
I RACCONTI DEI LETTORI...

RIVELAZIONI MATTUTINE
di Orus per Edicolaweb

Il suono del campanello, Nolan apre gli occhi. Lo scatto della serratura della porta d'ingresso, la domestica parla con qualcuno; alcuni passi risuonano nel corridoio. Che ora è? Chi disturba a quest'ora? L'uomo si trova ancora nello studio seduto alla scrivania.

"Morfeo, Morfeo, mi hai sorpreso..." pensa dentro di sé. Si è addormentato senza accorgersene. È ancora invaso dal torpore, sente la gola secca, la lingua gonfia e insensibile. Deve alzarsi. La luce solare filtra dalla finestra e batte sulla lampada rimasta accesa; tende la mano per spegnerla quando la maniglia della porta si muove e la domestica entra nella stanza seguita da due uomini vestiti in blu.

- Prego - dice la donna indicando Nolan.
- Signori... - tuona con voce imperiosa Nolan cercando di alzarsi - non si entra nel mio studio senza farsi annunciare. E tu, Matilde, perché non mi hai avvertito?
I due avanzano decisi, passano dietro le sue spalle e iniziano a frugare fra le sue carte senza proferire parola.
- Ma come vi permettete; con quale autorità... - continua l'uomo, ma nessuno sembra ascoltarlo.

Cosa sta accadendo?
Vede una mano avvolta da un guanto di gomma bianca che gli prende le dita, le esamina. Adesso quella mano si avvicina al suo viso; un dito gli allarga le palpebre e il suo occhio si specchia in quello dello sconosciuto; un occhio indagatore che lo scruta, si insinua, scava cercando di leggere nella sua mente i più reconditi pensieri. Tende la mano per staccare quelle dita dalle sue palpebre.
Ma perché non si può muovere; perché non lo sentono? Continua a parlare, a chiedere, a opporsi a quel brutale e invasivo trattamento senza ottenere niente.
La mano dell'intruso passa più volte le dita fra i suoi capelli; poi scivola lungo la guancia fino alle labbra; le scosta fra loro evidenziando i denti; ghermisce il mento e solleva la testa, la gira; la rimette nella posizione iniziale.
I due si allontanano dal tavolo e parlottano fra loro. Si sfilano i guanti.
Improvvisamente Nolan si rende conto che il suo corpo è seduto, accasciato in avanti, la testa reclinata da un lato e le mani sulla tastiera del suo portatile ancora acceso. Lui è in piedi, lì, fuori del suo corpo fisico, accanto a quei due uomini e ascolta i loro discorsi.

- Il decesso deve essere avvenuto fra le due e le tre di stanotte.
- O di stamani...
- Già, fra poco il medico legale stabilirà l'ora esatta; comunque a me sembra che si tratti di infarto.
- Può essere, non vi sono segni di effrazione, la porta dello studio era chiusa, ma non a chiave. Non vi sono segni di contusione, né ferite evidenti. Dagli esami della scientifica ne sapremo di più.

Infarto? Ma come può essere è sempre stato sano come un pesce, non ha mai fatto sforzi. Ma cosa stanno dicendo; piuttosto ricorda che la sera prima aveva accusato un malessere, uno strano senso di acidità allo stomaco, la testa che aveva preso a girare, la grande spossatezza che lo aveva pervaso, ma era sicuramente da attribuire al sonno.
Lo schoc è grande, si sente mancare. Diavolo! È "mancato" veramente.
Ha bisogno di riflettere e riprendere fiato; beh, riprendere fiato, come può un morto riprendere fiato?
Già, una bella domanda. Mentre la sua mente rimugina sulla questione, il suo corpo indietreggia lentamente, cercando con il gomito un punto d'appoggio nella parete alle sue spalle. Con somma sorpresa si ritrova fuori della stanza. Ha trapassato il muro e vacilla a mezz'aria nel tentativo di riprendere una posizione eretta. Sta eseguendo evoluzioni degne di un ginnasta o di un astronauta sospeso nel vuoto. Durante quei goffi movimenti si avvede di poter fluttuare spostarsi da un punto ad un altro, passare da un luogo ad un altro attraverso le pareti. Il nuovo stato è divertente, volteggia più volte eseguendo capriole e salti definibili "mortali"; la cosa lo fa sorridere. Considerando di poter traversare i muri inizia a girare fra le stanze della villa. Con un perfetto tuffo verticale, come fosse sopra un trampolino, attraversa l'impiantito e passa al piano di sotto. Entra in cucina passando dalla parete nella quale sono situati i fornelli. La cuoca sta cucinando qualcosa e le fiamme dei fuochi lo fanno gridare di paura, ma si rende conto che non sente calore e prende a fluttuarvi sopra per un po', come un ragazzino che fa le prime scoperte.
In preda ad una incontrollabile euforia attraversa il soffitto con un impeto tale che lo porta di nuovo ai piani alti in un ambiente completamente buio. Non riesce distinguere nulla; preso dal panico si muove in modo sguaiato, sbatte in strane parti mobili, morbide, che gli provocano una sensazione irritante, come imprigionato in una fitta ragnatela. Per un attimo gli pare di restare senza respiro e non riesce a penetrare quella inusuale barriera che non sente solida. Poi si ritrova a terra a guardare l'armadio che troneggia davanti a lui e dentro al quale è finito inavvertitamente. "Accidenti - pensa, - devo stare attento dove metto il naso."
Viaggiando di stanza in stanza giunge davanti alla camera della cognata: Ester. Una cinquantenne ancora attraente e piena di fascino. Era stata consulente nel settore chimico di una nota industria, un lavoro che dovette lasciare a causa della profonda depressione nella quale cadde dopo la perdita del marito in seguito ad un increscioso incidente; una tragedia superata grazie all'aiuto di Nolan che decise di ospitarla nella villa di famiglia dove lui, scapolo impenitente, viveva.
Per rispetto esita ad entrare, ma sente la voce della donna. Non è sola, sta parlando con qualcuno e la curiosità lo spinge ad intrufolarsi nella camera. La scena che si presenta ai suoi occhi lo mette in uno stato di sconforto; è sconcertato. Con Ester il giovane amministratore dei beni della famiglia, Vick Sands, in atteggiamento decisamente... intimo.

Ester sta parlando:
- Sono sempre stata appassionata di veleni, i miei studi e il mio lavoro mi hanno portato ad interessarmene. Il veleno è stato spesso protagonista nelle vicende umane, con la nascita della chimica nel Rinascimento furono composti nuovi veleni letali e difficili da individuare. Pensa che alle soglie del 1600 un napoletano inventò una pozione mescolando calce viva, vetro filato, aconito, arsenico giallo, mandorle amare e miele.
- Aconito? - chiede Vick.
- Si. Aconito, quelle belle piante fiorite del giardino, sono aconiti... piante molto velenose. Sarà bene che in futuro, tu prenda la buona abitudine di lavarti subito le mani dopo aver toccato i suoi fiori. Stavo dicendo... ah, sì... Molte donne hanno usato il veleno, Caterina dei Medici, Lucrezia Borgia; quella famiglia passò alla storia per aver usato un veleno particolare, la "canterella", ricavato dall'evaporazione dell'urina depositata in una bacinella di rame e mescolando i sali ricavati con l'arsenico. Nell'ottocento si usava una droga ricavata dai semi di una pianta proveniente dall'India. Hai sentito parlare della stricnina? Ti annoio con questi discorsi?
- No, non mi annoi, continua pure sono curioso di sapere come hai fatto.
- Durante gli anni di lavoro ho scoperto anche che molluschi e alghe e perfino microrganismi possono fornire veleni potentissimi e ad azione rapida. Conosco a fondo come ricavarne altri simili, i loro effetti e come usarli. Combinare elementi per ricavare profumi mi ha portato a trovare composti altamente tossici; a studiare un campo affascinante come quello di creare sostanze che possono uccidere, addormentare, paralizzare, portare alla follia. Quando si paralizza un individuo in modo che nessun muscolo si muova e il suo sguardo rimanga fisso nel vuoto, in uno stato di morte apparente, si può agire sulla sua mente rimasta sveglia, e condurlo alla pazzia prospettandogli una sepoltura, un'autopsia, o qualsiasi altra tortura. Possiedo molti tipi di veleno, alcuni sconosciuti che a volte ho scoperto per caso; li custodisco in un luogo segreto in forma liquida o in pillole, per alcuni ho trovato anche un antidoto. Quello che ho usato è molto simile al curaro, ma senza gli stessi effetti collaterali; non uccide subito, paralizza e procura un arresto del cuore. Non lascia traccia, il decesso appare naturale; non capiranno mai se è stato vittima di una droga tipo la stricnina, o abbia ingerito cibo inquinato da un po' di aconito. Stai pure tranquillo, nessuno sospetterà niente. Dovremo fare solo attenzione. Nessuno deve sapere di noi, dobbiamo attendere prima di ufficializzare le cose; inoltre vi sono le pratiche di successione...
- Per quello - la interrompe il giovane - l'amministratore dei beni di Casa Morton sono io; il notaio è un mio conoscente... non vi saranno ostacoli per lo sbrigo delle pratiche.
- Adesso però devi andare, la polizia vuole interrogare tutti quelli che erano presenti alla villa stanotte. Esci dal giardino, stai attento che non ti vedano.
- Si, ma fra pochi minuti tornerò, dirò che avevo un appuntamento per discutere di cose di famiglia.
- Va bene... ma aspetta almeno un'ora. Adesso vai, io devo scendere.

Cavolo, stavano parlando lui. A quanto pareva lo avevano avvelenato, o meglio, sua cognata aveva messo il veleno nel tè bevuto ieri sera. Come poteva aver fatto una cosa simile. L'aveva ospitata, aiutata, mandato i suoi figli a studiare nei migliori college. La figlia maggiore si era sposata e lui aveva trovato una sistemazione anche per lei; d'altra parte la villa aveva molte stanze e lui viveva da solo. Aveva assunto anche altra servitù. Villa Morton era tornata agli splendori di una volta.
Ester. Non era durato a lungo il periodo di vedovanza; aveva trovato il modo di consolarsi con il giovane amministratore. O forse lo stava usando per accaparrasi l'intero patrimonio dei Morton? Molto più probabile. Chi uccide una volta, può farlo anche una seconda.
Nolan era sicuro che lo avrebbe fatto ancora in seguito. Vick non avrebbe avuto una lunga esistenza.
Qualche volta aveva invidiato il fratello per aver trovato una donna come Ester; lui con l'altro sesso non aveva avuto molta fortuna, non aveva incontrato l'anima gemella; forse a causa del suo lavoro, forse perché non era poi un tipo alla Casanova. Adesso si chiedeva se la donna era sempre stata così o lo era diventata dopo la morte del marito.
Comunque non poteva certo permetterle di farla franca. Doveva fargliela pagare. Ma come?
Il suo corpo giaceva inerte nello studio, come poteva avvertire la polizia che si trattava di un omicidio; come indicare il colpevole del crimine?
Erano stati radunati tutti in salotto e l'ispettore stava facendo le domande di rito. Doveva trovare un modo per comunicare quanto aveva scoperto.
Nello studio il suo corpo non era stato ancora rimosso, le sue mani erano sopra la tastiera del computer. Doveva scrivere un messaggio per i poliziotti. Avrebbero letto il video.
Come fare?

Rientra nel suo corpo inerme. Le sue mani affondano dentro i tasti e non riescono a spostare quelle del suo cadavere.
- Accidenti, come si fa a prendere le cose terrene - urla battendo un pugno sul tavolo con il solo effetto di traversarlo e finire con la faccia dentro il legno.
Abbandona di nuovo il suo corpo fisico e comincia ad esercitarsi nella presa di alcuni oggetti.
La scientifica ha finito i rilevamenti, scattato le fotografie, stanno uscendo dalla stanza.
Si precipita in salotto traversando pareti e persone; gli interrogatori stanno per finire.
Deve far presto. Torna nello studio e rincomincia a toccare le sue mani "fisiche". I minuti passano, ma non riesce a sollevare un solo dito. Il timore di non riuscire, l'ansia di non fare in tempo si tramuta in rabbia, una violenta collera che sta per esplodere, la sente crescere dentro di sé, si rende conto che se non raggiungerà il suo obiettivo esploderà in un furore incontrollabile; ed è a questo punto che il suo dito riesce a premere un tasto e lo schermo s'illumina.
- Siiiiiii! Si, si, si, si...

È riuscito!
La porta si apre, il commissario e un paio di poliziotti sono di nuovo nello studio.
Non sono venuti alla luce fatti che potessero confutare la tesi di morte naturale e la polizia si prepara a lasciare il campo dal momento che questo non si è tramutato in una scena del crimine.
- Sergente, faccia portare via il cadavere.
- Si commissario, ce ne andiamo anche noi?
- Andate pure, ci vediamo alla centrale.

Gli sforzi di Nolan sono sovrumani; l'energia che sprigiona intorno per poter scrivere sullo schermo bianco la sua denuncia, scatena forze fuori dal suo controllo e si manifestano alcuni strani fenomeni. Senza che nessuno lo sfiori un vaso di vetro va in frantumi, l'acqua in esso contenuta scroscia a terra attirando l'attenzione dei poliziotti che si guardano interrogandosi. Nello stesso momento la vetrina della libreria si apre e si richiude sbattendo un paio di volte. Un agente vicino ad essa si sposta intimorito.
- Commissario? - proferisce sottovoce il sergente guardando il superiore.
Il poliziotto della scientifica che stava per uscire si ferma sulla porta. Altre due guardie rientrano nello studio estraendo le pistole dalle fondine.
Un quadro si stacca dalla parete e cade a terra con fragore.
- Commissario? - ripete il sergente.
- Stiamo calmi, c'è sempre una ragione... E voi mettete via quelle pistole, a chi volete sparare?

Nolan con molti sforzi è riuscito a scrivere qualcosa dentro un riquadro e sullo schermo appaiono alcune parole:

"AVVELENATO ESTER VICK"

Gli occhi del sergente, rimasto vicino al corpo senza vita dell'uomo, sono fissi su quelle parole.
- Commissario. - adesso la sua voce è concitata, forte - Venga, presto...
- Sergente! - risponde il commissario scocciato.
- Venga a vedere. - urla il graduato girandosi verso il superiore.
- E va bene - il commissario si avvicina al collega - Ma che diavolo significa... Sergente che scherzo è questo?
- Signore, non penserà che io... prima non c'era scritto niente.

Nolan deve continuare a indicare a quei due che è vittima di un complotto.
- Sergente, non può essere stato il morto. Si rende conto di quello che sta dicendo?
- Ma, signore...
- Per piacere qualcuno si sta divertendo alle nostre spalle, frugate nelle stanze e trovate quel burlone che invia messaggi a questo portatile.

Prima che l'ispettore distolga lo sguardo dal video la stampante inizia a vomitare fogli, uno dopo l'altro. Gli uomini, in uno sconcertante silenzio, rimangono ad osservare i fogli che si accumulano uno sull'altro, mentre leggono sopra ogni foglio:
AVVELENATO ESTER VICK

AVVELENATO ESTER VICK

AVVELENATO ESTER VICK

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