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Tutti i racconti dei lettori I RACCONTI DEI LETTORI...

FREE CLIMBING
di Orus
per Edicolaweb


La parete è lì davanti a lui; protesa in avanti, come una immensa onda di pietra bloccata prima della sua caduta.
 
 

Una grande massa di roccia che sembra lo voglia travolgere. Per chiunque la osservi arrivando dalla pianura appare proprio come un grosso dente di roccia che spunta, inclinato, fuori dal terreno.
Ha deciso di salire lungo il suo lato destro che si presenta molto più impegnativo per un provetto scalatore come lui.
Da svariati anni pratica il "free climbing" e prova soddisfazione solo se trova un maggior grado di difficoltà nelle scalate. Si sente soddisfatto solo quando le scariche di adrenalina aumentano di intensità. È una sfida senza limiti con se stesso. Quello che all'inizio era un semplice hobby per rilassarsi è diventato una pericolosa partita a scacchi con la morte.
Nessuno affronterebbe quella parete a mani nude; nessuno lo ha mai fatto, ma è proprio per questo che Ross si appresta a farlo. Il costone presenta punti di appoggio che potrebbero franare, sterpaglia che con le sue radici ha reso instabile la roccia; l'acqua piovana ha scavato le pietre minandone la stabilità; insomma non è il versante più idoneo per tentare la scalata neanche usando chiodi, ganci, corde da montagna, figuriamoci usando le sole mani.
Ma Ross è testardo e tenterà di salire lungo quella parete.
È a metà percorso quando il terreno cede sotto le sue dita; per alcuni minuti rimane appeso con una sola mano dondolando pericolosamente, cercando un altro punto di presa. Due colpi di reni e la sua mano destra si aggrappa ad una piccola sporgenza, quanto basta per poggiare un piede in un incavo della roccia e protendere la mano sinistra mezzo metro più in alto. La mano ghermisce un ciottolo sopra una piccola pianta che protende nel vuoto i suoi rametti verdi; il sasso si stacca e manca di poco la sua testa. Scuote il capo coperto di terriccio e continua a risalire. Il caldo è notevole; la tensione è alta, l'adrenalina al massimo. È talmente concentrato che non sente la fatica e l'ostinazione di voler raggiungere la vetta a tutti i costi lo spinge ogni oltre limite, al di là delle sue possibilità. In questo momento il rischio diviene reale, altissimo e Ross si esalta.
Dopo poco più di un'ora è prossimo alla vetta. Si trova davanti a quella rientranza che si intravedeva da sotto; non è una nicchia vera e propria, è profonda tre metri circa e alla sua base c'è un'apertura sbarrata da una specie di stalattite.
Adagiato su quella specie di terrazza naturale osserva da vicino quella piccola apertura. Non è molto alta dalla base, poco più di trenta centimetri e larga sessanta; forse settanta. Si abbassa e getta lo sguardo dentro di essa. La luce non penetra per molto al suo interno e l'oscurità presente indica che l'ambiente, celato dietro, deve essere abbastanza ampio. L'apertura però e stretta e non permette alla luce solare di penetrare a fondo. Con un paio di calci ben assestati spezza il divisorio che divide l'entrata rendendo possibile un inserimento della testa.
Ha preso l'abitudine, col tempo, di portare con se una borraccia con l'acqua, uno di quei temperini svizzeri con mille accessori, una specie di pronto soccorso e una pila; il tutto appeso alla cintura stretta alla vita.
Usando di pila indirizza il fascio di luce all'interno oltre l'apertura e scruta quella caverna. Stalattiti, stalagmiti, rocce colorate da depositi minerali; forse alcuni dipinti primitivi, ma non ne è sicuro, la luce non è sufficiente per rilevare i particolari.
Prova ad infilarsi in quello stretto passaggio, penetra ancora di più all'interno, potrebbe addirittura entrare del tutto, ma non si fida, non se la sente di rischiare oltre nonostante l'eccitazione abbia superato di gran lunga il massimo. Alcune cose si sono rivelate più definite e adesso è certo che vi siano dipinti colorati su alcune punti delle pareti.
Deve tornarci con una diversa attrezzatura e stavolta con corda, ganci, chiodi. Là dentro c'è qualcosa che richiede più attenzione e tempo. Serve una piccozza, l'entrata deve essere allargata per permettere un facile e più comodo accesso. L'ambiente ha bisogno di essere illuminato, occorre una sorgente di luce potente e continua. Ha già in mente come provvedere.
Domani; tornerà domani...

Il sole del nuovo giorno lo trova già al lavoro davanti all'entrata, è giunto sul posto prima dell'alba per non dare nell'occhio; ha già abbattuto parte della parete d'ingresso, quanto basta per poter accedere facilmente all'interno.
Ricordando come alcuni popoli antichi usavano illuminare gli ambienti oscuri, si è procurato una serie di specchi. Ne ha posizionati due all'entrata. Entra e ne posiziona un terzo più avanti. La luce rimbalza da una superficie all'altra e penetra attraverso l'apertura dentro la caverna illuminandone una parte.
Ross avanza e piazza un altro specchio dove batte il raggio del sole, inclinandolo leggermente verso l'alto; l'oscurità svanisce e l'ambiente rivela quanto aveva custodito fino a quel momento.
Le pareti mostrano in alcune zone dei disegni, delle pitture colorate. Ross si trova ad osservare spirali, dischi, figure di animali, impronte di mani; i colori vanno dall'ocra rossa al nero ricavato sicuramente dal biossido di manganese.
Ha letto varie volte di tali ritrovamenti e sa bene che in mole parti della terra esistono caverne simili; alcune molto famose.
Le roccia mostra anche i segni lasciati dall'uso di uno scalpello; con uno strumento simile è stata ricavata un'ampia apertura in una parete laterale, sovrastata da un architrave di roccia. Oltre vi sono altri ambienti.
Sposta gli specchi e ne posiziona un altro proprio davanti a questa apertura. La luce illumina una seconda grotta. Il soffitto in alcuni punti è molto alto e la luce insufficiente, lasciando il resto immerso nell'oscurità. Forse anche in alto vi possono essere disegni, figure.
Il suolo ai suoi piedi a tratti si rivela levigato, in altre parti invece vi sono insidiosi dislivelli, deve prestare molta attenzione dove mette i piedi prima di procedere oltre; non è il caso di avanzare con il naso all'aria.
Prima di entrare nella seconda caverna ispeziona a fondo quella dove si trova. Alla sua destra la luce rischiara un sentiero che discende. Si avvicina. Illumina la zona con la torcia che ha in mano. Scorge una serie di scalini abbozzati nella roccia. Inizia a scendere e dopo venti passi il fascio della torcia si perde nel buio più fitto; gli scalini finiscono sopra un nero abisso. Un crollo ha spezzato quella rudimentale scalinata. Il cuore sobbalza, il timore è forte; arretra senza voltarsi, con gli occhi fissi nel baratro. È terribile provare la sensazione di sentirsi sospesi nel vuoto.
Un passo alla volta, lentamente, rimette i piedi sopra il pavimento della caverna e tira un sospiro di sollievo.
Si dirige verso l'altra grotta. Prende dallo zaino anche l'altra torcia e gli altri specchi. Procede illuminando il percorso che scende verso un livello inferiore.
Anche questa grotta presenta disegni e figure colorate.
Ha solo due specchi e la grotta non è interamente illuminata. Il fascio di luce che proietta uno di questi rivela uno scenario che lascia senza fiato Ross. Una quantità enorme di ossa umane sparse ovunque, alla rinfusa, le une sopra le altre. Alcune affiorano dal terreno insieme a cocci di vasellame e altri piccoli oggetti.
Si china ad osservarli. Ossa, teschi, vasellame e ninnoli. In disordine; le ossa appaiono scarnificate.
Ma dove è finito? In un antico insediamento; in un luogo di sepoltura, oppure in una specie di luogo sacrificale? Tutt'intorno anomali accumuli di terra.
Il disordine nel quale si trovano le ossa è tale da escludere che il luogo sia stato adibito a regolare sepoltura.
Ma perché scarnificare le ossa? Un rito primitivo? Escluso. I resti non sono disposti in ordine.
Raccogliendo cocci, resti di collane primitive, si rende conto che si tratta di reperti più antichi delle ossa, forse del paleolitico o neolitico. Non è molto esperto in materia ma i ricordi scolastici si rivelano utili per una stima approssimativa, ricorda di aver letto che il vasellame è assente nel paleolitico. I dipinti però fanno pensare alla presenza umana in un periodo risalente anche a trentamila anni prima, in pieno paleolitico.
Le punte di freccia finemente cesellate, di lancia, le selci con il lato a taglio, parlano di un'epoca ancora diversa.
Lo sguardo fruga fra quei resti disarticolati, fra i frammenti e si posano sopra un cranio più grande rispetto a quello umano.
Lo raccoglie. Sicuramente apparteneva ad un animale. Dalla forma un orso. Forse. Si, è proprio di un orso.
Questo rimette tutto in discussione.
Trovare il teschio di un orso non significa però che sia stato ucciso da un uomo o un ominide, né che i due esseri abbiamo vissuto nello stesso periodo di tempo e condiviso la caverna. Molto probabile che i due rinvenimenti testimonino due periodi di vita del sito. Non era in grado di stabilire quando l'orso aveva occupato il luogo, inoltre doveva averlo fatto quando quella grotta era accessibile. Ma quando? Quando esisteva un altro accesso, adesso probabilmente ostruito da una frana. Ipotesi presumibile dal momento che degli umani avevano vissuto a lungo al suo interno. Non si potevano certo arrampicare come aveva fatto lui.
Ma le sorprese non sono esaurite.
Nel raccogliere il cranio ha notato alcune ossa con strani segni; sono incisioni ordinate in gruppo. Quindici a quindici.
Alcuni mesi prima in un reportage televisivo un archeologo aveva parlato dell'usanza praticata nella remota antichità di praticare incisioni su alcune ossa alfine di annotare le fasi lunari.
Incredulo rimirava fra le sue mani un paio di ossa con tali caratteristiche. Aveva trovato calendari lunari. Coloro che avevano vissuto in quella caverna possedevano conoscenze astronomiche; avevano osservato i cieli, gli astri, erano in grado quindi di calcolare il tempo e le stagioni.
Non poteva crederci.
Aveva scoperto qualcosa di importante in modo del tutto casuale; e non era un ricercatore, ma solo un tizio qualunque che stava praticando semplicemente il suo hobby preferito.
Che faccia faranno gli "addetti ai lavori" quando verranno a conoscenza della casuale scoperta? Pazzesco!
Ripone le ossa con le incisioni nello zaino e riprende l'esplorazione.
Stava camminando in mezzo a centinaia di ossa sparse su circa tre o quattro metri quadrati. I resti di oltre cento, forse cento cinquanta individui. Il teschio dell'orso non era la solo testimonianza della presenza di animali.
L'ultima parte della parete laterale sembrava formata da notevoli pietre di uguale forma e grandezza poste una sopra l'altra fino al soffitto, mezze nascoste dalle stalattiti che pendevano verso il suolo. Del tutto simili a quelle dei più famosi siti archeologici mete turistiche di mezzo mondo. La zona restava in penombra, accende la torcia e avanza verso quella parete. Improvvisamente una semioscurità inizia a invadere l'ambiente. Il tempo era trascorso e il sole si stava spostando, non si rifletteva più negli specchi. Ripercorre velocemente all'indietro l'intero tragitto fino all'apertura. Difatti l'astro aveva cambiato il percorso. Sposta il primo specchio e il secondo; rientra continuando a sistemare gli specchi uno alla volta ridando luce all'intero ambiente, fino alla stanza con le ossa.
Adesso la luce solare penetrava di nuovo e rischiarava l'intera parete composta dalle ciclopiche pietre. Quattro file di massi, ognuno di un metro per circa due, che si elevavano verso l'alto finendo a ridosso ad una megalitica architrave.
In due pietre delle estreme file laterali, ad altezza uomo, le sagome di due mani, come se la roccia si fosse fusa catturandone l'impronta a dita aperte; quella di destra dipinta in rosso, l'altra in nero.
La curiosità umana non ha limiti e l'istinto di mettere le mani, e non solo queste, in ogni dove è veramente innato. Per questo Ross pone la sua mano dentro l'incavo di quella colorata in rosso.
Una strana sensazione, un sogghigno appare ai lati della bocca, poi, senza motivo apparente sente il bisogno di premere sulla superficie. La parete si muove, Ross ritrae la mano intimorito. Lentamente appare un varco di un metro e al di là di questo il buio fitto. Poi la luce filtra leggermente e qualcosa sembra brillare nell'oscurità; sembra una finestra aperta sul cielo notturno. Il fascio della torcia piomba nella cavità appena scoperta e il luccichio diviene quasi abbagliante, tanto che Ross deve abbassare il braccio. Le pareti risplendono della luce di migliaia di gemme incastonate nella pietra. Diamanti, migliaia di diamanti che fanno da corollario ad un basamento in pietra sopra al quale fa bella mostra di sé la statua, anch'essa in pietra, di una donna dalle forme prosperose e dai fianchi ampi; spropositatamente grassa. Ha visto molte foto simili. La Dea Madre adorata dai popoli antichi.
Vorrebbe entrare, ghermire quelle gemme, ma là dentro manca il pavimento. Il piedistallo su cui poggia la Dea sporge dalla parete di fronte, intorno il nero abisso del vuoto.
Come avranno fatto a posizionare la statua in quel punto senza entrare nel locale? Si guarda intorno. Avranno utilizzato una passerella di legno distrutta dal tempo? No, non è così. Non c'è nessun resto che possa far pensare a questo. Non ci sono sporgenze sotto il piedistallo su cui appoggiarla.
Cercando la soluzione al quesito, si accorge che il pavimento somiglia ad un letto di un fiume in secca; nettamente visibili le tracce dei rivoli d'acqua; strisce di sabbia indurita e levigata; piccoli sassi ordinati in file. Sta osservando la prova di una violenta alluvione che ha travolto uomini e cose trascinandoli all'interno della caverna. La forza dell'acqua, del fango, li ha imprigionati, avvolti, scarnificati, ammassati in un amalgama mortale in fondo al cunicolo, un tempo alloggio e riparo di uomini e animali ignari dei cambiamenti climatici, della terribile e spietata forza della natura.
Un sospiro, un pensiero al dramma che si è svolto in un remoto passato. Diavolo! Ecco cosa siamo, cosa ne resta della nostra smisurata, insensata presunzione. Ossa, solo ossa imprigionate e dimenticate nel fango.
Ma torniamo al presente. Là dentro c'è una ricchezza. Come trovare il modo di prelevare quelle gemme?
Sposta il suo sguardo sulla mano colorata in nero. E questa cosa muoverà? L'accesso alla stanza del tesoro? Adesso è indeciso, non sa se rischiare. Alla curiosità è subentrata la voglia di uscire di lì estremamente ricco, ma non vuole più osare. Non è più quell'uomo che gioca a scacchi con la morte mentre si arrampica a mani nude su pareti impossibili. Qualcosa è cambiato. La voglia di potere, di notorietà ha preso il sopravvento. Ma allora perché ha pensato a quanto l'uomo sia fragile, piccolo, insignificante di fronte alla potenza della natura?
Già, perché? Ma che importanza può avere la risposta; se non sarà lui a prendere tutto lo farà qualcun altro. Allora tanto vale sia lui il beneficiario di tanta fortuna; è lui che ha scalato la montagna, lui ha rischiato quindi ne ha pieno diritto.
Si avvicina alla pietra, poggia la sua mano sopra quella impressa nella roccia e preme con forza pronto all'evenienza.
Quanto accade lo coglie di sorpresa impedendogli di mettere in atto qualsiasi altra azione. La pietra si spacca, si frantuma all'istante, il suo spessore era minimo; decisamente una trappola. Ross perde l'equilibrio e cade in avanti sbattendo la faccia contro la roccia; il braccio penetra oltre la parete in seguito alla improvvisa mancanza di un appoggio e sbatte contro qualcosa che cede all'urto. Avverte la manica strappata, il forte dolore delle abrasioni subite dall'arto. Il sangue gli solca il volto. L'altro braccio ha riportato una forte contusione sbattendo contro la parete, gli duole fino alla spalla e lui sta cadendo all'indietro a causa del contraccolpo.
È completamene intontito, disorientato e, mentre cerca disperatamente un appiglio per limitare i danni, il rumore di un crollo oltre la parete e il fragore che aumenta di intensità lo avvertono di quanto sta per accadere. Prima di realizzare a pieno il susseguirsi degli eventi si ritrova trascinato verso il fondo della caverna da una valanga d'acqua che fuoriesce copiosa dalla parete collassata.
Non ha il tempo materiale di volgere lo sguardo verso la stanza con le gemme ed è già in mezzo ai mucchi di ossa. Annaspa confusamente cercando di non farsi avvinghiare fra le spire di quella cascata d'acqua che lo sta sbattendo, rivoltando come un oggetto senza peso.
La corrente è troppo forte non riesce a lottare. Non c'è stato un riflusso, il fondo della caverna ha ceduto e l'acqua ha trovato un nuovo percorso. Man mano che la massa avanza si verificano altri crolli; adesso Ross si trova a lottare anche con masse di fanghiglia che a tratti lo divorano e lo rigurgitano; è sempre più difficile riprendere fiato. È stato sbattuto contro le rocce e il suo fisico è all'estremo delle forze. Alla fine esausto si lascia andare. Quel violento torrente di fango si insinua nelle viscere della terra trascinandolo in una stretta mortale.
Il suo corpo senza vita percorrerà centinaia e centinaia di metri nel sottosuolo, prigioniero di quella melma che, dopo giorni e giorni, si riverserà in un fiume sotterraneo immissario di un vasto lago.
Sarà sul fondo di quest'ultimo che riposeranno i pochi miseri resti di Ross, tronconi frantumati, quasi scarnificati, confusi in mezzo alle altre ossa.

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