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I RACCONTI DEI LETTORI...

UN GIORNO
di Orus per Edicolaweb
Per strada era già buio e il traffico andava aumentando poiché tutti erano indaffarati a tornarsene in fretta e furia in famiglia dopo una giornata di lavoro. Anche lui aveva finito il suo turno.

L'autobus era passato ad un palmo dal suo naso, ma dato che non abitava molto lontano da lì decise di fare due passi, profittandone per riflettere un po' e godersi un breve relax prima di affrontare i soliti problemi familiari.
La serata era umida e fredda, spirava una leggera brezza che non migliorava la situazione. D’altra parte era in linea con la stagione; anzi per essere la metà di novembre si poteva affermare che il clima era mite. Si calcò sul capo il cappello e tirò su il bavero del cappotto; con le mani ben infilate nelle tasche s'incamminò verso casa. Girato l'angolo si ritrovò in mezzo ad un andirivieni di operai in maniche di camicia che caricavano, alacremente, su di un automezzo, alcuni scatoloni traboccanti di oggetti.
Si fermò giusto il tempo di lasciare il passo ad uno di loro e dare, così, di sfuggita, una occhiata al fabbricato dal quale uscivano.
Il muro vicino alla porta d'ingresso era squarciato e dall'interno filtrava molta luce. Gli operai sembravano non avere freddo, come se dentro vi fosse tanto calore. La stanza che vedeva da fuori, era arredata con mobili belli e sobri, svuotati metodicamente del loro contenuto da quei lavoratori.
Non si rese conto come avvenne, ma si ritrovò a curiosare, a sfiorare il mobilio con le dita per constatarne il buono stato benché fosse di vecchia fattura.
Le pareti dell'abitazione erano diroccate; doveva trattarsi di un palazzo sventrato da una esplosione. Forse una bombola di gas, non era la prima volta che accadeva; ma non vi erano calcinacci a terra, il pavimento era perfettamente pulito. Incuriosito si aggirò per l’appartamento sbirciando qua e là come un turista dentro un museo. C’erano un sacco di cose belle.
Dove stavano portando tutta quella roba?
Così pensando si fermò davanti ad una scrivania con cassetti e ribaltina. La sfiorò con la mano, ricordandosi che da ragazzo ne aveva avuta una eguale; con gesto meccanico l'aprì. All'interno vi era un vano centrale vuoto e due cassettini su ogni lato.
Aprì quello superiore dal lato destro e rimase a fissare una penna stilografica blu identica a quella che aveva usato quando frequentava le scuole medie. Nel cassettino sotto trovò un aereo di metallo d'un solo pezzo.
Una volta ne perse uno uguale giocando con altri ragazzi. Rimase sempre convinto che qualcuno dei suoi compagni lo avesse rubato.
La perdita di quell'aereo gli procurò, a quel tempo, un vuoto dentro che risentì ogni volta che perdeva qualcosa cui teneva molto.
La curiosità lo aveva oramai rapito, non badava più a ciò che accadeva intorno a lui, aprì il cassettino in alto a sinistra e si ritrovò nella mano un sacchetto di stoffa colorata pieno zeppo di bilie di terracotta.
Alcune erano scheggiate e si poteva vedere il rosso della terra con cui erano fatte. Fra di esse faceva bella mostra di sé un bella sfera di vetro, consunta, ma dai colori sempre vivaci. Il sacchetto di stoffa lo mise in agitazione. Lo conosceva bene, ma non poteva essere lì; adesso conteneva i numeri del giuoco della tombola. Era un sacchetto che gli aveva cucito sua madre proprio per tenerci quelle palline, giuoco molto in voga all'epoca della sua infanzia.
Col passare degli anni lo usò appunto per tenerci i numeretti della tombola e lo teneva proprio nella scatola del giuoco; non poteva quindi trovarsi in quel luogo. Stringendolo fra le mani se lo avvicinò al viso e ne sentì l'odore. No vi erano dubbi era proprio il suo.
Nell’ultimo cassettino alcuni modellini di auto da corsa in piombo.
Chiuse la ribaltina e aprì nervosamente il primo cassetto. Dentro gli album di figurine. Vicino vecchi soldatini scoloriti, compagni di mille battaglie. Povero nordista, adesso al posto del fucile stringeva un filo di ferro, pure torto.
La scrivania era sparita, si trovava davanti ad uno scaffale pieno di oggetti; tutti sicuramente appartenuti a lui in epoche diverse. C'erano quei piccoli librettini di favole che si trovavano dentro le bustine che vendeva il giornalaio e che amava leggere quando in estate, in casa, si usava fare il pisolino pomeridiano. A lui non piaceva dormire e leggeva sul sofà, poi magari, invogliato dal silenzio che regnava nella casa, finiva per addormentarsi. Sognando magari di essere uno dei personaggi descritti da Salgari nei suoi libri che adesso rivedeva davanti a lui.
E queste? Le sue vecchie pagelle di scuola, i vecchi quaderni. Nello sfogliarli si soffermò a leggere alcuni messaggi che profumavano ancora di amori giovanili. Quante foto! Pareva che ad ogni ricordo ne corrispondesse una, ma non ricordava di averne scattate tante. Nel guardarle riviveva quei momenti, ricordava i luoghi, risentiva le emozioni, riassaporava i profumi che gli portavano quei ricordi. Era come guardare il film della sua vita vestendo i panni dello spettatore; strano a dirsi riusciva a ricordarsi di particolari cui non aveva mai fatto attenzione, come i colori e la fattura di una maglietta o di un vestito, l’arredamento di una stanza.
Ma come facevano a trovarsi lì tutte quelle cose? Dove diavolo era capitato?
"Questa è la casa dei ricordi. - disse una voce - Qui si trova quello che ognuno pensa di aver perduto o dimenticato per sempre."
Si voltò ma non vide nessuno.
La voce continuò:
"Non sempre si ritrova tutto, le immagini non sempre sono chiare. Il tempo cancella anche quel poco che resta nella mente di un uomo."
"Allora è per questo che la casa cambia forma continuamente e non è mai intera?"
"Si è per questo. Dipende dall’importanza data alle cose."
"Ma quando affiorano i ricordi significa che un uomo ha finito il suo viaggio; è arrivato al capolinea."
"È vero. A quel punto ricorda, quasi a rassicurare se stesso, che le cose buone sono molte di più di quelle cattive e il cielo aprirà le sue porte."
"Dipende da quello che siamo capaci di ricordare se le porte si apriranno?"
"No. Ma i ricordi hanno la loro importanza. In genere gli uomini ricordano quello a cui hanno tenuto di più. Chi è vissuto per il successo, il potere, il denaro, non dà quella giusta importanza a quei piccoli episodi che rendono grande l'esistenza di un uomo. Perde i ricordi, i profumi delle cose, il sapore di certi momenti."
"Già; è vero vi sono dei profumi che non si dimenticano e rimangono uguali col passare del tempo."
"La vita di un uomo è tracciata dalle cose alle quali dà importanza."
"Un momento, ma si sta parlando di ricordi, istanti di vita passata. La mia, allora, è già finita? Ho finito il mio tempo? Insomma non so chi sei, né dove sono, ma se io sto parlando con te, sono già morto?"
"No! - rispose la voce - È solo adesso che stai nascendo."

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