rivelato gli insegnamenti guida che hanno portato l'umanità ad una progressiva crescita morale e spirituale e, secondo i Bahá'í, il genere umano ha ormai raggiunto l'età della maturità. Per questo non esiste clero nella fede Bahá'í: ognuno ha la capacità di studiare la rivelazione di Dio e di condurre autonomamente la propria esistenza.
I princìpi della fede Bahá'í sono: l'abbandono di ogni pregiudizio, la consapevolezza della radice comune di tutte le religioni, l'eliminazione degli eccessi di povertà o di ricchezza, il raggiungimento della piena parità fra i sessi, la ricerca dell'equilibrio fra scienza e religione e fra natura e tecnologia, la realizzazione di un'educazione universale e la creazione di una confederazione mondiale che abbia come scopo il benessere, la pace e la sicurezza dell'umanità intera. La comunità Bahá'í conta quattro milioni di seguaci in 200 nazioni, per un totale di 2100 diverse etnie, rappresentando così il gruppo religioso più vario e polimorfo del mondo e restando, tuttavia, unito, armonioso e totalmente alieno da scismi e fazioni.


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