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I RACCONTI DEI LETTORI...

PLENILUNIO
di Orus per Edicolaweb
Da tempo nella contea si registrava la scomparsa di giovani, in maggioranza donne. Dapprima viaggiatori venuti da fuori, in seguito anche residenti delle case sparse sul territorio.

Nessuno osava più uscire di casa dopo il tramonto. Erano state organizzate spedizioni notturne a caccia del mostro; non era servito a niente, anzi qualcuno ci aveva rimesso la pelle.
Kring aveva deciso di mettere fine a questo scempio. Si era appostato fra i rovi sicuro di non essere visto, cercato e attaccato in tale intrigo di arbusti.
La luna era alta e la notte serena; la visibilità ottima. L'unico posto dove tendere una trappola era proprio quel gruppo di rovi. I suoi sensi erano tesi al massimo. L'olfatto percepiva ogni odore che proveniva dalla campagna circostante. Gli orecchi pronti a captare ogni suono, ogni rumore; un improvviso silenzio o un frullo di gli avrebbero segnalato la presenza di un intruso.
Accoccolato all'interno del cespuglio osservava gli alberi che delimitavano il sentiero sulla destra e finivano nel bosco. Attraverso il groviglio delle fronde spinose poteva vedere i campi laterali al viottolo. A destra, al di là degli alberi, il campo di trifoglio, a sinistra quello del mais; in lontananza i lecci e i faggi che delimitavano il bosco.
L'unica sorpresa poteva venire dalle sue spalle, ma l'eventuale intruso doveva infilarsi fra i rovi e a quel punto sarebbe divenuto un facile preda per Kring.
Da ore se ne stava in quella posizione, immobile come le pietre. Non era cambiato niente. Intorno la tranquilla atmosfera di una notte di plenilunio sottolineata da un concerto campagnolo; dal cupo e sommesso verso del gufo, al gracidare delle rane, col sottofondo del fruscio delle fronde degli alberi scosse dalla brezza notturna.
I muscoli delle gambe si erano intorpiditi; l'indolenzimento provocava alcuni lievi dolori che lo avevano spinto a muoversi per alleviarli. Non dovendo creare rumore aveva iniziato a piegarsi lentamente, ora da un lato, ora dall'altro; spostando il peso del corpo da un arto all'altro.
Nonostante i suoi movimenti fossero molto rallentati provocava lievi fruscii a causa degli spini che opponevano resistenza attaccandosi al suo corpo. Rallentando ancora ma continuando in quello strano movimento ondulatorio caratterizzato da lunghi periodi di sosta, poco dopo aveva sentito di nuovo il sangue circolare lungo gli arti inferiori. L'improvviso silenzio lo aveva messo in allarme, i suoi occhi adesso si muovevano a destra e a sinistra; le orecchie tese. Un fruscio improvviso di foglie.. Nessun movimento. Forse il vento. Di nuovo il fruscio. Proveniva dal campo di mais, conosceva bene il rumore prodotto dalle foglie di quella pianta quando qualcuno le sfregava.

Ecco... Là, alcune spighe ondeggiano. Qualcuno o qualcosa stava camminando fra il mais. Il suo sguardo è fisso su quelle spighe che ondeggiano formando uno stretto sentiero come se una lama vi passasse attraverso: come la scia che fende l'immobilità di uno stagno. Fra Poco sbucherà sul viottolo. Si solleva di circa mezzo metro e con il braccio allontana un fascio di rovi in modo da creare un varco e uscire allo scoperto senza procurarsi troppi graffi.
L'ansia dell'attesa cresce dentro di lui, la tensione si materializza, i nervi sono divenuti molle pronte a scattare. La bocca e asciutta, l'arsura è insostenibile, il cuore ha rallentato i battiti, sembra fermarsi da un momento ad un altro. Il suo sguardo ha percorso il campo e adesso osserva la strana figura sbucata sul ciglio della strada. Si è fermata sotto il balzo e sta studiando i dintorni, sta osservando, forse cercando il nemico o la preda; sembra si senta osservato. Poi si alza in posizione eretta e procede verso il cespuglio di rovi. Kring adesso lo vedo chiaramente. Un corpo muscoloso coperto da un folto pelo, la testa di lupo: un licantropo.
Kring osserva quel mostro avvicinarsi. Dovrà uccidere quell'essere abominevole. Lo farà, deve farlo.
La bestia è giunta al lato dei rovi, Kring balza fuori. Il lupo è colto di sorpresa. Per un attimo sembra riprendere spazio ma poi soccombe ai colpi inferti da Kring. I raggi della luna si riflettono sull'argentea lama prima di sparire nel petto del mostro.
Gli arti anteriori del lupo si stringono sul braccio di Kring, mentre gli occhi fissano quelli dell'assalitore. Con un orrendo grugnito storce il corpo cercando di sfilarsi l'arma dal petto, ma Kring preme con forza sulla ferita allargandola e spingendo all'interno il pugnale.
Il mostro cade a terra senza forze; il suo macabro grido si tramuta in un lugubre rantolo mentre la vita lo abbandona.
Lentamente il folto pelo che ricopre il corpo inizia a sparire e al posto della bestia appare un giovane con un ampio squarcio sul petto. Kring lo solleva e lo getta in mezzo ai rovi.
Prende il recipiente con il petrolio e lo verso fra gli arbusti. Poi gli da fuoco. Le fiamme si alzano alte crepitando. Kring si volta verso la luna e lancia il suo terribile ululato.
Inizia a correre e sparisce fra le spighe di mais; fra poco i villici sarebbero accorsi a spegnere il fuoco per salvare la piantagione e lui non deve trovarsi lì.

Ha raggiunto il suo scopo, non potevano convivere due uomini lupo nello stesso territorio e lui era il più vecchio, il più forte, il più esperto. L'unico che sa come affrontare la sua malattia, i pleniluni senza seminare panico e terrore, continuando a vivere fra la gente come un comune mortale, non come un mostro infernale.
Corre veloce fra i filari del mais, senza badare ai tagli e ai graffi prodotti dalle foglie delle piante, verso le prime case del villaggi. Le grida dei contadini risuonano nella notte; voci concitate e allarmate per le fiamme. Sente il rumore dei carri che porteranno i tini con l'acqua. Immagina i villici armati di zappe, forconi, asce, correre verso i rovi in fiamme. Deve raggiungere il paese senza farsi vedere.
Sbuca dal campo come una saetta; si trova in mezzo al viottolo che porta dietro al cimitero. Svolta intorno all'orto del curato, al lato della chiesa, in fondo alla strada maestra. Striscia lungo il muro laterale della chiesa e si dirige verso il sentiero che porta al fiume.
Passa dietro i lavatoi a quell'ora deserti, da quella parte nessuno lo noterà. Ancora poche centinaia di metri e sarà salvo. Si ferma e tende gli orecchi. Tutto tranquillo. Nessun rumore. Non corre più. Ha raggiunto le stalle dei cavalli più avanti il portico dietro al quale c'è casa. Respira profondamente e gira l'angolo. Un tenue bagliore, un fugace riflesso di luce lo colpisce. Si ferma interdetto. I suoi occhi pieni di stupore si specchiano e si perdono in quelli di Yasin, la sua donna. Gli occhi di lei fissi nei suoi, freddi come una lama di ghiaccio che gli traversa il cervello. In un attimo realizza quanto accaduto. Un forte dolore al petto, una sensazione di freddo seguita da un calore che si espande. China il capo a guardare due mani strette sull'elsa di un'argentea lama che sparisce nelle sue carni. Unisce le sue a quelle dell'amata mentre con lo sguardo chiede "perché?"
Lei avvicina il suo volto e, fissandolo negli occhi, sussurra: "Da tempo sapevo sarebbe giunto questo momento. Devo farlo, ma oggi muoio con te."
Calde lacrime scorrono sul volto della donna e Kring solleva la mano per asciugarle, ma un orrenda zampa con artigli non può sfiorare l'amabile volto. Con amarezza osserva quale aspetto hanno adesso le sue forti mani. Le cinge le spalle e la vita; la tira a sé con forza. La lama penetra ancora più in profondità e percepisce la vita abbandonarlo. La spinge lontano dal suo corpo agonizzante e si mette a correre verso il fiume. Raggiunge la riva mentre perde ogni forza vitale e si lascia cadere nell'acqua. La corrente lo ghermisce, lo trascina via, lo avvolge e lo spinge nelle profondità di quelle fresche acque; in quell'istante l'ultimo pensiero va a Yasin rimasta a guardare le sue mani insanguinate.

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