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Tutti i racconti dei lettori I RACCONTI DEI LETTORI...

DILLON AFFAIR
di Orus
per Edicolaweb


A volte è meglio voltare le spalle e far finta di non vedere. Tutti conosciamo le tre scimmiette; era una di quelle opportunità, purtroppo non sfruttata.
 
 

La sfera di luce attraversò a velocità sostenuta il cielo poco sopra l’orizzonte e sparì dietro le colline.

- Ehi, Tom, guarda là... - urlò Jimmy
- L’ho vista. - rispose Tom, continuando a fissare il punto dove quella strana visone era sparita.
- Cosa diavolo era... un Ufo?
- Forse... o una stella cadente.
- Ma quale stella... quello era un Ufo!
- Tu vedi Ufo dappertutto.
- E cos’altro poteva essere? Andiamo a vedere... non deve essere caduto lontano.
- Non ci penso proprio... non mi interessa sapere cosa fosse.
- Ehi, mi deludi. Siamo venuti qui per amore dell’avventura e adesso che c’è l’opportunità di viverne una vera ti tiri indietro? Non posso crederci.
- Credi quello che vuoi... non vado a cacciarmi nei guai.
- Hai paura. Non credi ai marziani, ma hai paura di trovarli...
- Non crederai davvero che quella cosa provenga da un altro mondo. Qui vicino ci sono installazioni militari, sicuramente è un loro esperimento. Non voglio cacciarmi nelle loro grinfie e passare un brutto quarto d’ora. Sai bene quali sono le loro reazioni quando metti il naso nei loro affari...
- Saliamo sulle colline e guardiamo cosa c’è dall’altra parte. Solo una sbirciatina e poi ce ne andiamo. Coraggio. Non ci vedrà nessuno.
- E va bene, ma solo per vedere...

I due diressero il loro fuoristrada verso la collina che si profilava davanti; una volta giunti alla base di questa, nascosero il veicolo fra gli alberi e si inoltrarono su, a piedi.
Dopo alcuni minuti erano già in procinto di valicare.

- Fai attenzione, stai giù. - disse Tom, obbligando l’altro a stendersi a terra e avanzare carponi.

Il sole stava scomparendo in un tramonto tra l’ocra e l’arancio, e la penombra rendeva confusa la visuale. Davanti a loro si stendeva una piccola vallata contornata da colline.
Tom scrutava quelle di fronte con il binocolo.

- Tieni... - disse porgendo a Jimmy il binocolo - guarda laggiù, sulla sinistra. Quella è l’apertura di una grotta e non credo sia naturale...
- Fai vedere. - rispose l’altro prendendogli di mano il cannocchiale.
- Poi dici a me fissato con gli Ufo... tu e le tue fantasticherie da agente segreto. In effetti quella è una grotta, ma non c’è movimento intorno. Se come pensi si tratta di una qualsiasi base militare mimetizzata, è inusuale che sia così deserta. Io direi di andare a vedere più da vicino.
- Ah, ma allora insisti... Vuoi davvero cacciarti nei guai!
- Rimani pure qui, io vado a vedere. - disse Jimmy alzandosi in piedi e iniziando a scendere a valle.
- Ehi... torna indietro! - urlò Tom, rimanendo a guardarlo mentre s’incamminava giù per il pendio.

Lo vide proseguire guardingo, a volte strisciando, a volte carponi. Ben presto Jimmy raggiunse la vallata e l’attraversò, compiendo piccole corse e nascondendosi dietro a cespugli, massi o tronchi d’albero. Lo seguì fino all’ingresso della grotta attraverso le lenti del binocolo e lo vide davanti all’apertura mentre un improvviso chiarore illuminò la zona.
Non poteva giurarlo, ma ebbe l’impressione che Jimmy fosse riuscito a gettarsi a terra prima che il fascio di luce lo investisse e un oggetto, che brillava di una luce accecante, s’innalzasse sparendo, in meno di un secondo, nel cielo.
L’apparizione era stata talmente improvvisa che non aveva fatto in tempo a togliere lo sguardo dal binocolo o a chiudere gli occhi. Adesso non era in grado di vedere distintamente; era rimasto abbagliato e dovette stare a occhi chiusi per qualche minuto prima di potere tornare a distinguere di nuovo le cose intorno.
Puntò il binocolo verso la grotta in cerca di Jimmy, ma non riuscì a vedere l’amico. Cominciò a pensare fosse stato investito. Forse chi pilotava il velivolo doveva aver dato l’allarme e il personale a terra era uscito dalla grotta per prelevare l’intruso.

Era calata l’oscurità e non riusciva a vedere movimenti, o corpi stesi a terra nelle vicinanze di quell’apertura. Scrutò lungo le pendici delle colline, forse Jimmy, preso dal panico per lo scampato pericolo, stava ritornando da lui.
Erano passati quindici minuti ma l’amico sembrava svanito nel nulla.
Non poteva andarsene senza aver fatto delle ricerche approfondite e così decise di andare a controllare di persona. Messo lo zaino in spalla iniziò a scendere a valle, facendo attenzione di non farsi vedere e scrutando attentamente il terreno intorno a lui, nella speranza di trovare l’amico prima di giungere davanti all’entrata della misteriosa grotta.
Era giunto in fondo alla valle quando una miriade di luci uscirono dalla grotta; alcune rasentavano il terreno, un paio si sollevarono in aria proiettando il loro fascio verso il suolo. Ben presto si rese conto che due elicotteri stavano perlustrando a tappeto la piccola pianura, mentre uomini e mezzi, a terra, esploravano metro dopo metro.
Tom si fermò riparandosi dentro un folto cespuglio di scope e, preso il binocolo, iniziò a osservare le mosse di quello strano esercito. Indossavano una divisa completamente nera che li rendeva quasi invisibili se non fosse stato per quelle luci delle torce che portavano sopra l’arma che stringevano fra le mani. In mezzo a loro grossi fuoristrada scuri procedevano con estrema lentezza proiettando i fasci dei loro riflettori a destra e a sinistra. Fasci che ogni tanto si ponevano paralleli al suolo, diretti verso di lui, come se lo avessero inquadrato, tanto che l’uomo istintivamente abbassava la testa riparandosi dietro le fronde del cespuglio.
In alto gli elicotteri si muovevano descrivendo ampi cerchi, alzandosi e abbassandosi. Stavano cercando lui o Jimmy?
Davanti si apriva uno spiazzo di circa venti metri privo di vegetazione, non poteva avanzare senza essere notato, doveva attendere che quella moltitudine di uomini rientrasse nella caverna da dove era uscita.
Un grande cerchio di luce intensa, che improvvisamente illuminò alberi e arbusti dieci metri dietro di lui, lo fece trasalire. Si gettò disteso dentro il cespuglio in un decimo di secondo; immobile, senza muovere un solo muscolo, il cuore in gola, il sudore che colava lungo la fronte, il respiro mozzato. Il riverbero del bagliore illuminava parte del cespuglio dove si era rintanato, il viso rivolto a terra scrutava la luce che filtrava attraverso gli arbusti; sentiva la guancia destra frizzare, nel brusco movimento verso il basso aveva cozzato con i legni e si era ferito, ma non c’era spazio per il dolore.
Si sentiva un animale braccato, senza via d’uscita.
Quella luce proveniva dall’alto, ma non aveva udito nessun rumore tipico di un veicolo volante convenzionale. Non poteva girarsi e guardare cosa lo sovrastava, ma doveva trattarsi di un progetto di volo molto avanzato e sicuramente segreto.
Mentre cercava di stabilire cosa stesse volando sopra di lui, restando in perfetto silenzio, la luce si spense per riaccendersi quasi subito cento metri alla sua sinistra. Lentamente girò la testa in quella direzione per giudicare se era il caso di muoversi; un serpente gli strisciò di fianco scomparendo nel buio, un’altra preda che fuggiva a quella curiosa caccia.
Si sollevò in ginocchio, passò la mano sulla guancia umida di sangue e guardò avanti; le altre luci si stavano avvicinando. Il grande cerchio di luce si spostò allontanandosi. Era il momento di andarsene da lì.
Arretrò mantenendosi carponi districandosi dagli arbusti che lo avevano tenuto nascosto poi, dopo aver guardato bene intorno, strisciò finché non raggiunse il boschetto dietro di lui. Nascondendosi dietro agli alberi risalì fino alla sommità della collina e, giunto in cima, si fermò accoccolandosi sul terreno; con il binocolo osservò il fondo valle. Quel drappello di uomini si stava avvicinando. Puntò lo sguardo verso il cerchio di luce che appariva e spariva lungo il fianco della collinetta; fece un paio di passi all’indietro, mentre riponeva il binocolo nello zaino e alzatosi in piedi si gettò di corsa giù per l’altro versante verso l’auto posteggiata e nascosta fra la vegetazione.
Correva come un pazzo, senza badare se qualche ramo o arbusto lo colpiva sui bracci o sul volto; a tratti perdeva l’equilibrio finendo a terra e scivolando disordinatamente per qualche metro, si rialzava prontamente e riprendeva quella folle corsa dominata dal terrore di essere catturato.
Giunse addosso al fuoristrada come un’auto impazzita che sbatte contro un’altra nel mezzo di un incrocio; si ritrovò a terra dolorante, disteso su di un fianco, ansimante, con i polmoni privi di aria. Rimase per qualche minuto in quella posizione cercando di riprendere le forze; pensando come scappare da lì senza farsi notare. Si sarebbe diretto verso la statale a fari spenti e alla minima velocità per non fare tanto rumore.
Ruotò su se stesso e poggiando le braccia a terra rimase disteso pancia sotto. Con uno sforzo si mise in ginocchio e, mentre frugava nella tasca laterale dei pantaloni in cerca delle chiavi, sentì una mano ghermirlo per la spalla. In un attimo sollevò il braccio in aria liberandosi dalla presa; tutto il suo corpo ruotò su se stesso mentre con l’altra mano scagliava lo zaino contro l’assalitore che, preso di sorpresa, barcollò all’indietro rovinando a terra.
Un secondo dopo Tom era sopra di lui, con un ginocchio sullo sterno e il pugno sollevato pronto a colpire. Il suo sguardo incontrò quello dell’amico e la mano sospesa in aria, chiusa in un pugno, si aprì e raccolse la testa del malcapitato.

- Jimmy... Jimmy, ma che diavolo...

L’amico lo guardava in silenzio, implorante, il volto parzialmente ustionato e completamente rosso, le labbra screpolate, spaccate. Gli abiti laceri facevano trasparire parti del corpo con ampie piaghe sanguinanti.

- Jimmy... cosa ti è successo? Maledizione...!

Si caricò l’uomo sulle spalle e lo adagiò sul sedile del fuoristrada; salì al posto di guida, accese il motore e partì.
L’auto percorse l’intero tragitto che la separava dalla statale alla minima velocità e a fari spenti. Gli occhi di Tom fissi negli specchietti retrovisori.

- Ecco la statale Jimmy... ora ti porto all’ospedale. - disse rivolgendosi all’amico, ma Jimmy aveva la testa reclinata in avanti, gli occhi chiusi, il suo corpo abbandonato stava su solo perché sostenuto dalla cintura di sicurezza. L’amico era deceduto.

- Jimmy... maledetti, maledetti...

Due ore dopo il fuoristrada si fermava vicino alla stazione di polizia. Dallo sportello aperto un corpo scivolava verso il marciapiede. La strada era deserta, nessuno aveva notato niente. L’auto ripartì lentamente e due isolati dopo svoltò a sinistra.
Tom entrò nel garage della sua abitazione a bassa velocità e fari spenti. Una volta che il motore smise di girare rimase seduto ascoltando i vari rumori, guardandosi intorno per vedere se qualcuno aveva notato il suo arrivo.
Nessuno a portar fuori il cane per la consueta passeggiata, nessuno alle finestre, nessun rumore di passi. Premette il tasto del telecomando e la saracinesca del garage iniziò ad abbassarsi; solo quando questa fu completamente chiusa uscì dall’auto.
Una volta dentro l’appartamento si lasciò andare esausto sul divano e rimase al buio ripensando a quanto era successo.
Fu risvegliato dal suono insistente del campanello; guardò l’orologio, erano le undici della mattina seguente e si trovava ancora disteso sul divano. Si guardò i vestiti sporchi e in parte strappati, in un attimo si spogliò; si toccò le guance, le dita corsero lungo i graffi che rigavano il volto e il sangue che si era seccato.
Il campanello suonò ancora una volta. Si precipitò in camera e agguantò i pantaloni del pigiama.

- Un momento, arrivo... - urlò mentre il campanello suonava insistentemente.

Una capatina veloce in bagno per sciacquarsi il viso e, giunto davanti alla porta d’ingresso, l’aprì.
Due uomini in soprabito scuro tenevano esposti due tesserini di riconoscimento.

- Tom Dillan? - chiese il più anziano e, senza attendere risposta, continuò - detective Malone e detective Smidows... Lei conosce Jimmy O’Bryan?
- Sì, è un mio amico...
- Quando è stata l’ultima volta che lo ha visto?
- Ieri... Ieri mattina all’ora di pranzo... al Runny’s Bar, perché? Si è cacciato in qualche guaio?
- Non lo ha più visto, ne sentito da allora?
- No... ma cosa gli è successo?
- Non sa se doveva andare da qualche parte... Incontrare qualcuno?
- No... ma si può sapere perché lo state cercando?

Il detective Smidows, che era stato in silenzio e in disparte fino a quel momento, si fece avanti.

- Al Runny’s Bar ci hanno detto che spesso organizzavate alcune battute di caccia. In questi ultimi giorni vi siete recati a cacciare da qualche parte?
- No, sono un paio di giorni che non esco di casa, non mi sono sentito molto bene. Ma si può sapere perché tutte queste domande? Dov’è Jimmy, cosa gli è accaduto?
- È morto. - disse Malone
- Morto...? Come...?
- Anche noi lo vorremmo sapere...
- Come sarebbe?
- Sappiamo di cosa è morto, ma non come sia incappato in una morte simile.
- E di cosa è morto?
- Per la forte esposizione ad una fonte radioattiva.
- Radioattiva...?

Lo stupore di Tom era vero, mai avrebbe sospettato una cosa simile, eppure, ripensando agli avvenimenti, poteva essere così.

- Lo posso vedere?
- Spiacente ma è divenuto un caso di sicurezza nazionale. Comunque, se ha avuto contatti con lui in questi giorni lo dica perché potrebbe essere stato contagiato anche lei...
- Le ripeto che non lo vedo da ieri a pranzo...
- Ok. Si riguardi perché non ha una buona cera. Ci vediamo...

I due si voltarono dirigendosi verso un’auto scura posteggiato al lato della strada. Il più giovane salì al posto di guida e appena l’altro chiuse lo sportello la macchina partì. Tom dopo averla vista svoltare l’angolo chiuse la porta.
Radioattività! Era stata l’esposizione con quella luce uscita all’improvviso dalla caverna. La paura di essere stato irradiato era forte. Corse davanti allo specchio del bagno e si guardò il volto. Rimase a lungo sotto la doccia poi, più tardi, si disfece dei vestiti e scese in garage a lavare, un po’ alla meglio, il fuoristrada.
Erano passate le venti quando il campanello suonò di nuovo.

- Buonasera, sono Mike Burton dell’NSA. Vorrei farle qualche domanda...
- Ho già detto tutto ai suoi colleghi che sono venuti stamattina.
- Due colleghi? Non credo lo fossero... Stiamo indagando riguardo ad un corpo scomparso dall’ospedale. Si trattava di un certo Jimmy O’Bryan trovato ieri sera nei pressi della stazione di polizia. Era già deceduto in seguito a delle apparenti ustioni. Il medico di turno stava per esaminarlo quando non lo ha trovato più. Sembra si sia volatilizzato... Lei era un suo amico vero?
- Un momento, un momento... Stamani sono venuti due agenti e mi hanno detto che era morto per un’esposizione ad un una fonte radioattiva. Adesso arriva lei e...
- Fonte radioattiva...? Le hanno detto a quale corpo investigativo appartenevano?
- No, adesso che me lo fa notare non lo hanno detto. Hanno mostrato dei tesserini ma non sono stato a guardarli... Uno si chiamava Mallow, o Mellow, l’altro Windows, Sindows; no, Smidows; sì... Smidows e Mallon.
- Quelli non erano agenti, sapevano troppe cose riguardo alla morte del suo amico. Come potevano conoscere la causa della morte se il corpo non è mai stato esaminato dai medici? Molto probabile che siano stati loro a farlo scomparire. Sicuro che abbiano detto radioattività?

Tom fissava quell’individuo con evidente terrore.

- Signor Dillan, cosa ha detto a quei signori?
- Niente; non vedo Jimmy da ieri a pranzo. Eravano al Runny’s Bar...
- Questo è il mio biglietto, se dovesse ricevere una nuova visita di quegli agenti mi chiami. Diffidi di loro...

Pochi giorni dopo i detectives Malone e Smidows tornarono a far visita a Tom Dillon ma non lo trovarono.
Molti testimoni affermarono di aver visto, alcune notti dopo, numerose luci aggirarsi intorno alla casa e uomini in completa tenuta nera in movimenti sospetti. Sembra che quella notte ebbe luogo una silenziosa e cruenta battaglia. Dal sopralluogo della polizia risultarono solo atti vandalici contro l’abitazione rilevati da alcuni vetri rotti e piante deturpate, ma niente altro che potesse far pensare ad uno scontro armato. La zona era stata accuratamente ripulita.
Dopo il successivo rapporto stilato dall’agente Burton, Tom Dillon fu dichiarato scomparso. L’agente rilevò mancanti alcuni effetti personali, oltre ad alcuni abiti; il fuoristrada era rimasto nel garage, l’ultima persona che lo vide fu l’impiegato della banca quando Tom vi si recò per estinguere il conto.

Tutto questo accadeva dieci anni fa e la scomparsa di Tom Dillon divenne uno dei tanti casi irrisolti.
Gorge Benson, il redattore, finì di leggere lo strano racconto che Dick Norton, uno dei cronisti del giornale, gli aveva lasciato sulla scrivania. Non aveva titolo, non era firmato e mentre si chiedeva perché notò sotto i fogli una busta chiusa. Sopra di essa scritto a mano: "Da aprire solo dopo la lettura del resoconto".
La rigirò fra le mani e preso il tagliacarte l’aprì. All’interno un biglietto con poche righe:

 
Si chiederà se tutta questa storia sia frutto di fantasia, ma le posso assicurare che è tutto quanto vero, anche se non posso fornirle nessuna prova. Come posso asserirlo?
Per il semplice fatto che Tom Dillon sono io.
Mi scusi per tutto. Addio.

Tom Dillon


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