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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
T-ARES

di Orus
per Edicolaweb

 

Il sole è sorto e tramontato innumerevoli volte all'orizzonte di T-Ares segnando l'inesorabile trascorrere del tempo.

Molti millenni sono trascorsi, forse centinaia di migliaia; molte lune hanno rischiarato l'oscurità delle notti e i segni del passaggio del tempo sono ben visibili fra le rovine delle antiche città ove vissero misteriosi esseri giunti dal cielo, coloro che fondarono Asfard, il perduto regno emerso nell'età d'oro di T-Ares.
Si narra di grandi città volanti apparse nel cielo e di strani esseri scesi a occupare il pianeta per sfruttarne le abbondanti risorse minerarie.
Gli scienziati Taresiani hanno trovato tracce di scavi ai limiti del deserto di Sinya, oltre la foresta centrale, ad ovest del profondo oceano. Grandiosi monumenti e imponenti resti di abitazioni testimoniano la lunga permanenza di questi visitatori scomparsi misteriosamente, così come erano venuti. In alcune miniere sono ancora visibili i lavori di estrazione interrotti d'improvviso.
Nel centro della grande foresta fondarono Asfard. Innalzarono grandi templi, immense costruzioni piramidali, nascoste dalla fittissima vegetazione di una giungla dove nessun Taresiano osa addentrarsi. Si narrano storie raccapriccianti a riguardo; alcuni temerari esploratori che hanno osato penetrare nella zona non hanno fatto ritorno; altri, i più fortunati, che sono riusciti a tornare, sono stati presi per pazzi.
Gli astronomi di T-Ares avrebbero accertato che circa trecentomila anni fa una cometa sarebbe passata vicinissima al pianeta, forse la sua coda lo avrebbe impattato causando catastrofici sconvolgimenti; tali da spingere chiunque si trovasse su T-Ares ad abbandonarlo.
Le tenebre coprirono l'intera superficie impedendo alla luce e al calore del sole rosso di filtrare e contribuire al mantenimento delle forme di vita che furono ridotte al minimo. Seguirono drastici cambiamenti nella flora e nella fauna, favorendo alcune specie, estinguendone altre. Questa forse la causa dell'abbandono di Asfard.
Passarono centinaia di migliaia di anni prima che il cielo riprendesse il suo abituale colore rosa.
Avvenimenti troppo lontani nel tempo affinché se ne potesse conservare memoria, per cui la scienza non aveva mai preso sul serio il mito di Asfard e della grande civiltà che visse su T-Ares in tempi remoti; ma la leggenda di questi strani visitatori era sopravvissuta a qualsiasi catastrofe.
D'altronde nessuno poteva dubitare che il pianeta fosse stato abitato da una civiltà precedente a quella Taresiana. Numerosi i resti di grandi monumenti che testimoniavano la presenza di una evoluta, antica forma di vita intelligente.
I documenti rinvenuti, considerati eredità degli antichi antenati, avevano tramandato le nozioni tecnologiche che avevano contribuito alla formazione e allo sviluppo della civiltà presente su T-Ares.

Xatloc, un ibrido rettiloide, appassionato di antichità, affascinato dal grande mistero che circonda il mito dell'antica civiltà perduta, è giunto ad Asfard. Percorre quelle che un tempo erano le strade della mitica città. Tutt'intorno resti di megalitiche costruzioni a conferma della vasta cultura di quel popolo.
Pesanti blocchi di pietra sono caduti dalla sommità dei templi e dei palazzi; dalle possenti cinte murarie che adesso difendono solo cumuli disordinati di macerie; residui di fastose vestigia di un perduto potente reame.
La vegetazione si è riappropriata del suo spazio vitale scalando, coprendo; a volte incrinando mirabili costruzioni innalzate da una civiltà che ha dominato a lungo sul territorio. Robuste e lussureggianti piante rampicanti hanno avvolto le pietre nelle loro verdeggianti spire. Grandi alberi sono nati e cresciuti ai limiti dei monumenti, le loro radici sono fuoriuscite dal suolo imprigionando le costruzioni quasi volessero annientarle, celarle agli occhi dei Taresiani.
Xatloc è giunto ai piedi del tempio principale; sale la grande scalinata centrale che conduce alla sua sommità seminascosta da muschio, erba, arbusti. I gradini si scorgono a malapena; cespugli e alberelli li hanno inglobati e sotterrati sotto di essi; il manto erboso vi è cresciuto come una gigantesca coperta verde.
Quasi all'apice della piramide scorge un'apertura celata da un folto cespuglio. Sbircia all'interno, ma il luogo è immerso nell'oscurità. Tocca un pulsante sul largo bracciale che indossa e un fascio di luce illumina un tratto dell'interno.
Percorre alcuni metri e si ritrova davanti ad una scalinata scavata nella roccia. Scende con cautela, gli assestamenti del suolo hanno provocato dei crolli. Forse micro terremoti hanno trasformato il sottosuolo e modificato la posizione delle pietre. Alcune risultano mancanti.
Scende con difficoltà per il terreno in pendenza coperto di detriti fino a trovare un percorso pianeggiante e lastricato con pietre regolari, ben intagliate e posizionate che adesso, a tratti, risultano un po' sconnesse fra loro. Sta percorrendo una galleria sicuramente artificiale; evidente l'uso di tecnologie avanzate. Le pareti perfettamente levigate, squadrate.
Giunge in una sala quadrata con pareti composte da grosse pietre, la sua attenzione è attirata da una di queste che presenta dimensioni gigantesche. Circa dieci metri per cinque. Ne esplora i bordi non perfettamente aderenti alle pietre laterali. Vi è inciso un triangolo all'interno di un cerchio.
La spinge ed essa inizia a ruotare su se stessa; continua a spingere con forza finché non ricava lo spazio sufficiente per passare oltre. Accede in tal modo ad un secondo locale immerso nel buio.
Dal bracciale e sfila un piccolo cilindro. Lo inserisce in un incavo nella parete, ne gira una estremità, una luce diffusa e potente illumina l'intero ambiente.
Si tratta di una sala smisuratamente vasta. Lungo i lati, a destra e a sinistra, a distanza regolare fra loro e dalle pareti laterali, decine di colonne intervallate da statue che presentano strane figure e simboli. La leggenda diviene realtà; dal cielo giunsero i costruttori di Asfard.
La percorre osservandone ogni particolare. Passa la mano su una parete. È liscia, pare smaltata, perfettamente piana, non si avvertono al tocco ondulazioni sulla superficie; inoltre nel punto dove incontra il soffitto si presenta ad angolo retto. Tutte la pareti sono uguali; tutta la sala è squadrata. Chissà quale tecnologia è stata usata per ottenere un simile risultato. Stranamente non vi sono dipinti.
Al centro uno smisurato tavolo di pietra con due file di sedili, gli uni di fronte agli altri. Si avvicina. Sono d'oro zecchino. Prova a spostarne uno, sono estremamente pesanti. Sui loro schienali numerose incisioni e bassorilievi che rappresentano varie specie di flora e fauna; alcune presenti su T-Ares, altre sconosciute. Sul piano del tavolo sono state intarsiate alcune mappe.
Xatloc le osserva ma non riesce a capire quali terre e stelle vi siano indicate.
Sulla parete frontale un grande riquadro di pietra più chiara con un'incisione. Un grande cerchio con ali laterali; un disco alato. Sotto di esso un altro disco senza ali; intorno ad esso nove sfere di varia misura, una traversata da una piccola retta orizzontale, posizionate su altrettante linee circolari. Le loro orbite. Tre ellissi circondano la terza sfera.
È la raffigurazione di un sistema stellare. Pianeti che girano intorno ad una stella centrale. Leggermente più sotto tre triangoli in scala vicino a quello che sembra un fiume.
È qualcosa che Xatloc conosce. Ha già visto quelle figure in alcuni antichi documenti. Rappresenta qualcosa che non avrebbe mai immaginato di vedere in quel sito. È sconvolto. Prende coscienza che alcune sue certezze stanno vacillando. Non avrebbe mai dovuto cercare il perduto regno di Asfard.
La sorpresa è scioccante: la grande civiltà perduta, contraddistinta dai megalitici monumenti che per millenni avevano alimentato la fantasia degli abitanti di T-Ares; quella civiltà considerata antecedente ai taresiani, che aveva originato un mito; era costituita da esseri provenienti da un piccolo pianeta, di una lontana galassia, dove viveva una forma di vita avvicinata alcuni millenni prima e non considerata degna di attenzione perché classificata inferiore.
La civiltà perduta proveniva dal terzo pianeta di quel sistema dal sole giallo; un globo, abitato da esseri dalle teste nere, dallo straordinario colore azzurro a causa della grande massa di acqua esistente su di esso...


									

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