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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
LA MAPPA

di Orus
per Edicolaweb

 

La campana della chiesetta suonò sei rintocchi quando Sem giunse nei pressi del ponte, al di là del quale si trovava il cimitero.

Era una fredda serata invernale; l'oscurità aveva steso il suo nero mantello. Ogni tanto qualche folata di nebbia portata da un leggero venticello invadeva la strada. La visibilità non era ottima. Sem alzò lo sguardo e gli parve di scorgere una figura traversare il ponte in direzione del cimitero.
A metà del ponte la figura si fermò come avesse intuito di essere osservata; parve girarsi verso la direzione di Sem che rallentò, addossandosi al muro in modo da non dare troppo nell'occhio.
La statura dell'uomo, perché di un uomo si trattava, era normale; indossava un mantello a ruota dalla tinta scura e sul capo portava un cappello a cilindro. Sem non poteva scorgerne il volto.
Passarono alcuni minuti, che a Sem parvero interminabili, come se il tempo si fosse fermato. Il freddo era pungente; respirava coprendosi la bocca con le mani per impedire al fiato di segnalare la sua presenza.
Poi lo sconosciuto riprese il suo cammino e sparì dall'altra parte del ponte. Sem emise un sospiro.
Strano tipo. Quel cappello a cilindro e il mantello a ruota. Sicuramente fuori tempo. In quel luogo poi... Sorridendo pensò ai vampiri.
"Ma che razza di idee ti vengono in mente." Pensò fra sé.
Forse l'atmosfera, il luogo deserto, quella nebbia, tutto favoriva fantasie e paure. Comunque Sem provava una certa apprensione. Anche quel tipo, con il suo modo furtivo di camminare, fermandosi guardando intorno, lasciava trasparire un certo timore. Sicuramente aveva qualcosa da nascondere.
Lo sconosciuto si dileguò nel buio.
Sem guardò verso la chiesa; la campana aveva smesso di suonare; il silenzio era tornato a dominare. Si staccò dal muro e s'incamminò cercando di evitare il rumore dei passi. Giunto davanti al ponte gettò uno sguardo furtivo dall'altra parte.
Quella era una zona del paese non molto frequentata. Vi abitava solo il custode del piccolo cimitero. Il cancello del camposanto era chiuso. La casa del custode aveva le finestre del piano terra illuminate.
Le costruzioni adiacenti erano disabitate da tempo e completamente al buio. La gente non amava vivere vicino a un luogo simile.
Mentre procedeva avanti lentamente, riflettendo su tali cose, un alone di luce comparve dietro una delle finestre di una abitazione che prima appariva deserta. La vide sfilare fugacemente dietro i vetri. Una luce fioca, tremolante, un chiarore che ricordava quello di una candela. Sem si riparò dietro il muretto che delineava l'accesso al ponte e rimase a curiosare.
Adesso il chiarore si trovava al piano superiore; sembrava che qualcuno cercasse qualcosa.
D'un tratto un'altra luce più vivida apparve al piano terra.
Di sopra la luce rimase immobile per un attimo e poi si spense. Sicuramente la persona che si trovava a quel piano si era accorto del nuovo venuto e attendeva al buio gli sviluppi della nuova situazione.
Il chiarore della luce avanzava verso il piano superiore. Avrebbe voluto gridare; avvertire l'intruso che qualcuno stava in agguato protetto dalle tenebre. Sentì il cuore aumentare i battiti, l'ansia invadergli l'anima, il respiro rallentare. Sem dal suo nascondiglio osservava attentamente.
Una sagoma si defilò al piano inferiore.
Cercò di scorgere se qualcuno usciva dalla casa. Nessuno. Sembravano tutti scomparsi nel nulla. Eppure c'era stato un bel movimento sospetto in quell'abitazione. L'intruso era riuscito a dileguarsi senza attirare l'attenzione del secondo visitatore. La casa era di nuovo al buio.
Attese ancora alcuni minuti. Niente di niente.
Stava per andarsene ma un uomo apparve davanti al portone dell'edificio. La figura guardò intorno, lanciò uno sguardo ai piani superiori, si aggiustò il bavero della palandrana che indossava e s'incamminò dalla parte opposta.
Il cigolio di un cancello che girava sui suoi cardini mezzi arrugginiti ruppe il silenzio.
Sembrava venire dal cimitero. Anche l'altro udì il rumore e si fermò in ascolto. Si voltò anche lui verso il cimitero.
Il cancello era spalancato.
Avvenne tutto in un attimo. Mentre quell'uomo aveva preso a correre dal camposanto uscì una carrozza tirata da una coppia di cavalli neri come la pece. A cassetta nessuno. Sembrava spuntata dall'inferno. Lo sconosciuto se la trovò addosso e non poté schivarla. Finì sotto gli zoccoli dei destrieri; le ruote sobbalzarono sul suo corpo che rotolò sul selciato girando più volte su se stesso. Sem ebbe uno scatto all'indietro; forse emise anche un grido soffocato.
Si ritrovò seduto a terra inorridito. Un senso di nausea lo invase.
Lentamente si rialzò e si sporse dal muretto. La carrozza era sparita. Il cancello del cimitero era chiuso. Un uomo giaceva sulla strada inerme in una posizione scomposta e innaturale.
Non sapeva cosa fare. In giro nessuno. Quel poveretto aveva bisogno di soccorso. La paura lo aveva attanagliato. Eppure sapeva di dover sincerarsi se quel poveretto era ancora vivo. Quanto aveva visto era al di là di ogni immaginazione, davvero scioccante; ma una mente razionale sapeva bene che i morti non viaggiano in carrozza. Doveva esserci una spiegazione plausibile.
Preso il coraggio a quattro mani uscì dal suo riparo, attraversò il ponte e si diresse verso il malcapitato.
L'uomo era steso di fianco e Sem lo girò per vederne il volto. Respirava ancora, sebbene debolmente. I suoi occhi si aprirono e fissarono il soccorritore. La sua mano si sollevò e si aggrappò ai vestiti. Sem venne tirato con forza verso quel volto.

- La mappa, la mappa... - sussurrò lo sconosciuto.
- La mappa? Non ho nessuna mappa.
- La mappa... - ripeté l'uomo e mosse la mano verso una tasca - Hanno trovato l'altro pezzo. Non devono giungere al tesoro.
- Tesoro? Quale tesoro?
- Dalla tomba... era nella tomba. L'hanno presa.
- Chi era nella tomba? Chi siete? Il vostro nome...
- Morgan.
- Ditemi: quale tomba?
- L'indigeno.
- Chi è l'indigeno?

Ma lo sventurato aveva già esalato l'ultimo respiro.
Sem lo strattonò ghermendolo per il bavero del pastrano, ma l'uomo camminava già nei verdi pascoli celesti. Forse osservandolo meglio era più probabile stesse correndo e urlando fra le fiamme dell'inferno.
La mano dello sconosciuto era rimasta infilata nella tasca.
Sem vi frugò e prese tutto quello che vi era. Monete, una lettera, un borsello. Si guardò in giro. Un silenzio totale che metteva l'angoscia. Alcune luci di quelle case che gli erano sembrate deserte si accesero. Udì alcune voci. Non voleva rimanere coinvolto nella morte di quell'uomo e fuggì da quel luogo come un ladro. Sarebbe tornato il giorno seguente. Meglio di giorno...
Giunse a casa trafelato, con il timore che qualcuno lo avesse potuto seguire. Si spogliò e si afflosciò sulla poltrona riprendendo fiato.
Che serata! Dopo aver tracannato un mezzo bicchiere di Wisky sparse sul tavolo gli oggetti presi dalla tasca dello sconosciuto.
La lettera era indirizzata a tale Middleton Morgan e recitava:

"Egregio signor Middleton,
come avrà certamente saputo la nostra comune conoscenza è venuta meno. Confesso di non essere molto dispiaciuto di tale evento; so che comprenderà. Giorni orsono ho ricevuto informazioni che valgono "oro". Se comprende, come credo, potremo parlarne. Un modo per ricordare e pregare per un'anima dannata.
In attesa i miei sinceri ossequi."

Il fatto che la lettera non fosse firmata incuriosì Sem. Il ricevente doveva riconoscere il mittente. Quali informazioni? E la parola oro fra virgolette? Un riferimento ad un tesoro? Probabile.
All'interno del borsello poche banconote, un biglietto da visita intestato a Morgan Middleton & Co., Agenzia Spedizioni, Doningthon Road 751 e una chiave.
Fra le monete un ciondolo che rappresentava un drago, lo stesso impresso sul biglietto da visita.

Il mattino seguente cercò sul giornale la notizia del ritrovamento di un uomo deceduto nei pressi del vecchio cimitero. Nessuna notizia in merito. Trovò la cosa alquanto strana pur pensando che forse la polizia teneva segreta la notizia per capire cosa era accaduto. Decise comunque di recarsi in Doningthon Road davanti al 751. Sopra la porta d'ingresso di quello che sembrava un grande magazzino abbandonato la scritta "Agenzia Spedizioni Middleton & Co.".
Si frugò in tasca e tirò fuori una chiave. Si chiese se era quella che poteva aprire la serratura di quella porta. Non reputò fosse il momento per farlo e suonò il campanello.
Dopo alcuni minuti la porta si aprì e apparve un cinese che, con un sorriso, gli chiese cosa volesse.

- Cercavo il signor Middleton. Mi è stato fornito questo indirizzo.

L'orientale indietreggiò invitandolo ad entrare. Richiusa la porta chiese di seguirlo.
Sem si guardò intorno. Si trovava in un vasto capannone dove erano state accatastate grosse casse di legno, raggruppate secondo la dimensione e impilate una sopra l'altra. Alcune colonne sorreggevano l'altissimo soffitto. In alto alle pareti ampi finestroni davano luce all'intero locale. Si diressero verso una scala di ferro che portava ad un locale sopraelevato, costruito come una piccola casetta dal tetto piatto, con una grande vetrata. L'ufficio del responsabile.
Giunti in cima alla scala il cinese parlò con un uomo seduto dietro una scrivania. Un bianco con una folta barba nera. Doveva avere una quarantina d'anni, forse qualcuno in più. Vestito elegantemente. Alzò lo sguardo verso Sem e congedò il cinese.

- Venite avanti. William Goncias. Con chi ho il piacere di parlare?
- Buongiorno. Sem Curtis...
- Mi è stato riferito che state cercando Middleton. Per quale motivo e chi vi ha indirizzato da noi?
- È una cosa un po' complicata da spiegare.
- Si tratta di un'indagine?
- Si potrebbe definire tale, ma a titolo privato.
- Capisco... Il signor Morgan Middleton purtroppo è deceduto in circostanze misteriose alcuni anni fa.
- Alcuni anni fa?
- Sì. Pensavo lo sapeste. Voglio dire per la vostra indagine.
- In effetti, sapevo... - disse esitando Sem.

L'altro non lo lasciò continuare.

- Era uno dei soci di mio padre. Fu trovato senza vita presso il vecchio cimitero. La polizia disse che era stato travolto da una carrozza.
- Una carrozza?
- Fu un caso semplice. Chiuso come incidente. Fu anche derubato delle sue cose. Lo trovarono con le tasche vuote. Sicuramente chi trovò quel corpo senza vita gli vuotò le tasche.
- Quando è accaduto questo?
- Molto tempo fa. Più di quaranta anni fa.
- Quarant'anni?
- Eh, sì. Io ero un bambino. Ricordo che mio padre rimase molto colpito. Non volle andare neanche ai funerali. Ma lei perché si interessa di quell'uomo?
- Oh, niente. Semplice curiosità. Vede. .. ho trovato alcuni documenti e una lettera fra delle vecchie carte che parlavano di lui.

Sem non sapeva come giustificare il suo interessamento. Era traumatizzato al pensiero di aver vissuto una vicenda accaduta quaranta anni prima. Per fortuna il signor Goncias, senza saperlo, gli fornì un aiuto.

- Morgan era il socio di mio padre; il finanziatore e capitano della Dragon. Ecco. Guardi... - disse indicando la parete alla sua destra. - Quella è la vecchia Dragon.

Sem si avvicinò alla parete. Una delle foto incorniciate riproduceva la foto di una nave in navigazione. Lesse il nome: Ho-Chi Dragon.

- Si favoleggia che con quella nave, Morgan e mio padre, trasportassero un favoloso tesoro. - riprese Goncias - Non ne è mai stata trovata traccia. Per questo motivo sta cercando notizie su Middleton? Lei è un altro di quei cercatori di tesori? Un giornalista a caccia del mito, forse?
- In verità speravo di ricavarne un bel pezzo. - rispose prontamente Sem - Questa è la foto dell'equipaggio?
- Sì. Questo al centro è il sottufficiale. In effetti era il vero comandante; aveva reclutato tutta la ciurma.
- Quale era il suo nome?
- Chris Dumont. Ma tutti lo chiamavano Cifer. Da Lucifer. Era un diavolo d'uomo e si comportava come tale con tutti. Non con il nostromo però. La sua fedele guardia del corpo; l'indigeno.
- L'indigeno?
- Sì. L'indigeno, per via della sua pelle. Non so quale fosse il suo vero nome. Nessuno lo sapeva. Forse l'unico a conoscerlo era proprio Cifer.
- Dumont...
- Già. Dumont... Mio padre raccontava che era molto permaloso e per questo gli avevano affibbiato quel nomignolo. Se avesse saputo che per loro era il demonio in carne e ossa...
- E dell'indigeno cosa sa? Quale è nella foto?
- Questo. Vede? È un mulatto. Non so molto. So che fra Morgan, Chris e l'indigeno era stato fatto un patto, un accordo segreto. Mio padre ne conosceva tutti i particolari. Morgan lo aveva messo al corrente all'insaputa degli altri.
Durante una tempesta la Dragon trovò riparo presso un'insenatura di un isola. Il giorno dopo, a tempesta calmata, l'indigeno e alcuni uomini dell'equipaggio esplorarono l'isola. Scoprirono così, per puro caso, alcune grotte dove antichi pirati avevano nascosto parte del loro bottino. Ne caricarono un bel po' sulla Dragon e fecero rotta verso casa, dopo aver segnato le coordinate dell'isola su una mappa nautica. La nave però era sovraccarica e nell'affrontare una successiva tempesta non fu capace di affrontare le onde e si inabissò. Con essa il suo equipaggio. Si salvarono solo in tre...
- Morgan, Chris e l'indigeno?
- Bravo! Proprio così. Dell'equipaggio nessuno si salvò e non si seppe cosa realmente accadde. Alcune voci narravano che durante il tragitto di ritorno i marinai si fossero uccisi fra loro per spartirsi tutta quella ricchezza. I tre superstiti non seppero dire dove era affondata la nave. Solo mio padre però conosceva la vera storia e cosa avvenne dopo il naufragio, ma non ha rivelato tutto neanche a me. Mi disse solo che divisero la mappa in tre parti e si riproposero di riprendersi il tesoro. Nessuno ha mai trovato una parte di questa mappa. Per questo è divenuta una leggenda.
- Se invece esistesse una mappa che indicasse l'isola?
- Caro signore, quanti mi hanno fatto la stessa domanda... Se rincorre la favola del tesoro perde il suo tempo. Nessuno è venuto a capo di nulla. Neanche il mio vecchio ha lasciato un indizio. Anche io sono stato a caccia di quella fortuna. Però mi sono dovuto arrendere all'evidenza. La Dragon affondò durante una tempesta e solo in tre si salvarono. I tre soci. Sono morti senza mai dire niente. Se esisteva un tesoro, se fra loro c'era un segreto, se lo sono portato nella tomba.
- Sicuro siano tutti morti? Cosa ne è stato dell'indigeno?
- Nessuno lo ha più visto e può darsi sia ancora vivo. Chissà. Indaghi pure. Anzi. Prenda pure la foto della nave. La pubblichi insieme alla storia, chissà che qualcuno non aggiunga altri particolari interessanti. Poi mi farà un po' di pubblicità. Ho ribattezzato una nave con quel nome, ma ponendo avanti le mie iniziali. Di questi tempi le cose non vanno a gonfie vele... - Disse togliendo la foto dalla parete e porgendola a Sem.
- Questa poi. - esclamò quest'ultimo.
- Cosa c'è?
- Lo vede anche lei?

Sulla parete dove prima stava appesa la fotografia della Dragon spiccava il disegno di un drago.

- È un drago. Quello della Dragon.
-Sem guardò la foto.
- Vero, ma non è dipinto in oro, bensì è marrone. Perché dipingerlo sul muro dietro a una foto?

Sem tolse dalla parete anche la foto del vecchio equipaggio. Apparve il disegno di un secondo drago.

- Suo padre non ha lasciato documenti? Un diario?
- No, come le ho detto, quella nave è in fondo al mare. E non nessuno sa dove. Documenti e diario di bordo sono là sotto, con lei, il suo carico e il suo segreto. Mio padre non ha mai tenuto un diario personale. Se ora permette, le chiedo scusa, ma avrei da fare.
- Sì, certo... Grazie per le informazioni e per la foto. Arrivederci.
- Addio, signor Curtis.

Sem in strada guardò la foto della Dragon. Rivide la parete dove era stata appesa. C'erano molte foto, molti gruppi di marinai. Aveva visto anche quella di Morgan Middleton insieme ad altri personaggi. Quelli degli altri due soci.
Tornato a casa liberò la foto dalla cornice. Dietro di essa una scritta; "The Keeper" e la firma di Morgan.
Nessuno prima di Sen aveva tolto la foto dalla cornice. Quella foto l'aveva confezionata Morgan e lo aveva fatto dopo il naufragio.
Era sempre stata su quel muro. Ogni capitano tiene appesa la foto della sua nave in bella vista. Il socio, il padre di William, lo sapeva.
Perché disegnare un drago sul muro? E quella scritta poi. Il custode.
La dragon un custode? Un guardiano?
Improvvisamente fu tutto chiaro. Perché non ci aveva pensato prima?
Alcuni minuti dopo era di nuovo davanti all'Agenzia Middleton.
Si appostò dietro l'angolo di fronte all'entrata e attese l'ora di chiusura.
Quando fu certo che tutti i dipendenti avevano lasciato il luogo di lavoro, suonò il campanello.
Stavolta fu Goncias in persona ad aprire.

- Ancora lei. Mi sembrava di averle detto addio.
- Vero, ma avrei qualcosa da aggiungere.
- Io, al contrario, no. Quindi... - disse William cercando di chiudere l'uscio.
- Credo che quanto sto per dirle la interesserà. Mi conceda solo un paio di minuti. - rispose prontamente Sem bloccando la porta con il braccio.
- E sia... Il tempo a sua disposizione è quello necessario per chiudere bottega. Non badi a quel che farò. Parli, l'ascolto. Quando saremo fuori di qui lei avrà finito il suo tempo. Aggiunse Goncias avviandosi verso l'ufficio.
- Ok! Ha presente il drago dipinto sul muro? Si ricorda della foto che mi ha dato?

L'altro si limitò a un cenno d'assenso.

- Bene. L'ho tolta dalla cornice e ho trovato una scritta a firma di Morgan. Il custode. Guardi... - e così dicendo posò la foto sul tavolo. Poi proseguì - Lei conosce il significato della scritta?

William prese la foto.

- No. Non ne so niente...
- Conosce la storia dell'oro del Reno? Quello dei Nibelunghi?
- Dove vuole arrivare? Cosa c'entra con la Dragon?
- I Nibelunghi nascosero il loro copioso tesoro in una grotte e posero a guardia dell'entrata un drago. Capisce? Il guardiano era un drago.
- Beh? La Dragon è a guardia del tesoro chiuso nelle sue stive, ma nessuno sa dove si trova.
- Sbagliato. L'indigeno lo sa...
- È morto.
- No possiede i due terzi di una mappa. La parte che Cifer si era portato nella tomba, perché con essa era stato sepolto e quella di Morgan che travolse con una carrozza.
- Come fa a dirlo?
- Più tardi le racconterò una strana storia. Adesso sappia che l'indigeno ha compreso dove si trova il tesoro. Anzi lo avrà già trovato. Per questo non è giunto fino a lei.
- Lo sa? dovrebbe scrivere questa storia, farà furore. Ne ha di fantasia...

Sem continuò senza dar peso alle parole di William.

- Quando suo padre venne a sapere della morte di Morgan e che uno sconosciuto aveva tentato di soccorrerlo, dedusse che fosse opera dell'indigeno. Ecco perché rimase profondamente turbato e non disse mai niente a riguardo. Si sentì in pericolo. Pensò che anche la sua famiglia poteva essere in pericolo. Era al corrente del segreto di Morgan. Quello che nessun altro conosceva.

William si era seduto e lo stava ascoltando.

- Vedo che ho conquistato la sua attenzione? Se la mia ipotesi è esatta Morgan aveva messo al sicuro una parte di quel tesoro all'insaputa di tutti. Ossia, solo suo padre sapeva tutto perché era stato Morgan a metterlo al corrente del suo segreto. In fondo aveva fatto tutto per tutelarsi e con lui il suo socio e l'azienda, da eventuali avversità economiche. Chissà... avrà pensato anche a una vecchiaia assicurata una volta ritiratosi dagli affari. Per cui il tesoro esiste... caro signor Goncias.
- E secondo lei dove si troverebbe?
- Esattamente dietro di lei... - disse Sem indicando la parete dietro all'uomo.
- Come?
- Semplice. Dietro al custode: il drago. Quello sulla parete...

William esplose in una spontanea risata.

- Non mi derida. Prenda a picconate quel muro e avrà il suo tesoro. Se non lo troverà le risarcirò il danno se è questo che la preoccupa.
- Se questo la terrà lontano una volta per tutte... Ma ho solo un ascia e qualche mazzuolo.
- Meglio che niente. Se permette l'aiuterò. In due faremo prima.
- Prego, cominci pure.

Circa trenta minuti dopo i due stavano contemplando un bauletto colmo di monete d'oro, gemme di ogni forma e altri gioielli di fine fattura.
Sopra a tutto quel ben di Dio la parte di una mappa.
William leggeva con le lacrime agli occhi la lettera scritta da suo padre e custodita nel baule.

"Caro figlio, se stai leggendo queste righe la fortuna ti ha sorriso e sarai venuto in possesso di questo piccolo tesoro che Morgan ed io ti abbiamo lasciato. Sii prudente. Non ti far prendere dall'euforia. È parere anche di Morgan che con calma ti debba ritirare agli affari e cambiare aria. Fai tutto senza attirare l'altrui attenzione perché c'è chi sta osservando l'Agenzia Middleton da tempo. L'indigeno. Quello ha mille vite. Tieni sempre presente che la tua vita vale molto di più di questo tesoro. Non cercarne altro. Buona fortuna, tuo padre."

Tre ore dopo la parete era stata restaurata. Alcune foto spostate per nascondere il lavoro. Anche la foto della Dragon aveva ripreso il suo posto.
Il bauletto richiuso e pronto per essere messo al sicuro.
Sem aveva rivelato a William cosa gli era accaduto alcune sere prima.

- Devo scusarmi con lei e credo che il modo migliore per dimostrare la mia riconoscenza sia un modesto regalo... - disse William mettendo sulla scrivania una manciata di gemme.
- Non ho fatto tutto questo per una ricompensa. Come le ho spiegato...
- Sì... Sì... ma io desidero così.
- Va bene. Metta al sicuro il baule e non faccia parola con nessuno della sua provenienza. Anzi... col tempo se ne vada da qui.
- Lo so... la fuori c'è l'indigeno.
- Appunto...
- Ringraziamo lo strano destino che ti ha condotto a me. Adesso possiamo darci del tu.
- Il destino? Intendi dire Morgan.
- Già. Morgan. Che stia in pace adesso.

I due si salutarono. Sem, giorni dopo, volle ripassare nei pressi del vecchio cimitero.
Rimase sconvolto. Perfino il vecchio ponte era diverso. Una spalletta in parte franata. Quella notte non se ne era accorto. Lo attraversò.
Si ritrovò davanti al cancello del cimitero. Era bloccato con una catena. Pieno di ruggine e la scritta cadente. In quanto alle case intorno mezze diroccate, disabitate da tempo visto le loro miserabili condizioni.
Quella del custode non aveva più neanche gli infissi eppure quella sera la luce era accesa.
Una folata di vento spirò improvvisa dalla parte del camposanto. Sentì un brivido correre lungo la schiena.
Fissò il vecchio cancello aspettandosi si aprisse e facesse la sua apparizione una lugubre carrozza trainata da neri destrieri.
Non accadde niente di tutto ciò. Provò una strana sensazione. Come se qualcuno volesse rincuorarlo per aver fatto una cosa giusta.
Sorrise fra se e rivolto al cimitero sussurrò: "Addio Amico".


									

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