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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
OMBRE

di Orus
per Edicolaweb

 

Un'ombra era apparsa dal nulla, stava in fondo alla stanza con le spalle rivolte alla parete. L'ambiente era immerso nel buio e lei non poteva distinguere i lineamenti di chi la stava osservando in silenzio.

Il cuore le balzò in gola, il grido di terrore soffocato, le gambe, le braccia, tutto il corpo divenne ad un tratto pesante come fosse di pietra, non riusciva a muovere un solo muscolo. Il sudore le imperlava la fronte e le correva giù per le guance e per tutto il corpo, si sentiva inerme distesa sotto le lenzuola, gli occhi fissi verso quella sagoma scura in fondo al letto.
Chi era e come mai si trovava lì? A pensarci bene anche a lei sembrò di essere da un'altra parte.
Non poteva essere a letto. Pochi istanti prima era in piedi davanti la porta di casa, stranamente aperta, le braccia conserte. Fuori pioveva con forza e i suoi occhi fissavano i rivoli di acqua correre lungo i bordi della strada; sentiva ancora l'umidità penetrarle nelle ossa e i brividi lungo la schiena per il brusco abbassamento della temperatura. I fulmini rischiaravano a tratti la scena il loro rumore faceva da sottofondo, da colonna sonora.
Si ricordò di aver chiuso gli occhi quando un lampo più forte degli altri si manifestò davanti a lei; sicuramente un fulmine era caduto nelle vicinanze.
Fu quando li riaprì che vide la scura figura dritta ai suoi piedi. Mentre continuava a osservarla in silenzio altre due sagome presero forma accanto all'altra; pochi secondi e ne vide una quarta. Un lampo accecante la costrinse a chiudere gli occhi di nuovo.
Quando li riaprì vide sua madre entrare in camera; lei era distesa sopra le coperte con ancora i vestiti indosso.
- Ma dove sei stata fino ad ora, sono ore che ti stiamo cercando? Stavamo tutti in pena con questa stagione...
Lei guardò fuori della finestra, pioveva a dirotto.
Da ore? Ma se non si era mai mossa da lì. Voleva dirlo ma la voce non le uscì.
Sua madre continuava a parlare ma lei non udiva una parola; non la stava ascoltando. Voleva parlare ma si sentiva confusa, la bocca impastata e la sua mente cercava di ricostruire gli eventi.
Un rivolo di sangue le uscì da una narice, lo sentì colare e istintivamente con la mano si toccò il naso. Le dita si arrossarono e le gocce di sangue aumentarono finendo sulle coperte.
- Ma che succede? - chiese la madre - Vieni, alzati. Andiamo in bagno, svelta...
Lei si alzò tenendo strette le narici con due dita. Corse dietro la madre fino al bagno e si chinò sul lavandino. La madre aprì il rubinetto e iniziò a bagnarle la nuca.
- Continua, vado a prendere del ghiaccio...
Nonostante che l'improvvisata borsa del ghiaccio, formata da un canovaccio avvolto intorno a una decina di cubetti, fosse posto alternativamente sul naso e dietro la nuca, il sangue non si fermava e fu deciso di recarsi al pronto soccorso più vicino.
Non fu cosa facile fermare l'emorragia. Quanto tutto tornò alla normalità fu consigliato di effettuare un controllo radiografico per accertarne la causa, poteva trattarsi di qualche vena soggetta a rottura o qualcosa di più serio.
L'esame radiografico mostrò due piccoli corpi estranei al di sopra delle cavità nasali. Fu eseguita una TAC e furono evidenziati due oggetti di pochi millimetri, uno dei quali nel cervello, quasi davanti all'ipofisi, la cui rimozione poteva rappresentare un pericolo per la paziente.
La cosa più misteriosa era che nessuno sapeva come erano finiti in quel punto, non erano visibili cicatrici ne fori di inserimento all'esterno del cranio.
La ragazza presentava inoltre uno stato confusionale manifestando un consistente vuoto temporale. Presso il reparto neurologico prestava servizio saltuariamente tale dottor Morris, psicoterapeuta, cui era capitato un caso analogo anni prima; di conseguenza fu suggerito ai genitori di rivolgersi a questo specialista.
Il dottor Morris, prontamente interpellato, si rivolse ad un'équipe di sua fiducia e dispose l'estrazione dell'oggetto presente nella cavità nasale.
Si trattava di un corpo artificiale di sei millimetri, di forma triangolare contenuto in un involucro biologico con lo scopo di evitarne il rigetto. Al microscopio vennero evidenziati nuclei di metallo magnetico, circondato da una membrana grigio scura difficile da intaccare.
Eclatante la presenza di ferro amorfo con caratteristiche magnetiche; all'interno di un guscio una sorta di microchips capace di generare un campo elettrico necessario al suo funzionamento. Un marchingegno capace di sfruttare la leggera corrente elettrica del corpo umano. Segno evidente di conoscenze tecnologiche elevate.
Di conseguenza qualcuno pensò che anche l'altro oggetto doveva essere simile. Solo supposizioni dato che la chirurgia non era in grado di compiere un intervento teso alla sua estrazione senza mettere a rischio la vita del paziente.
La funzione dei due oggetti era probabilmente di trasmettere dati, un monitoraggio a distanza. Forse potevano anche alterare il comportamento individuale potendo tenere sotto controllo i trasmettitori neurali attraverso serotonina e dopamina.
La cosa appariva alquanto scioccante. Il processo di ipnosi regressiva intrapreso fornì dettagli contrastanti.
Il racconto di Betty - questo il nome della ragazza - somigliava a esperienze oniriche costellate di particolari non del tutto appartenenti al mondo dei sogni, benché spesso le vicende vissute durante la giornata riempiono la mente umana quando riposa e contribuiscono ad elaborare la trama dei sogni.
Betty narrò di una luce bianca che scendeva giù dal cielo e diveniva più grande, fino a assumere la forma di una grande luna piena per poi girarsi e divenire un grande triangolo nero con la punta rivolta verso il suolo. Parlò di ombre viste in fondo al letto; di sentirsi sollevare. Dell'oscurità improvvisa che l'aveva avvolta. Si era risvegliata, non sapeva dire dove, legata ad un lettino che percorreva lunghi corridoi senza finestre, illuminati a giorno; ricordò ascensori che si aprivano e si richiudevano; a volte le sembrava di scendere, a volte di salire. Intorno al letto figure in camice bianco con la mascherina sul viso, come quelle dei dottori, che comunicavano con lei telepaticamente. La rassicuravano, non le avrebbero fatto del male, si trattava di una breve visita.
Alla fine di un corridoio notò, sulla parete, alcuni segni che ricordavano caratteri egiziani o cinesi. Il muro, o quello che sembrava tale, si aprì e fu introdotta al centro di una stanza. Prima di perdere conoscenza vide piccoli esseri di carnagione grigia e occhi grandi; altri più alti coperti da una pelle verdastra con una fisionomia simile a quelli dei rettili. L'ultimo volto che ebbe modo di osservare fu quello di un bel giovane biondo con gli occhi azzurri di carnagione chiara.
Riaprì gli occhi mentre stava ripercorrendo di nuovo quei corridoi che sembravano senza fine. Il lettino su cui si trovava ancora distesa era trainato da una macchina elettrica come quelle che negli aeroporti trainano i carrelli con i bagagli. Davanti ad un ascensore lesse la scritta Ki-Gal. Dopo un po' di tempo sentì l'automezzo rallentare e fermarsi; un volto con una maschera da lucertola apparve su di lei. La fissò con insistenza e in silenzio. Poi si voltò verso l'autista. Nella sua mente balenarono frasi senza senso, incomprensibili, scandite con stizza. Un volto umano si chinò su di lei. Sentì le dita dell'uomo allargarle la cavità oculare, una luce accecante colpì la sua pupilla. Subito dopo piombò in una fitta oscurità.
Alcune ore dopo si risvegliò nel suo letto come non fosse mai accaduto niente; non ricordava più nulla e non capiva perché sua madre era così agitata.
Al tempo la sua testimonianza fu vagliata attentamente. Senza dubbio un cosiddetto abduction con tanto di àmissing timeà. Ma dove era stata? Cosa aveva visto? Le congetture furono molte.
Era stata portata in una base segreta, sotterranea, dove aveva visto umani ed extraterrestri insieme? Era stata sottoposta ad esperimenti genetici? Aveva veramente vissuto una simile avventura?
Era stato solo un sogno popolato da reminescenze di letture, alcune riguardanti anche leggende su fate, gnomi e troll? Era quindi un'abile ingannatrice?
Alquanto difficile credere avesse visto creature che ricordano i serpenti dei miti, i Naga, i Nefilim; e, suo malgrado, visitato il regno di Agharti o Shamballa. Più razionale e probabile che fosse stata portata all'interno di basi militari segrete dove si conducono esperimenti sull'umanità ignara di fare da cavia. D'altro canto secondo alcuni esperti l'iscrizione Ki-Gal indica, negli antichi testi, il regno di Mergal.
Qualcuno si dichiarò convinto si trattasse di nozioni che il subcosciente aveva rielaborato nel sonno notturno.
Ma i due impianti? Quelli erano tangibili...
Ciò non di meno la razionalità indicava l'intervento di ignoti e non ben identificabili individui; o, più esattamente, di àentitàà; siano esse di origine terrestre o meno.
Dietro indicazione del dottor Morris fu deciso di monitorare periodicamente la ragazza e l'impianto inserito nel suo cervello; questo avrebbe permesso di determinare la veridicità dei fatti.
Per mesi non accadde niente di particolare, ma una notte la ragazza scomparve di nuovo. Venne ritrovata il mattino seguente, in completo stato confusionale, da una pattuglia della stradale nell'area di una stazione di servizio a venti chilometri dalla sua abitazione.
Dopo aver avvertito la famiglia fu ricoverata presso il vicino ospedale. Il Dr. Morris intervenne ancora una volta. Ed ecco la sorpresa più rilevante: il congegno non era più presente nel corpo di Betty e la ragazza presentava fisicamente i segni evidenti di un parto. Quella notte aveva messo al mondo un figlio solo dopo poco meno di cinque mesi.
Chi l'aveva assistita era più che competente; un lavoro perfetto dal punto di vista medico. Non aveva lasciato nessun segno delle attività chirurgiche effettuate. Ovviamente del nascituro nessuna traccia.
- Colonnello, senza dubbio un racconto fuori del solito. Una storia che sembra la trama di un telefilm diffuso da un'emittente televisiva. Per quale motivo mi ha narrato tale vicenda che, deve ammetterlo, ha dell'incredibile? Le posso assicurare che potrebbe minare la sua credibilità...
- Generale, anch'io ero molto scettico, finché il padre della ragazza mi ha consegnato questo reperto. - e porse all'alto ufficiale una bustina trasparente.
Il generale l'osservò sollevandola verso la luce e disse:
- Sembrano scaglie di serpente.
- Di una specie a noi sconosciuta. - aggiunse il colonnello - Sono state trovate nella camera di Betty.
Il generale si alzò, depose il reperto sulla scrivania e si avviò verso la finestra. Rimase per alcuni minuti in silenzio fissando oltre i vetri, poi si voltò.
- Capisco... Cosa si aspetta il padre? Ha formulato richieste? - chiese.
- Nessuna richiesta. Non ha ottenuto promesse. Non vuole risposte... ha già le sue convinzioni. Vuole dimenticare. Ha già lasciato Philborg verso destinazione ignota. Mi chiedevo se, date le sue elevate amicizie e l'alta considerazione di cui lei gode ai vertici dei servizi di sicurezza, poteva reperire informazioni chiarificatrici della vicenda.
- La ragazza? Cosa ricorda?
- Non ricorda più niente.
- Lo staff medico?
- Il dr. Morris è un ex marine.
- Colonnello, lei, si rende conto della possibilità di imbattersi in un alto livello di riservatezza?
- Certamente.
- Bene. Vedrò cosa è possibile ottenere. Un'altra cosa... ho bisogno di trattenere il reperto, tengo molto alla mia credibilità.
- Nessun problema, piuttosto tenga conto che quelle scaglie sono peggio dell'atomica. Circolano certe storie...
- Sono venuto a conoscenza di un paio di queste... come dire, leggende metropolitane. Lei è uno di quelli che credono in strani esseri... come li chiamano? Ah... si! Mutaforma. Assurdità, sicuramente...
- Forse non tanto... - disse il colonnello indicando la bustina.
- Colonnello ci sono cose che non ci è dato conoscere, ma sappiamo entrambi che la scienza ha raggiunto traguardi impensabili. La scienza, badi bene, non la fantascienza. Dietro ogni storia c'è sempre una spiegazione logica. Disconoscerla fomenta fantasie assurde. Comunque sia, se sono in atto progetti in ambito militare, legati a complesse scoperte scientifiche che possono sembrare, o dare adito, a fantasie, devono esistere valide ragioni, sicuramente incomprensibili per noi, ma estremamente vantaggiose nell'ottica della sicurezza nazionale, se non addirittura mondiale. Non crede?
- Ovviamente. La cosa è fuori discussione.
- Buongiorno colonnello.
- Signore.
Il colonnello salutò, girò i tacchi e lasciò la stanza.
Nell'atrio sostò un attimo sopra la grande aquila riprodotta sul pavimento all'interno di un cerchio che riportava la sigla del dipartimento. I suoi occhi fissarono quelli del rapace.
- Washington era davvero il centro del potere? - pensò - Oppure il potere aveva la mente da un'altra parte?
Una volta fuori s'incamminò in direzione del centro commerciale. Poco dopo entrò in una cabina telefonica e compose un numero.
- Daily Journal, desidera? - chiese dall'altra parte una voce femminile.
- Nick Stevenson...
- Attenda.
Passarono pochi secondi.
- Stevenson... Con chi parlo?
- Nick sono in città.
- Oh, oh! Capitano, mio capitano, qual buon vento ti ha condotto in rada?
- Dove possiamo parlare? Ho una storia e qualcosa che ti interesserà... - rispose il colonnello osservando una bustina trasparente, estratta dalla tasca. Al suo interno un brandello di pelle di rettile.


									

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