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I RACCONTI DEI LETTORI...

ESSERE... E... NON ESSERE
di Orus per Edicolaweb
Lo vidi mentre si calava lungo il tubo che scendeva giù dalla grondaia. Era vestito di scuro; marrone scuro. Se qualcuno avesse rivolto lo sguardo verso la facciata del palazzo color ocra, sarebbe sembrato una macchia più scura nel fabbricato.

Per il resto, una volta raggiunto il marciapiede, era un individuo del tutto normale con indosso abiti un po' più aderenti del solito.
Lo guadai andarsene come se niente fosse, come una qualsiasi persona a passeggio per strada. Non aveva borse, sacchi o altro. Se ne andò con le mani infilate nelle tasche dei pantaloni. Se era riuscito a sgraffignare qualcosa doveva essere di piccolo ingombro; sicuramente denaro o gioielli, o altri oggetti di valore che potevano stare nelle tasche del giubbotto.
Non si accorse certo della mia presenza e sparì due isolati più avanti.
Guardai in alto. Le finestre non erano tutte serrate; al quarto piano le persiane di un porta finestra erano socchiuse. Quello, forse, l'appartamento visitato.
La mattina seguente qualcuno avrà avuto una brutta sorpresa.
Non era il primo e l'unico episodio da cronaca nera cui assistevo, ma faceva sempre un certo effetto.
Sempre meno traumatizzante di quella volta cui, mio malgrado, dovetti assistere ad un efferato omicidio.
Accadde una notte lungo l'argine del fiume, fra il Molin Blue e l'Old Bridge.
Un tratto de fiume del fiume ritrovo di coppiette, normali e promiscue, nonché di coloro che offrono amore a pagamento. Giovani costrette a vendersi per permettere ai loro "protettori" una vita agiata.
Un luogo era ideale, ben alberato, con siepi ordinate, curate dai giardinieri comunali, che offriva la possibilità di trovare intimità e discrezione. Un luogo che di giorno era frequentato da pescatori e turisti.
Quando giunsi in zona era già in corso un violento alterco fra due giovani, ben vestiti, sotto gli occhi di una ragazza che assisteva in disparte. Si battevano con ferocia e usavano ogni genere di colpi.
Ad un tratto uno dei due estrasse un coltello a serramanico e lo puntò verso il viso dell'altro sfidandolo mentre, ovviamente, il giovane disarmato arretrava.
Inutile dire che in pochi secondi la lama trovò il suo fodero. Più volte penetrò nella carne prima che la vittima si accasciasse a terra. La ragazza in un attimo gli fu accanto gridando il suo nome, poi si scagliò contro l'assalitore. Rimediò un pugno in faccia e finì a terra anche lei.
L'assassino ripose il coltello in tasca e strattonò la ragazza costringendola a rialzarsi.
- Avanti, puttana, aiutami. Forza... muoviti se non vuoi fare la stessa fine.
Lei lo guardò singhiozzando.
Sollevarono il corpo del poveretto ancora agonizzante e lo gettarono nel fiume.
L'uomo intimò il silenzio alla ragazza. Lei smise di singhiozzare. Lui la prese e la tirò a sé. Iniziò a palparla ovunque. Si avventò su di lei come una belva sul pasto. Quando sembrò soddisfatto le mise le mani intorno al collo e la trascinò fino all'argine. Le mani della donna si aggrapparono ai vestiti dell'uomo. Cercava disperatamente di resistere mentre lui la protendeva verso l'acqua.
Un improvviso luccichio attirò la mia attenzione; nella mano di lei apparve il coltello che il giovane aveva riposto nelle tasche. La lama luccicò in aria e finì nel collo dell'uomo che lasciò la presa per strapparsi la lama dalla gola. Il sangue sprizzò fuori con violenza; il disgraziato barcollò e cadde, senza forze, dentro il fiume.
La ragazza raccolse la borsetta e se fuggì via senza voltarsi indietro.
Quella notte sono rimasto ore con gli occhi fissi nell'acqua, forse per vedere se uno dei due riaffiorava.
Un uomo venne ritrovato giorni dopo a chilometri di distanza. Aveva una ferita alla gola.
Già, ne ho viste di cose senza mai poter intervenire. In fondo perché avrei dovuto farlo, erano cose che non mi riguardavano. Inoltre sono un tipo riservato che non ama mettere il naso negli affari altrui. Ben inteso in assoluto rispetto della privacy, non per altro.
Poi una sera, una maledetta sera, l'imponderabile. Quello che nessuno può prevedere, il tocco del fato.
L'evento che mi ha costretto a nascondermi e a rinunciare alle mie escursioni, fu un incidente banale, uno di quelli che ti fanno pensare al destino, come esso influisca sulle vicende, le condizioni.
Fu per caso che mi trovai a passare davanti al negozio di Swenson. Generalmente per andare al Manila Show dove, non visto, posso godermi le spogliarelliste della Lap Dance mentre si preparano nei loro camerini... nella mia situazione devo accontentarmi di guardare, passo dalla Union Street, percorro la 12 Avenue, ammiro le vetrine e la bella gente che frequenta il viale principale.
Quella sera però avevo fatto tardi e traversai Hide Park sbucando a Becker Street; mi infilai nel vicolo dietro il palazzo delle poste e girai a Mellow Green passando davanti al Market.
In quel momento un idiota uscì improvvisamente dal locale e mi piombò addosso. Finimmo a terra entrambi in modo disastroso.
Lo sconosciuto rovinò sopra di me. Cacciai un'imprecazione. La sorprese e il dolore provocato dalla caduta su marciapiede, mi fecero uscire dai gangheri. Lo vidi rialzarsi in preda al terrore e correre guardandosi intorno gridando come un forsennato.
Un secondo dopo apparve Bryan Swenson, il proprietario del market, chiedendo aiuto e tenendosi la mano premuta al fianco mentre una macchia rossa si allargava sul grembiule. In quel momento realizzai un gran calore al braccio sinistro vicino alla spalla. Avevo una brutta ferita da taglio. Quel bastardo aveva ferito Swenson e urtandomi, con il coltello ancora in mano, aveva ferito anche me.
Dovevo andare via da lì, sparire subito. Per fortuna Bryan non si era accorto della mia presenza e mi aveva superato nel tentativo di rincorrere il ladro. Mi alzai e tornai sui miei passi.
Non credo di aver corso tanto in vita mia come quella sera. Traversai Hide Park in un lampo. Quando entrai in casa non avevo più fiato nei polmoni.
Il sangue mi colava lungo il braccio. Disinfettai e tamponai con cura la ferita e preso ago e filo iniziai a ricucire lo sbrano. Non potevo presentarmi davanti ad un medico; specie mezzo nudo e non del tutto guardabile. Per meglio dire "visibile".
Già. La mia situazione è del tutto particolare proprio a causa di uno scherzo del destino, un brutto scherzo, anzi malvagio e irreversibile.
Mentre lavoravo ad un nuovo ritrovato in un laboratorio chimico sono incorso in un incidente, forse distrattamente, forse casualmente; ancora adesso non so dire con precisione cosa accadde, perché e come. Non saprei neanche ricreare l'evento.
Per farla breve, sono stato investito da un paio di contenitori di soluzioni sperimentali, miscugli instabili che possono generare nuovi elementi altamente dannosi.
È l'incognito cui ci si imbatte negli esperimenti; in quel campo quando si percorre una via nuova dobbiamo aspettarci la nuova scoperta ma anche un pericolo in ogni istante.
Il liquido che contenevano i recipienti si è rovesciato impregnando la tuta di protezione. Il nuovo prodotto doveva essere molto corrosivo tanto che il tessuto a iniziato a consumarsi; mi sono denudato e così sono entrato in contatto con il nuovo elemento.
Il liquido si era dimostrato molto infiammabile, al contatto con il fornellino aveva generato una grande fiammata; tutto aveva preso a bruciare violentemente.
Ero schizzai fuori appena in tempo, ma in quel momento ero diventato invisibile.
Me ne resi conto quando i colleghi si precipitarono a spegnere le fiamme; mi passarono accanto senza accorgersi di me. Davanti al laboratorio mi chiamavano a gran voce mentre ero loro accanto. Sentenziarono subito che dovevo essere morto carbonizzato. Per tutti sono scomparso nel nulla misteriosamente, dato che non hanno trovato un corpo ustionato nel locale.
Questo accadeva ben sette anni fa. Credo che adesso non mi cerchi più nessuno.
La mia vita è condizionata dal mio stato fisico.
Se mi ferisco una parte di me, quella interessata alla ferita, diviene visibile e devo attendere la guarigione. A volte basta un semplice graffio per costringermi a rimanere nascosto per giorni.
Una volta tornai visibile per quasi la metà. Credetemi era alquanto imbarazzante ogni volta che mi specchiavo. Mi sembrava di vivere in un film dell'orrore nel vedere un busto, non del tutto intero, muoversi a mezz'aria.
Ecco perché adesso mi trovo rinchiuso in casa; vestito naturalmente, anche se le gambe non si vedono e ho solo un gluteo, a causa di un graffio, e metà torace. Quando esco per le mie giratine non devo indossare indumenti, altrimenti sarei visibile.
Capite bene che non posso rivelare questa "proprietà", se così la vogliamo chiamare; passerei da uomo invisibile a fenomeno da baraccone.
Gli occhi del mondo non sono ancora preparati a vedere ciò che non si può.
Fra un paio di giorni tutto tornerà normale, la ferita si sta rimarginando completamente, potrò riprendere gli usi abituali.
Ho saputo che Bryan se l'è cavata, nonostante la ferita all'addome, e il ladro catturato. Sembra che l'abbiamo trovato in preda al panico; ripeteva che si era scontrato con uno spirito, un essere dell'aldilà. Andava dicendo che aveva toccato la sua carne, la sua pelle; sentiva ancora il suo odore, quello che proveniva dal regno dei morti.
Sinceramente non credevo di essere così brutto e di emanare odori sgradevoli; mi lavo ogni giorno e adopero saponi neutri per evitare di emettere qualsiasi odore che possa rivelare la mia presenza.
Posso capire che toccandomi e non potendomi vedere uno pensi all'incontro con uno spirito dell'altro mondo, ma sinceramente ho avuto più paura io che quel piccolo bastardo.
Ovviamente nessuno gli ha creduto ed è stato ricoverato nel reparto neurologico.
In fondo ha avuto quel che si meritava.

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