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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
IL MIDRASH DELLA PESCA GLORIOSA

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb

 

"La terra era informe e deserta
e le tenebre ricoprivano (la faccia del) l'abisso..." (Genesi 1,2a).


Le lettere ebraiche consentono d'evocare una storia.

Spirito Santo in forma di colomba Informe, è "tohù" , "una completa perversità ()".
Deserta, è "bohù" , "abitazione della perversità ()".
Tenebre, sono "cheshoek" , ove "si nasconde chi vaga ()".
Ricoprivano, "a'l penì" era "sopra le persone () che c'erano ".
L'abisso, "tehom" era "informe tohù di vita ".

Tutto ciò suggerisce che la Terra era sede di una completa perversità.
Era questa un deserto abitato, appunto, soltanto da chi l'aveva portata.
Causa di questa situazione era un essere demoniaco che, evidentemente, aveva schiavizzato chi vi stava a vivere.
Questa perversità copriva la Terra come un mare e si manifestava spessa ed avvolgente come le tenebre.
Le persone che abitavano la Terra erano comunque da ricreare, perché ormai erano a vagare a tentoni nel buio pesto.
Occorreva una nuova creazione (Vedi: "La fase b, la seconda creazione")

Lo Spirito di Dio, però, vedeva e conosceva l'essere celeste che s'era ribellato e nascosto in quelle tenebre.
Era un fuggitivo!
Le tenebre gli servivano come il nero che è utile alla seppia.
In quelle tenebre qualcuno, evidentemente, si trovava a proprio agio, vi si nascondeva e vagava lontano dal Signore.
Dio per prima creò la luce e "separò la luce dalle tenebre". (Genesi 1,4)
Il Signore doveva però adottare una strategia mirata per non gettare via il bambino con l'acqua sporca.

Spirito di Dio Infatti, "...lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque." (Genesi 1,2b)
Lo Spirito di Dio era come un uccello marino che stava attento, pronto a pescare se scorgeva qualcosa nel mare!
Cosa vi cercava?

Dice il profeta Isaia:

"Come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell'aurora?
Come mai sei stato gettato a terra, signore di popoli?
Eppure tu pensavi nel tuo cuore:
Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono,
dimorerò sul monte dell'assemblea, nella vera dimora divina.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all'Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell'abisso!" (Isaia 14,12-15)

Chi è colui che è "caduto dal cielo " e che è stato espulso come un aborto ?
È lui l'astro del mattino, "heilel" ,
il figlio dell'aurora, "ben shachar" .
È Lucifero!

Caduta di Lucifero e il Leviatano illustrazioni di Gustave Doré Era il termine del giorno, il 5░ della creazione.
Dio aveva appena creato "...i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie." (Genesi 1,21)
Dio aveva concluso che era cosa buona!
In quel preciso momento qualcosa o qualcuno attraversò volando il cielo, simile ad una meteora.
A prima vista, alla luce del tramonto parve un uccello dalle grandi ali, rossastro.
Si precipitò nel mare, trasformandosi in un dragone marino spaventoso.
Era il il Leviatano (così lo definisce la Bibbia in: Giobbe 3,8 e 40.25; Salmo 74,14 e 104,26; Isaia 27,1); "dal Potente si portava , era la fine di un angelo " che era stato ribelle ed evidentemente fuggiva; dal "Potente si portò , fu un drago "!
Si era nascosto nel fondo dei mari.
Poveri pesci e poveri uccelli!
Tutti schiavi a servirlo, ne succhiava la vita.
La sua energia era condizionata ed a termine, vale a dire si doveva alimentare ed introdusse la catena delle morti nelle acque.
Il male era entrato nel mondo!
Lo segnala lo stesso profeta Isaia quando parlando di Lucifero dice: "Negli inferi è precipitato il tuo fasto e la musica delle tue arpe. Sotto di te v'è uno strato di marciume, e tua coltre sono i vermi." (Isaia 14,11)
Entrò la morte nel mondo!

Nel 6░ giorno Dio creò gli animali della Terra, le bestie, i "behamah" .
Un essere possente venne incarnato dall'angelo, era lo spirito bestiale fatto carne, doveva evolversi per occupare nei fiumi il confine con la Terra.
Prese l'aspetto d'ippopotamo, il "behamot" , nel cui nome, infatti, appare la parola "morte" "movet" .
Giobbe al capitolo 40 del suo libro, col suo nome di "behamot" lo descrive assieme al Lievatano, esseri satanici con aspetto d'animali che solo Dio può eliminare, quindi, entrambi, dotati di una energia ritenuta sovrumana.

"Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano... Hai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con voce pari alla sua...? Ecco, l'ippopotamo che io ho creato al pari di te, si nutre di erba come il bue... Guarda, la sua forza è nei fianchi e il suo vigore nel ventre. Rizza la coda come un cedro, i nervi delle sue cosce s'intrecciano saldi, le sue vertebre sono tubi di bronzo, le sue ossa come spranghe di ferro. Esso è la prima delle opere di Dio; solo il suo creatore può minacciarlo con la spada... Chi mai può afferrarlo per gli occhi, o forargli le narici con un uncino? Puoi tu pescare il Leviatàn con l'amo e tenere ferma la sua lingua con una corda, ficcargli un giunco nelle narici e forargli la mascella con un gancio?" (Giobbe 40,6-26)

La tradizione ebraica, appunto, vede nel "behamot" l'equivalente terracqueo del mostro marino Leviatano; è grande ed ha bisogno di tanta acqua, sì che un fiume speciale scorre dal Paradiso per estinguerne la sete.
Questi due animali, Behamot e Leviatano, che rappresentano l'istinto bestiale che è passato all'uomo, saranno distrutti nell'epoca del Messia.
Le loro carni verranno servite arrostite ai risorti in un banchetto finale, infatti, dice il profeta Isaia: "...Il Signore esce dalla sua dimora per punire le offese fatte a lui dagli abitanti della Terra; la terra ributterà fuori il sangue assorbito e più non coprirà i suoi cadaveri. In quel giorno il Signore punirà con la spada dura, grande e forte, il Leviatàn serpente guizzante, il Leviatàn serpente tortuoso e ucciderà il drago che sta nel mare." (Isaia 26,21-27,1)
Evidentemente il fuoco che li arrostirà è quello della risurrezione.

Poi Dio, nello stesso 6░ giorno, formò l'uomo, doveva essere l'uomo nuovo e volle che fosse a crescere in un luogo particolare, isolato e difeso, il Giardino dell'Eden, circondato dalle acque, protette da angeli guardiani.
Proprio tramite le acque il male, il serpente guizzante, il serpente tortuoso, vi si introdusse, perché si camuffò appunto da serpente.
Avvenne che questo essere maligno suggerì ed ottenne che l'uomo trasgredisse all'ordine del Signore.
Questi mangiò dell'albero della conoscenza del bene e del male e il male entrò nell'uomo.
Il serpente, figura di essere astuto e illuminato, era di fatto Lucifero, pareva portatore di luce, ma dava una conoscenza fallace che portava alla morte!
Era come un pesce degli abissi tenebrosi.

Melanoceto o pesce degli abissi Per chi è nel profondo delle tenebre una pur minima luce fosforescente appare come risolutiva, viene attirato, ma senza nemmeno accorgersene incappa nelle fauci del bestiale i cui vermi cominciano ad operare e in meno che non si dica è portato così alla morte ed alla corruzione.
Nell'uomo, il male aveva fatto, appunto, un verme "ramah" , perché "nel suo corpo a vivere entrò ".
Era come un parassita delle piante, una cocciniglia "tula't" perché "a segnare portò il serpente l'agire di tutti ".
Produsse come un colorante rosso, i peccati, come fosse il mollusco che produce la porpora e macchia indelebilmente l'anima dell'uomo e questi portavano ad invecchiare e ad ammalare il corpo che veniva a morire.
Dio aveva in mente un rimedio, non voleva perdere i suoi figli ammalatisi di quella tremenda malattia.
Doveva distruggere la causa, ma salvare i malati.
Attraverso i profeti, infatti, incoraggiava gli uomini più attenti: "Su, venite e discutiamo dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana." (Isaia 1,18)

Nel libro del profeta Abacuc si trova un lamento dell'uomo che chiede al Signore perché lascia che l'empio, il malvagio per antonomasia, quindi Satana, idem Lucifero, ingoi i giusti: "Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo, Signore. Tu lo hai scelto per far giustizia, l'hai reso forte, o Roccia, per castigare. Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l'iniquità, perché, vedendo i malvagi, taci mentre l'empio ingoia il giusto? Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come un verme che non ha padrone. Egli (il male) li prende tutti all'amo, li tira su con il giacchio, li raccoglie nella rete e contento ne gode." (Abacuc 1,12-15)

Dio al maligno però darà il contraccambio, "occhio per occhio, dente per dente" (Esodo 21,24; Levitico 24,20; Deuteronomio 19,21).
Adotterà la stessa strategia, userà la sua stessa tecnica, lo pescherà.
Si potrà dire "Hanno teso una rete ai miei piedi, mi hanno piegato, hanno scavato davanti a me una fossa e vi sono caduti." (Salmo 57,7)
Dio decide di eliminare il male pescandolo!
Occorre un amo e un'esca.

Dio si creò un popolo, i figli di Giacobbe, da questo verrà l'esca per pescare il Leviatano.
"Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto - oracolo del Signore tuo redentore è il Santo di Israele." (Isaia 41,14)
Ci fu una prima prova per vedere se il nemico abboccava.
L'esca fu pronta quando un ancora non popolo, schiavo ed angariato, con segni portentosi e braccio potente Dio liberò portandolo fuori da un impero potente, ciò che era l'Egitto del XIII secolo a.C..
In egiziano antico le lettere di Leviatan si leggono " serpente-bastone = dice parole", di chi?
Di " Aton", e chi parla per Aton è il faraone che è il rampollo degli antichi Tiniti; cioè fondatori delle dinastie egizie dicono le parole per bocca del male. (Vedi: il paragrafo "Il Drago Leviatano ed il Basilisco" in "L'Arcangelo Michele lotta con Basilisco e Leviatano")
V'era perciò uno stretto legame tra il Nilo, i Tiniti e il Leviatano; ciò perlomeno nel pensiero biblico antico, tanto che si pensava che a quei tempi quel dragone vivesse nel Nilo.
Nel libro dei Numeri sono detti 'Elohim anche gli dèi egiziani: "Partirono da Ramses il primo mese... il giorno dopo la Pasqua... mentre gli egiziani seppellivano... i primogeniti, quando il Signore aveva fatto giustizia anche dei loro dèi." (Numeri 33,3-4)
Il primogenito del faraone e i figli dei nobili del faraoni precedenti che impersonavano i Tiniti, quindi imparentati con quel dragone, ritenuti dèi erano, infatti, morti nella 10a piaga e altri nobili affogati con i loro carri da guerra per la chiusura del mare, dopo che erano passati gli ebrei.
Addirittura aprì il mare per colpire il dragone e salvò l'esca.
In quella occasione infatti il dragone che voleva inghiottire quel popolo datogli in esca vicino al delta del Nilo ebbe una punizione come canta un Salmo (74,13s): "Tu con potenza hai diviso il mare, hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque. Al Leviatàn hai spezzato la testa, lo hai dato in pasto ai mostri marini."

Era ormai il momento di preparare un'arma risolutrice.
Un'esca che risultasse tremenda, esplosiva, che nella sua esplosione di potenza avrebbe annullato ogni energia dell'angelo ribelle e avrebbe distrutto la morte.
L'idea fu semplice, la divinità stessa di IHWH, di Colui che ha potere sugli angeli, sarebbe entrata in un uomo del popolo di Israele.
Avrebbe preso appunto come esca proprio un vermiciattolo di Giacobbe!

Questi, nella sua vita terrena, predicò con autorità e attestò con Se stesso la venuta del Regno di Dio, fece segni e miracoli, si fece amico di pescatori e provocò pesche miracolose.
Venne ad indicare con l'allegoria del pescare la volontà di riportare tutti nel Regno di Dio, liberando gli uomini dal demonio, strappandoli via dalla loro condizione di schiavitù.
Dette l'analogo mandato a quelli che lo seguivano, i suoi apostoli: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini." (Matteo 4,19)
Questo uomo, in cui non vi era colpa, alcuna fu presentato fragile, indifeso, come un agnello condotto al macello, alle fauci del nemico che si gloriava di sostenere la propria somma giustizia, e sentenziava la morte, perché gli uomini di fatto erano peccatori.
Furono calati in effetti tre ami, tre croci, con tre esche, due erano ladroni colpevoli, peccatori, ed il terzo era Lui, Gesù, senza macchia, incolpevole, il Figlio di Dio.
"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la Terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: Elì, Elì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Matteo 26,45s)
Gesù stava gridando il versetto 2 del Salmo 22 "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Vedi: "I Salmi, conforto del crocifisso")
Quel venerdì pareva che stesse vincendo il regno delle tenebre.
La morte, infatti, ingoiò l'immortale!
Questi discese con tutta la sua carica di divinità negli inferi.
Quel Samo 22 al versetto 7, guarda caso, spiega proprio:

"Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo."

Mosaico absidale della Chiesa di San Clemente in Roma La morte aveva abboccato!
La morte la comprese la propria sconfitta tre giorni dopo; la mattina dopo il Sabato, un primo uomo era risorto!
La morte era stata vinta, presagio di prossima fine della morte per tutti e della definitiva sconfitta del male.

Questo pensiero di Gesù come "esca" e della croce come "amo" lo ritrovo nel prezioso mosaico absidale della Chiesa di San Clemente in Roma.
Dal cielo esce una mano, la mano di Dio.

Mano di Dio Questa mano, di cui ho ingrandito il particolare, di fatto, propone alle tenebre che avvolgono la Terra la luce di Gesù Crocifisso, l'esca divina a cui abboccano tante realtà, con le loro spirali, che si illuminano lasciando le tenebre agli estremi della visione.
È la vittoria dell'Agnello!

"E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli. E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la Terra e il Cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco." (Apocalisse 20,10-14)

Midrash e storia della salvezza si confondono.
Ciascuno è chiamato a sperimentale ciò che v'è di vero.

A conclusione dall'articolo in .pdf "Oracolo di Abacuc - Una sentinella avvista il Messia" in "Decriptazione Bibbia" propongo il decriptato dei versetti Abacuc 1,12-15 che avevo in precedenza citato.
Nel decriptato si trovano cenni utili a supportare il tema presentato.

Abacuc 1,12 - Al mondo dal serpente si reca l'Unigenito, viene alla putredine, al sangue, è la calamità con la maledizione ad esistere, la versa al demonio, gli è il 'no' inviato con la morte, è dalla perversità del serpente a liberare, della risurrezione il soffio nel cuore in un uomo ha portato e giù in un corpo ha recato la potenza al mondo ha portato la rettitudine; è in un vivente in pienezza la legge divina portata.

Abacuc 1,13 - Per il Cuore al mondo portatosi dai pastori sono gli angeli, che è dalla Madre in vita col corpo l'Unigenito recano il segno, il corpo vedranno uscito in una casa, è bello Dio. In azione per recidere, viene portando la rettitudine, il potente serpente. In un vivente entrato completamente dentro è il Cuore, da casa recato in cammino per aiutare è gli uomini, chiuso nel corpo a dimorare a casa dal potente nemico alla luce si vede il Giusto, ai viventi la manna reca.

Abacuc 1,14 - E il segno si vede di una luce al mondo, nell'uomo la rettitudine sbarrata in cammino è a vivere, è dalla Madre l'Agnello per liberare dal negativo i viventi, della risurrezione la potenza dentro reca.

Abacuc 1,15 - Come una lama nel chiuso, così entra nel mondo, dall'alto uscito è in cammino col corpo, in campo si reca dentro per lo sterminio portare, ma sarà l'Unigenito a perire, dentro una piaga un vivente al corpo crocefisso porterà con agire da serpente, così inviata sarà la risurrezione ai viventi, dalla tomba si riporterà ad esistere, in cammino risarà dal serpente.

Per i meriti di Gesù Cristo, ogni vivente è santo, se non lo rifiuta.
"Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra." (Salmo 16,9-11)

(Le decriptazioni e le letture delle parole ebraiche con i significati delle singole lettere seguono criteri, regole e significati di cui al metodo inserito in "Parlano le lettere" e nelle schede delle lettere stesse nella colonna a destra delle pagine del mio sito "Bibbiaweb")


									

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