|
|
|

I RACCONTI DEI LETTORI...

LA SOSTA
di Orus per Edicolaweb
Come ogni fine settimana William Baldwin, di professione agente pubblicitario, se ne ritornava a casa in auto. Era a circa quattro ore da casa, poco più, fra un paio il sole sarebbe tramontato. Stava attraversando una zona deserta a sud della regione.

Aveva deviato dalla statale e percorreva una scorciatoia che doveva abbreviare il viaggio di ritorno. L’aria era afosa. Minacciava pioggia da un paio di giorni, ma ancora non ne era caduta una goccia. Il clima umido rendeva l’aria opprimente.
La strada era deserta, ma non ne era dispiaciuto; aveva cambiato auto da pochi mesi e colse l’occasione per lanciarla e testarne le prestazioni. Il viaggio era monotono e quel nastro grigio, che si snodava dritto fra il verde e il marrone delle sterpaglie sparse sul terreno, lo aveva invitato a premere sull’acceleratore dell’auto. Non vi erano poliziotti in giro quindi non correva neanche il rischio di multe o perdite di tempo.
L’auto correva veloce quando un avvallamento del terreno la sollevò di qualche centimetro da terra e, a causa dell’alta velocità nel ricadere sul manto stradale, sbandò vistosamente. William cercò di riprenderne il controllo, ma sulle prime non vi riuscì finendo fuori strada. Si ritrovò a guidare in mezzo alle buche, tranciando arbusti, cozzando su sassi che sporgevano dal terreno, sobbalzando ad ogni ostacolo. Per un attimo temette di perdere il controllo del mezzo poi, con una brusca e decisa sterzata, ritornò verso l’asfalto e una volta dritto azionò i freni fermando la corsa della macchina.
Un’imprecazione fu tutto quello che riuscì a pronunciare. Con le mani entrambe sul volante chiuse gli occhi e attese che la nuvola di polvere che aveva sollevato svanisse. Restò per un attimo immobile cercando di riprendere fiato e ritrovare la calma. Adesso sì che aveva sete.
Scese e girò intorno alla vettura controllando quali fossero stati i danni. Un paio di ammaccature nella parte inferiore, una gomma a terra. Aprì il cofano del vano motore. Il fumo del vapore lo avvolse per un attimo; un tubo sembrava staccato. Cercò di reinserirlo senza riuscirvi.
Dopotutto non era andata poi così male, poteva finire peggio.
Si guardò intorno, nessuno. Almeno aveva evitato una magra figura. Si tirò su le maniche della camicia, prese il crick e iniziò a cambiare la ruota. Un quarto d’ora dopo metteva la gomma tranciata nel portabagagli e rimontava sull’auto. Era tempo di riprendere la marcia, ma il mezzo non intendeva farlo; non entrava in moto. Diavolo… piantato proprio in mezzo al deserto!
Provò ancora un paio di volte e finalmente il motore s’avviò. Il rumore prodotto non era molto rassicurante ma doveva andare avanti sperando di giungere presto ad una stazione di rifornimento.
Percorse una trentina di chilometri; oramai doveva essere in prossimità dell’incrocio con la statale, lì avrebbe trovato soccorso e un posto di ristoro.
Tre chilometri dopo si ritrovò davanti ad un piccolo e rustico ristorante con tanto di stazione di rifornimento. Una vera fortuna.
Un uomo in tuta si fece avanti: "Buonasera, deve fare rifornimento?"
"Ho percorso un tratto di strada sterrata, tutta buche e dossi. Si è staccato un tubo di gomma e il motore ha un rumore strano, non molto rassicurante. Vorrei gli desse uno sguardo. E poi ho dovuto usare la ruota di scorta, nel baule ne troverà una tranciata."
"D’accordo, signore, mi apre il cofano?"
William fece quanto chiese il gestore.
"Accidenti - esclamò l’uomo in tuta - ne ha presa di terra. Ci vuole una bella pulita. Beh, senta, mi ci vorrà un'oretta, perché intanto non va a rifocillarsi? Non è niente di grave fra poco più di un ora potrà ripartire."
"Ok. Si, è meglio che vada a bere qualcosa ho la gola secca."
Così dicendo William si avviò verso il piccolo punto di ristoro.
Il locale all’interno era poco illuminato, non c’erano molti avventori. Solo un paio, appollaiati sugli sgabelli posizionati lungo il bancone del bar. I tavoli posti dal lato sinistro erano vuoti. Le tende ai vetri paravano la luce solare ma evidentemente non il calore che emanava dalle vetrate. Il suo ingresso sembrò rompesse la tranquillità e il silenzio. Si diresse verso il bar.
"Buonasera, cosa le posso servire?" chiese una donna non più giovane ma ancora di bella presenza, i lunghi capelli biondi raccolti in una coda dietro la nuca e un sorriso a trentadue denti, talmente bianchi che facevano pensare alla bravura del suo dentista.
"Una Pepsi e qualcosa di caldo da mettere sotto i denti."
"Vanno bene un paio di hamburger con ketchup e patatine?"
"Si, ma non molto ketchup."
"Louise!" chiamò la donna mentre iniziò a riempire un bicchiere di Pepsi alla spina.
"Ecco la Pepsi. - disse posando sul banco il bicchiere con la bevanda - Louise!" urlò di nuovo.
"Eccomi - rispose una giovane ragazza uscendo dalla porta situata in fondo al locale - Sto arrivando" continuò allacciandosi un grembiule intorno alla vita.
"Prepara due hamburger con poco ketchup e patatine per il signore. Sbrigati. Quante volte bisogna chiamarti?"
"Ben cotti o al sangue?" chiese la giovane.
"Ben cotti" rispose William osservandola. Era molto giovane, anch’essa bionda. Non una bellezza ma attraente. Certamente la figlia. L’uomo che aveva visto fuori doveva essere il rispettivo marito e padre.
"Che bel corpicino la ragazza, eh? Carne soda da mordere volentieri." disse rivolgendosi a lui l’uomo seduto accanto. William si limitò a guardarlo senza rispondere, non aveva voglia di parlare e tanto meno su simili argomenti.
Tracannò un bel sorso della bibita fresca. Arrivarono gli hamburger e iniziò a mangiare. La pausa lo stava rilassando. Improvvisamente si sentì stanco. Sentiva la testa pesante, gli occhi chiudersi. La stanza prese a girare e lui cadde rovinosamente a terra.
"Ehi, Mary -disse rivolto alla donna uno degli avventori - cosa gli hai dato da mangiare? L’hai fatto secco."
William cerco di alzare la testa, tutto riprese a girare, sentiva lo stomaco in gola e si lasciò andare sul pavimento.
"Henry, Louise - urlò Mary - venite presto. Anche tu John, datti una mossa, aiutami a tirarlo su… forza".
Erano tutti intorno a William; lo sollevarono e lo adagiarono su uno dei tavoli.
"Ma, no - disse Mary - aiutatemi a portarlo in camera mia, stendiamolo sul letto. Louise scalda un po’ d’acqua e portamela, una bella tazza mi raccomando."
William era cosciente, ma non riusciva a parlare. Si ritrovò disteso su di un letto mentre Mary gli slacciava la cintura e gli apriva i pantaloni; quello che si chiamava John gli stava levando la camicia ed Henry, nel quale riconobbe il gestore della stazione di rifornimento, gli rinfrescava la fronte con della stoffa bagnata.
Stava sudando in modo esagerato, sentiva un peso sullo stomaco e la testa pesantissima; se cercava di muoverla la stanza iniziava a girare ed era costretto a chiudere gli occhi.
Poco dopo arrivò anche Louise con una tazza di acqua calda. Lo alzarono leggermente in modo che potesse bere senza fatica. Man mano che buttava giù il liquido sentiva aumentare la voglia di rimettere.
"Beva anche questo. È un infuso di erbe, vedrà che si sentirà subito meglio." Aggiunse Mary porgendogli un bicchiere con della roba verdastra dentro. Non poteva opporre resistenza e bevve tutto quello che gli fu dato. Poi lo adagiarono di nuovo sul letto. Nel suo stomaco doveva avvenire una cruenta battaglia dagli esiti incerti; sentiva ondate di calore miste a brividi di freddo, qualcosa si muoveva dentro. Guardava il viso di Louise vicino al suo mentre sentiva le sue mani massaggiargli il torace; il suo fragrante profumo penetrava dentro le narici e svegliava istinti assopiti. Ripensò alle parole dell’uomo seduto accanto a lui al bar, quello che Mary aveva chiamato John; eh, sì, era proprio tutta da mordere. Ma perché adesso gli venivano in mente certi desideri, stava così male da farneticare? La ragazza gli stava parlando, ma non riusciva a sentire le parole, vedeva solo le sue labbra muoversi. C’era anche Mary vicino al lei. Non si rendeva conto di quanto accadeva intorno a lui; ma aveva iniziato a sentirsi meglio, il malessere stava sparendo, si stava lasciando andare sotto l’azione del massaggio praticato da Louise. Continuando a fissare il viso della ragazza sopra il suo entrò in uno stato di profonda sonnolenza.
Un dolce riposo, deliziato da sogni nei quali quella ragazza lo stava baciando sensualmente sul viso, sulle braccia, sul torace. Sognava le mani di lei che lo carezzavano da ogni parte inondandolo di piacere, il suo inconfondibile profumo; gli parve perfino di baciare la sua pelle vellutata.
Poi cadde nella più completa oscurità con la sensazione di essere sospeso nel vuoto.
Si risvegliò nella sua auto quando il sole oramai batteva sopra i suoi occhi filtrando dai finestrini chiusi. Stava rannicchiato sul sedile reclinato.
Si produsse in un prolungato sbadiglio, stirò le braccia e si tirò su, regolò lo schienale e guardò fuori.
Ma perché si trovava in auto? L’ultima cosa che si ricordava era il profumo di Louise che lo massaggiava mentre lui si trovava disteso su di un letto.
Si sentiva intontito, debole, svuotato. Lo stomaco gorgogliò. Era il caso di fare un abbondante colazione prima di ripartire.
Ma; un momento dove era finito? Non era il solito posto della sera prima. Dov’era finita la stazione di rifornimento? E il ristorante? Non c’era più niente. Cosa era accaduto? Louise?
Possibile avesse sognato tutto?
L’auto? Provò ad avviare il motore che prontamente emise il suo classico rumore. Sembrava tutto a posto.
Guardò l’orologio. Aveva sicuramente trascorso la notte in quel luogo.
Doveva avvertire a casa, saranno stati in pensiero. Allungò la mano verso la giacca poggiata sul sedile accanto e si accorse che nell’incavo del braccio aveva una escoriazione che gli procurava un leggero dolore.
Portò il braccio verso il viso e lo osservò attentamente. Era il segno di un morso: netti e inconfondibili i fori di due canini a pochi centimetri l’uno dall’altro…

vai alla visualizzazione stampabile
invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home aggiungi Edicolaweb a Preferiti

Copyright © 2002 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

|
|
![[Edicola home]](homeedic.gif) ![[Archeomisteri home]](homestar.gif) ![[inizio racconto]](top.gif) ![[racconto seguente]](avanti.gif) Tutti I RACCONTI
DEI LETTORI...
|
![[Edicola home]](homeedi2.gif) ![[Archeomisteri home]](homearc2.gif) ![[inizio racconto]](to2.gif) ![[racconto seguente]](avant1.gif) ![[racconto precedente]](indietr1.gif)
|
|
|
|