
I RACCONTI DEI LETTORI...

LA LEGGE DEL VILLAGGIO
di Orus per Edicolaweb

Cluy Napok prese il cormorano e gli fece sputare quello che aveva catturato nelle acque del lago. Nella cesta dove veniva raccolto il pesce cadde una placca di metallo giallo.

L’uomo lasciò il volatile e raccolse l’oggetto.
Era una barretta d’oro rettangolare di circa cinque centimetri per due con alcuni strani e sconosciuti segni incisi sopra. Si rigirò fra le mani l’oggetto mentre la moglie richiamava gli altri cormorani vicino alla barca.
Cluy smise di remare e frugò sul fondo della barca cercando qualcosa per segnare il punto del ritrovamento; pur sapendo che non era quello esatto, l’imbarcazione si era spostata di qualche decina di metri. Trovò un rampino di ferro, due vecchi pezzi di corda e alcuni galleggianti per reti. Legò il tutto insieme e iniziò a calarlo in acqua. Non sapeva quanto era profondo il lago in quel punto; la corda andava giù veloce come fosse risucchiata e ben presto si ritrovò in mano i galleggianti.
La moglie gli porse il cordone che le faceva da cintura e lui aggiunse un pezzo di rete dopo aver tolto i galleggianti, poco dopo il rampino toccò il fondo. Legò di nuovo i galleggianti all’estremità di quel cordame di soccorso e lasciò cadere il tutto nell’acqua. Anche se molto arrangiata quella specie di boa improvvisata sembrò funzionare.
In cuor suo sperò che le correnti non riuscissero a spostarla da quel punto. Era pomeriggio inoltrato, non aveva attrezzature per tuffarsi in quelle acque fredde e non voleva dare nell’occhio; non voleva attirare l’attenzione degli altri pescatori.
La sera, a casa, durante la cena, Cluy e la moglie Sinjin pianificarono la ricerca del tesoro che forse esisteva in fondo al lago. Bisognava stabilire con esattezza quale era la profondità in quel punto, doveva procurarsi una muta da sub e una bombola. Non poteva cercarla nel villaggio, quindi la mattina dopo col suo sgangherato furgone partì verso la città più vicina.
Lì noleggiò un’attrezzatura subacquea, del cordame, una boa, una torcia e altre cose.
Tornato al villaggio, profittando dell’ora del riposo pomeridiano, caricò tutto sulla barca, vi stese sopra un telone e due ceste che usava per la raccolta del pesce. Alla solita ora, accompagnato dalla moglie, salpò per la pesca pomeridiana.
Non era facile ritrovare il punto dove aveva lasciato i galleggianti, erano troppo piccoli per essere notati da lontano. Forse una barca vi aveva sbattuto contro trascinandoli chissà dove.
Compì molti giri mentre i cormorani pescavano; se qualcuno avesse osservato dal villaggio avrebbe visto la solita scena di tutti i giorni, non avrebbe sospettato cosa in realtà stava cercando Cluy.
Finalmente ritrovo i galleggianti e iniziò a tirare su l’arpione misurando a braccia la lunghezza della corda. Circa ventidue braccia. Indossò la muta, la bombola e furtivo scivolò in acqua. Scandagliò il fondo per circa venti minuti, ma non riuscì a trovare niente, tanto meno eventuali tracce di tesori perduti. Risalì.
- Non c’è nulla là sotto... - disse alla moglie - solo melma, alghe, rocce e sabbia. Non è questo il punto dove si sono immersi i cormorani bisogna spostarsi. Rema verso est, io ti seguo rimanendo in acqua.
La donna fece quanto le aveva detto il marito. Percorsero cinquanta metri in quella direzione.
Prima di risalire in barca decise di immergersi per vedere cosa c’era là sotto.
Il fondale era diverso; più profondo, con meno vegetazione e molte rocce. Alcune sembravano massi squadrati, gli angoli erano tanto perfetti da far sospettare l’opera dell’uomo. Diede un’occhiata all’indicatore della bombola e al profondimetro e si spinse ancora più in giù. Stava nuotando in mezzo a strettoie formate dalle rocce, sembravano viottoli di montagna delimitati da mura di pietra; nuotava lungo queste stradine esplorando il fondo con la torcia, come girava un angolo ne partiva un’altra e non se ne vedeva la fine. Girò in lungo e in largo fra quelle pietre e quando si apprestava ad abbandonare la ricerca fu attratto da luccichio fra le alghe che a tratti ricoprivano i grandi massi. Si avvicinò, tese la mano e recuperò un oggetto d’oro circolare che a prima vista sembrò una moneta , ma che poteva essere anche un medaglione.
Fu pervaso da una tale euforia che per poco non rimase soffocato dall’aria della bombola. Dal boccaglio partì una colonna di bollicine che risalirono velocemente verso la superficie. Si tolse il boccaglio e se lo rimise aggiustandoselo meglio. Si girò più volte su se stesso per vedere se vedeva altre cose e poi prese a risalire.
Una volta riaffiorato si avvicinò alla barca porgendo alla moglie il pezzo d’oro.
- Ma dove eri finito? Sta diventando buio, dobbiamo rientrare.
- D’accordo, torneremo domani.
Una volta sulla barca lasciò sul posto la boa presa all’emporio in città. Adesso il punto era ben segnalato, l’avrebbe ritrovato facilmente e nessuno avrebbe sospettato cosa significasse quel segnale.
Adesso possedeva due pezzi d’oro che sicuramente facevano parte di un tesoro sepolto in fondo al lago. Gli ritornò in mente la storia che si narrava riguardo ad un’isola posta al centro del lago dove in tempi remoti vivevano gli Dèi sprofondata in seguito ad un terremoto. Gli Dèi che sopravvissero al disastro se ne andarono via per sempre a bordo delle loro navi volanti. Forse furono costretti a lasciare il loro tesoro in fondo al lago.
Non attese che sorgesse il sole. Col favore delle tenebre prese il largo con la moglie e i suoi cormorani. Ritornò sul luogo dove aveva lasciato la boa e s’immerse di nuovo. Stavolta si tenne sopra i massi per avere una visione generale migliore. Vicino ai massi un grande spiazzo coperto di ciottoli. Il sole ancora non si era levato e la visibilità non era buona, la torcia non bastava a rischiarare tutto. Scese ancora un po’ verso il fondo e la luce illuminò grossi tronchi di legno, colorati dalle alghe e dalle conchiglie che vi si erano attaccate; numerosi i pesci che nuotavano in quel luogo. Si avvicinò fino a toccarlo; era legname appartenuto ad una grande imbarcazione, ma non aveva mai avuto notizie di grandi imbarcazioni che navigavano in quel lago.
Estratto il coltello iniziò a scavare intorno ai legni, da sotto affiorarono resti di cocci e di metallo corroso dall’acqua. Cercò di spostare uno dei pali di legno. Per un attimo i suoi sforzi sembrarono vani, poi il legno si mosse; posò la lampada sul terreno vicino, prese il tronco a due mani e puntando i piedi sul fondo tirò con tutte le sue forze. Il legno si sfilò dal terreno sollevando una nuvola di sabbia. Posò il legno un paio di metri più in là e tornò sul punto. Riprese la torcia e illuminò la zona mentre la sabbia tornava a posarsi a terra. Era affiorato un altro tronco, intorno alcune monete d’oro. Cluy ripeté l’operazione e tolse anche quella trave. La sabbia si sollevò di nuovo e tornò ad oscurare la visuale; qualcosa si era mosso sotto il terreno. Quando l’acqua tornò chiara il fascio della torcia illuminò un piccola apertura. Il suo sguardo penetrava dentro quell’angolo oscuro con innata curiosità. La luce venne riflessa da una distesa di oggetti d’oro che adesso coloravano di un caldo color giallo quell’angolo di tenebre.
L’apertura era troppo stretta e non permetteva l’accesso a quello che a prima vista pareva la stiva di un relitto.
Risalì verso la superficie.
L’alba era prossima.
- Dobbiamo tornare al villaggio - disse alla moglie - prima che gli altri escano con le barche.
- Cosa hai trovato?
- Un grande tesoro... più grande di quanto tu possa immaginare... ma non posso recuperarlo adesso. Devo allargare l’entrata. Bisogna tornare di notte, di giorno è troppo rischioso.
Tornarono al villaggio senza che nessuno li notasse. Si chiusero in casa e non tornarono al lago prima del pomeriggio.
Alla solita ora, come sempre, con il seguito di cormorani, si presentarono per la loro consueta battuta di pesca. Stavolta avevano uno zaino, al suo interno un’ascia e un piede di porco.
Una volta sul posto, Cluy scivolò in acqua e mentre scendeva verso il suo tesoro Sinjin procedeva con la battuta di pesca come fosse un giorno qualunque. Pochi minuti dopo Cluy, con un faticoso lavoro di ascia riuscì ad allargare il passaggio ed entrare nel vano di quella che pareva un’imbarcazione. Le sue mani affondavano fra piastre d’oro che portavano incisi strani segni e simboli, collane, medaglioni, anelli con incastonate pietre preziose di tutti i colori, pugnali tempestati di gemme. Non sapeva cosa scegliere, da dove iniziare, era inebetito, frastornato. La torcia illuminava quella distesa preziosa, i riverberi di luce si riflettevano sul vetro della maschera confondendo l’uomo che sembrava ipnotizzato da quello spettacolo.
D’improvviso si rese conto che stava perdendo tempo, iniziò a riempire lo zaino di collane, piastre e tutto quanto poteva essere fuso per forgiare barrette o lingottini facilmente smerciabili che non avrebbero prodotto domande imbarazzanti circa la loro provenienza.
Risalì con lo zaino ricolmo.
- Ma quanto tempo sei rimasto giù, credevo ti fosse accaduto qualcosa; cosa diavolo è successo?
- Niente, non è successo niente. È incredibile, se tu potessi vedere cosa c’è la sotto. Una distesa di oggetti d’oro, una montagna dove puoi sprofondare senza mai toccare il fondo.
- Ma ti rendi conto quanto tempo è passato? Guarda la bombola.
- Accidenti, è quasi esaurita.
- Già, e adesso che facciamo?
- Devo tornare in città a ricaricarla. Rientriamo.
La mattina seguente Cluy ritornò in città, fece ricaricare la bombola e ne prese un’altra. Nel pomeriggio nuotava di nuovo sopra a quello che ormai considerava il suo tesoro.
Aveva portato con sé un sacco molto più grande del suo zaino, in modo da raccogliere più oro possibile.
Iniziò esplorando l’ambiente che conteneva quella ricchezza, voleva anche capire dove si trovava, se all’interno di un’imbarcazione, oppure di una specie di casa sprofondata in mare in epoca remota.
Le pareti erano di legno, ma era tutto quanto marcio e non poteva distinguere bene se faceva parte di una nave. Poi fu attirato da un grosso anello appeso ad una parete. Da questo partiva una grossa catena, anch’essa d’oro, che finiva in mezzo al mucchio. Provò a spostare parte degli oggetti, ma erano talmente tanti che riusciva a venirne a capo.
Pensando al tempo che trascorreva e alla quantità degli oggetti iniziò a riempire il contenitore. Sarebbero occorsi diversi giorni di lavoro per prelevare tutto.
Quando riaffiorò accanto alla sua barca ebbe una brutta sorpresa.
- Ciao Cluy, abbiamo pensato che avresti gradito un aiuto.
Oki si era affiancato con la sua barca, accanto a lui suo cugino Niaghi, il viso di Sinjin era teso in preda alla paura. Come diavolo aveva fatto a scoprire tutto?
- Sorpreso? In città bisogna prestare attenzione, molti occhi osservano. A cosa possono servire due bombole da sub? Cosa hai trovato là sotto?
Cluj guardò con aria interrogativa Sinjin.
- Non ho detto niente. - disse la donna
- Cluy, Cluy, non fare il difficile. Ci sono reperti archeologici di valore? A noi lo puoi dire. Rimarrà fra noi tre. Penso che ci sia un buon guadagno per tutti.
- Non credo tu abbia molte alternative in questo momento. - aggiunse Niaghi - Tiriamo su il pescato.
- D’accordo, ma che tutto rimanga fra noi. Nessun altro deve entrare in questo affare, altrimenti lo vado a dire a tutto il villaggio.
- Non andrai da nessuna parte e adesso vediamo cosa nascondi. - Continuò Niaghi iniziando a issare sulla barca il sacco che Cluy teneva ancora in acqua.
Oki e suo cugino lo aprirono rovesciandone il contenuto; l’oro si sparse sul fondo. Rimasero a lungo a fissare quel carico senza proferire parola; erano abbagliati, sembrava loro talmente irreale che non avevano avuto la forza neanche di sfiorarlo con le mani. Guardarono con aria interrogativa Cluy.
- Quanto ancora c’è la sotto? - chiese uno dei due.
- Non puoi immaginare quanto. - Fu la risposta.
- Portaci giù a vedere.
E Cluy li condusse sul posto. Quando ritornarono in superficie non avevano la forza di risalire in barca, si appoggiarono al bordo dell’imbarcazione respirando a bocca aperta, come avessero avuto una forte carenza di ossigeno.
- Hai capito, il nostro amico Cluy? - disse Oki rivolto al cugino.
- Pensavate di fare tutto da soli? - aggiunse Niaghi rivolgendosi a Sinjin - È già difficile pensare di farlo in quattro.
- Nessun altro deve sapere. - ribadì Cluy.
- Sono d’accordo, scateneremmo una guerra in tutto il villaggio.
- Rientriamo, stasera a casa tua studieremo come e cosa fare.
- Va bene, a stasera.
- Aspetta, rimettiamo tutto nel sacco. Sotterralo, nascondilo; insomma fa in modo che nessuno lo scopra, altrimenti... - disse Oki.
- Certo, stai tranquillo.
- Ne hai nascosto altro, vero? D’accordo, non lo voglio sapere. Quello è tutto tuo, ma da ora in poi divideremo tutto in tre.
- A stasera... - concluse Cluy.
Quella sera venne stabilito di comune accordo che doveva essere trovato un nascondiglio lontano da occhi indiscreti. I vecchi magazzini ereditati da Niaghi, in disuso da anni, che si trovavano a due chilometri dal villaggio, lungo la riva ovest del lago, abbastanza vicini al punto del recupero, risultarono il miglior nascondiglio.
Il luogo del relitto, se di questo si trattava, doveva essere studiato per poter stabilire se era possibile effettuare il recupero dell’intera imbarcazione e del suo carico. Dovevano conoscere la composizione del fondo del lago.
Da una esplorazione effettuata due giorni dopo, i tre, accertarono che un banco di sabbia ricopriva tutto e che sotto di esso vi era legname. Passarono a setaccio tutto l’interno di quella che per loro somigliava ad una stiva, più che una capanna sprofondata. La cosa che incuriosiva tutti era comunque quella catena d’oro che pendeva dall’anello fissato al legno di una parete, la cui funzione rimaneva sconosciuta. Oki e Niaghi provarono a tirarla fuori dalla montagna dorata, ma senza esito; sembrava fissata dalla parte opposta, oppure il carico sopra di essa era talmente peso che ne impediva il recupero. Non era il caso di spendere tante energie, tanto prima o poi avrebbero recuperato anche quella.
Si ritrovarono di nuovo insieme a casa di Cluy.
- Allora cosa ne pensate? - chiese quest’ultimo.
- Sembra un recupero difficile. Utilizzando dei palloni portati all’interno potremmo tentare di portarla su, ma il peso del carico potrebbe provocare un crollo. C’è il pericolo che tutto venga sotterrato sotto un grosso strato di sabbia e detriti; ci vorrebbero giorni per liberare di nuovo tutto.
- Bisognerebbe togliere un po’ di sabbia intorno alla nave dalla parte esterna, forse liberandone una parte dalla sabbia sarebbe più facile il suo recupero.
- Troppo lavoro... e il costo? Eccessivo. E poi attireremmo la curiosità degli altri. No, è escluso. - disse Oki.
- Allora dobbiamo svuotarla un po’ per volta. Attacchiamo i palloni a dei contenitori e trasciniamoli fino ai magazzini. - aggiunse Cluy.
- Già; sembra la cosa più logica da fare.
Il giorno dopo erano tutti e tre sul fondo con delle grandi ceste di plastica traforate in modo da far passare l’acqua e renderle facilmente trasportabili. Le adagiarono sul mucchio dorato e iniziarono riempirle di oggetti, cominciando proprio dalla parte dove si trovava la catena fissata alla parete; volevano vedere cosa stava sorreggendo, o dove andava a finire.
Le ceste presto furono ricolme e la grossa catena spariva ancora in mezzo al mucchio d’oro. Oki e suo cugino Niaghi l’avevano presa con le mani e la stavano tendendo verso la superficie, improvvisa prese a riaffiorare fra gli oggetti. Ad un tratto si tese e fece resistenza. Oki fece un cenno a Cluy; questi si avvicinò e agguantata la catena si mise a tirare con forza.
Avvenne tutto all’improvviso, fu come se qualcuno si fosse messo a tirare con forza dalla parte opposta; tirando la catena e coloro che vi erano attaccati. I tre furono proiettati verso il fondo dove si era aperta una vasta voragine dentro la quale stava scivolando il carico d’oro. Un buco nero che stava risucchiando tutto quanto. Oki e Niaghi lasciarono la catena e cercarono di nuotare verso l’alto, ma la forte corrente venutasi a creare li tirava verso il basso; i loro sforzi disperati per risalire erano inutili, stavano scendendo insieme a l’oro in un oscuro abisso.
Cluy vide Oki e Niaghi sparire attraverso l’apertura; la corrente lo sbatté contro la parete di legno, ma le sue mani non mollarono la catena che adesso penzolava nel vuoto.
Rimase in quella posizione per un tempo che gli sembrò un’eternità; si sentiva tirato per le gambe da una gigantesca mano. Poi corrente diminuì d’intensità; chinò il capo verso il fondo, il pallido chiarore prodotto dalle torce indicò che le cose si stavano assestando.
Cluy si staccò dalla catena e iniziò la risalita; un rumore lo fece voltare verso il basso. Una parte della nave era protesa verso il vuoto, non poggiava più sul fondale e stava per precipitare. Riprese a nuotare veloce verso l’alto perché l’imbarcazione era abbastanza grande e avrebbe certamente provocato una corrente di risucchio; quando stimò di essere a distanza di sicurezza si fermò di nuovo a guardare cosa stava per succedere mentre cercava di compensare. Il paesaggio del fondale stava cambiando; la mole del legname che si spostava stava provocando un altro crollo. Man mano che le rocce cadevano, il fondale cambiava aspetto; era emersa una costruzione costituita da grandi scalini: una piramide. Sulla sommità un grande edificio senza tetto, intorno massi squadrati che ruzzolavano verso il fondo.
Non c’era molto tempo per la compensazione, il terrore di finire sepolto là sotto era stato grande e il rischio di embolia sembrò il male minore. Tolse il respiratore dalla bocca, guardò in su; la superficie non era poi tanto lontana.
Giunse in superficie sconvolto.
- Cosa è successo? Dove sono gli altri? - chiese Sinjin.
Poggiandosi al bordo dell’imbarcazione Cluy tentennò la testa; ansimava come un mantice.
- Sta crollando tutto, andiamo via di qui. Sono stati risucchiati sul fondo.
- Sali, presto... - la donna lo agguantò per spalle aiutandolo a salire - quassù sembrava che l’acqua si fosse messa a bollire; ho rischiato di venire gettata in acqua, la barca ondeggiava come fosse sopra un’altalena.
- Abbiamo tirato la catena e si è aperta una botola; sotto c’era il vuoto. Siamo stati risucchiati; mi sono aggrappato alla catena e ho evitato la fine di Oki e Niaghi. Là sotto si sta muovendo tutto; è apparso un grande tempio antico e chissà cos’altro c’è ancora...
- Andiamo via di qua!
Le acque del lago che ribollivano, le ondate che avevano increspato la superficie giungendo fino al molo del villaggio facendo ballare le barche, tutto il trambusto che ne era seguito, avevano attirato l’attenzione delle altre imbarcazioni impegnate nella pesca, nonché dell’intero borgo. Erano tutti quanti con gli occhi puntati verso la barca di Cluy che stava facendo ritorno.
Tutte le altre barche rientrarono. Tutto il villaggio era assiepato sul molo in silenzio.
Quando Cluy mise piede sul molo, Kailo, che ricopriva la carica di sindaco e sceriffo del villaggio, si fece avanti.
- Ci vuoi raccontare cosa è accaduto?
- Puoi darmi qualche minuto? Devo sbrigare una cosa, e poi ti darò tutte le spiegazioni che desideri. - replicò Napok.
- D’accordo, noi aspettiamo qui...
Cluy si diresse verso la sua abitazione passando tra la gente che gli fece ala; Sinjin rimase in piedi accanto alla barca in silenzio. Dopo qualche minuto il giovane fece ritorno strascicando un sacco; si fermò davanti a Kailo, lo aprì e rovesciò il suo contenuto sul molo. Fra lui e lo sceriffo adesso vi era un mucchio di oggetti d’oro.
- In fondo al lago c’era una montagna di questa roba. Adesso si trova all’interno di un grande edificio, un tempio; sembra una piramide, che è sprofondato sotto il lago. C’è stato un crollo, Oki e Niaghi sono rimasti intrappolati là dentro. Se volete potete andare a recuperare tutto il resto, è tutto vostro, anche questo. Non lo voglio è maledetto... Quando ero là sotto qualcuno mi ha afferrato per le gambe ed ha cercato di tirarmi giù, se non ero aggrappato ad una catena sarei insieme agli altri. Me ne vado via da qui. Vi lascio tutto, casa, barca, tutto...
- Quanto altro oro porterai con te?
- Come?
- Se te ne vai senza portare con te le tue cose, presumo che avrai la possibilità di rifarti una vita da un’altra parte; quindi te ne andrai portando una parte del tesoro che hai trovato. Giusto?
- Anche fosse? Avete tutto questo e quello del lago, se volete. L’altro è mio di diritto, l’ho recuperato da solo.
- Certo; ma vedi mancano due persone. Tu parli di incidente, ma c’è solo la tua parola; chi ci dice che si è trattato davvero di un incidente?
- Andate a vedere; prendete le barche, andate a vedere; è crollato tutto, vi dico. La corrente ci trascinava giù.
- Se dobbiamo iniziare un’indagine, dobbiamo importi il fermo come indiziato principale fino ad indagine conclusa. Non puoi andartene adesso. La legge è uguale per tutti...
- Va bene. Aspettate qui.
Passarono venti minuti e Cluy riapparve con uno zainetto che gettò con disprezzo ai piedi di Kailo.
- Ecco, adesso è tutto; contenti?
- Hai visto, non ci voleva molto per ricostruire gli eventi.
- Adesso me ne posso andare? - chiese Cluy chinandosi e raccogliendo lo zainetto da terra.
Quando si rialzò infilandosi lo zaino in spalla la gente si strinse intorno a lui; Sinjin, rimasta vicino alla barca, era stata legata ed imbavagliata.
- Mi spiace... - disse lo sceriffo - ma devi sapere che quello è l’oro degli Dèi; nessuno può prenderlo e portarlo via dal lago. Gli Dèi ci priverebbero del pesce e il lago diverrebbe inabitabile. D’altra parte devi capire che nessuno deve sapere del tesoro in fondo al lago; quindi non possiamo permettere a nessuno di lasciare il villaggio. Mi spiace.
In un attimo gli uomini lo legarono.
Più tardi mentre il sole calava all’orizzonte una folla osservava in silenzio le scure sagome di due barche immobili in mezzo al lago. In una, quella di Oki, un sacco ed uno zaino; nell’altra Cluy e Sinjin, saldamente legati, guardavano le loro gambe già sommerse dall’acqua che filtrava dal fondo squarciato dell’imbarcazione.
Pochi minuti dopo il sole spariva dietro la linea dei monti mentre la notte, col suo nero mantello, si apprestava ad avvolgere l’intero villaggio; il molo tornava ad essere deserto; nelle case si accendevano le luci, per le strade si spandeva l’odore della legna che ardeva nei camini e del cibo cotto.
Sotto la superficie del lago, due barche compivano il loro ultimo viaggio dirette verso il fondo.


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