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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
LA SIGNORA

di Orus
per Edicolaweb

 

Da molti anni non riusciva più a dormire e passava le notti in salotto leggendo un libro, seduta sulla poltrona vicino alla libreria.

Non sapeva più neanche lei da quanto tempo passava in quel modo le sue nottate. Era rimasta sola e si sentiva abbandonata, dimenticata; col tempo poi era divenuta inquieta; era proprio il caso di dire un’anima in pena. Per questo motivo cercava di evitare l’angoscia che l’attanagliava durate il giorno dedicandosi, di notte, alla lettura. Era il momento migliore per farlo; c’era il silenzio ovunque e i rumori giungevano ovattati, sommessi; di notte dominava un senso di tranquillità, di dolce abbandono nelle spire del tempo.
Non le mancava certo la materia prima, la libreria occupava un’intera parete del salotto, fino al soffitto, ed era fornita di ogni genere di libri. Lei preferiva ovviamente quelli a sfondo romantico, le storie passionali, ma all’occorrenza non disdegnava altri argomenti; anche perché oramai li aveva letti tutti, la sua era divenuta una rilettura; le bastava distrarre la mente dalla realtà e una buona storia, o un buon argomento, sia ameno, sia serio, la portavano lontano in altri mondi, in altre vicende che non le appartenevano, che non facevano parte dei suoi trascorsi e non riaprivano le profonde ferite che portava dentro.
La vita purtroppo riserva a volte brutte sorprese, dietro il famoso angolo si può celare il dramma; la felicità dei primi anni, può sfociare in situazioni difficili da superare, vicende che producono cicatrici profonde difficilmente rimarginabili. Non tutti reagiscono nello stesso modo; alcuni riescono a iniziare un nuovo cammino, altri si fermano in quel punto e non riescono più a muovere un passo.
La signora era un caso di questi; da anni si era fermata e non riusciva più a muoversi a scrollarsi di dosso l’enorme peso che il destino le aveva assegnato. Non era una donna debole, anzi, quando perse il marito in seguito ad un incidente sul lavoro si era rimboccata le maniche, trovato un lavoro per mantenere se stessa e suo figlio, e la forza per iniziare una nuova vita, un nuovo percorso.
Trovò quella forza nel figlio che le ricordava molto il padre; l’impegno di mantenerlo agli studi affinché divenisse un valente ingegnere le aveva fornito uno nuovo scopo nella vita.

Gli anni trascorsero e arrivò il momento in cui il suo ragazzo le comunicò di volersi sposare; aveva trovato una brava ragazza di buona famiglia che le era piaciuta subito. Da un lato le dispiaceva un po’, sarebbe rimasta sola, ma poi pensando ai futuri nipotini si sentiva felice.

Purtroppo non vi fu il tempo di stabilire la data delle nozze perché scoppiò la guerra e il giovane venne chiamato a compiere il suo dovere.
Passarono anni di paura e tensione vissuti, a volte, insieme alla futura nuora. Poi una mattina un ufficiale bussò alla sua porta recapitandole la lettera di condoglianze del Ministero della Guerra. Fu il giorno più terribile della sua vita.
Con la morte di suo figlio si fermò anche la sua vita. Non le aveva lasciato neanche un nipotino. La signora rimasta sola tornò a vivere con sua madre, orami vecchia e sola da molti anni; non poteva certo continuare a vivere in quella casa piena di ricordi.
In seguito anche sua madre si ammalò; in tempo di guerra tutto si complicava maledettamente e non era facile ottenere delle cure adeguate, non sempre si trovavano le medicine, neanche a mercato nero. Era già difficoltoso reperire i generi di prima necessità che scarseggiavano; inoltre ricorrere al mercato nero significava disporre di molto denaro e per questo lavorava in fabbrica fino a tardi.
Furono anni di stenti, rinunce, che la sfibrarono. Iniziò a non dormire bene la notte e a passare ore a guardare dalla finestra. Tutta la città era immersa nel buio più profondo, a volte il silenzio era rotto dal lugubre suonare delle sirene d’allarme e dai colpi della contraerea; i fasci dei riflettori e i sinistri bagliori provocati dallo scoppio delle bombe fendevano l’oscurità e lei era davanti a quei vetri, immersa nel buio più profondo, ad osservare, a pensare.
Non andava più nel rifugio, forse col recondito desiderio che uno di quegli ordigni cadesse su di lei; sentiva che era all’estremo delle forze; stava perdendo la voglia di vivere.
Come tutte le cose hanno una fine anche la guerra finì e lei si lasciò trascinare dall’euforia e dalle emozioni per la pace ritrovata. La madre ne era uscita molto provata e le sue condizioni si erano aggravate; le cure prestate in seguito non furono sufficienti e se ne andò in un freddo e nebbioso mattino invernale.
Fece ritorno nella sua casa e si ritrovò in mezzo a tutti i suoi ricordi. Adesso si sentiva davvero sola. Aveva trovato un nuovo lavoro ma non riusciva a legare con gli altri, a stabilire un rapporto affettivo o di amicizia con nessuno; anzi si era isolata ancora di più. Trascorreva le sue serate a leggere. Spesso s’immergeva talmente tanto nella lettura che l’alba la trovava ancora seduta nel salotto con il libro fra le mani.
Trascorrere la notte in salotto divenne un abitudine; non era più capace di dormire in quel letto e usava la camera solo per cambiarsi.
Nessuno le diceva niente, neanche le famiglie che decise di ospitare in quella grande casa vuota ebbero molto da ridire per la sua abitudine di passare le nottate in salotto.
L’ultima famiglia poi non la sentiva quasi mai, era una famigliola tranquilla che conduceva una vita riservata. Non riceveva amici, non faceva baldoria fino a tardi; avevano una bambina di dieci anni, Lucy, che si coricava molto presto.
Accadde che una notte Lucy si svegliò subito dopo lo scoccare della mezzanotte e uscendo dalla sua camera s’imbatté nella signora mentre questa passava nel corridoio, in fondo al quale si trovava il salotto.
Passò davanti alla bambina in silenzio. Lucy la seguì con lo sguardo, la vide entrare nel salone, prendere un libro dalla libreria e sedersi in poltrona a leggere; dopodiché corse dai suoi genitori.
- Mamma, mamma, chi è quella signora che sta leggendo in salotto?
I suoi dormivano già da un’ora, la mattina il padre si alzava presto e in preda del sonno chiese:
- Che c’è Lucy? Quale signora?
- Hai sognato male, piccola...
- Vieni a dormire qui da noi... - Aggiunse la madre.
- Non ho sognato, in salotto c’è una signora che legge un libro seduta sulla poltrona di papà...
- Lucy domani mattina mi devo alzare presto, se è un pretesto per dormire con noi, d’accordo, dormi qui nel mezzo.- disse il padre facendo posto alla figlia - Ma dormi!
- Venite a vedere allora; su, coraggio, non dico le bugie, io... Venite a vedere...
I due si guardarono in faccia e sospirando annoiati si alzarono dal letto per seguire Lucy.
In salotto la luce era spenta e non c’era nessuno; Lucy disse sottovoce:
- Ma prima c’era una signora, io l’ho vista...
- È stato un brutto sogno, ora torna a dormire...
I due genitori però sapevano bene di cosa parlava la loro piccolina; in quella casa vagava lo spirito di una donna suicida che, ogni sera, percorreva il corridoio fino al salotto dove si sedeva a leggere. Molte volte l’avevano vista mentre ripeteva lo stesso rituale; quando passava nel corridoio i suoi piedi non toccavano il pavimento.
Da quella sera la camera di Lucy venne regolarmente chiusa e dopo un anno quella famiglia traslocò in un’altra abitazione ben lontano da lì.


									

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