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Tutti i racconti dei lettori I RACCONTI DEI LETTORI...

BAILEY
di Orus
per Edicolaweb


Uscì nel corridoio correndo come un pazzo, urtando tutti coloro che si trovavano sulla sua traettoria, urlando: "I demoni, i demoni". Lo conoscevano e lo temevano tutti come uno dei capuffici più petulanti, pignoli ed esigenti; un vero rompiscatole.
 

Vederlo in preda al terrore lasciò alquanto sbigottiti gli astanti.
La sua corsa finì in braccio a due giovani e muscolosi impiegati che nell'aiutarlo a calmarsi lo condussero nella sala riunioni per avere spiegazioni lontano dagli occhi dei colleghi, che si sa bene quanto siano maldicenti. Con voce affannata, il signor Robinson, raccontò di essere perseguitato dagli spiriti che dimoravano da tempo nel suo ufficio.
Subito la Direzione ordinò un'indagine per stabilire se Mr. Robinson era andato fuori di testa. Nell'ufficio relazioni estere lavoravano cinque impiegati, più volte giunti a diverbio, ora per un motivo ora per un altro, proprio col signor Robinson loro diretto superiore.
Al momento quindi non si poteva scartare l'ipotesi che fosse stato concertato uno scherzo di pessimo gusto ai suoi danni e, considerando i risultati, ben riuscito. Comunque dopo un escursus preliminare fu deciso di ascoltare Mr.Robinson, ovviamente in via del tutto riservata.
"Forse a lor signori potrò sembrare pazzo o visionario, ma vi prego di accordarmi anche adesso quella fiducia, che in questi anni non mi è mai stata meno." Esordì davanti ai componenti la direzione - "La prima volta non pensai lontanamente che mi stava accadendo una cosa inspiegabile, anzi, lo ritenni un banale incidente. Mai avrei pensato all'opera del diavolo e dei suoi accoliti."
Si alzò dalla sedia e facendo segno di tacere con il dito indice sulle labbra si guardò intorno. "Bisogna stare attenti a quel che si dice - disse - qualcuno potrebbe ascoltarci."
"Non si agiti. Esponga i fatti con calma. - proferì il Direttore generale - Non deve dubitare della nostra stima per lei; siamo consapevoli che ha tenuto sempre presente l'interesse dell'azienda nell'operare ed una cura, una diligenza da noi sempre lodata e apprezzata. In considerazione di questo siamo pronti a fornire tutto l’aiuto possibile. Il caso merita il nostro più vivo interessamento per la ricerca della soluzione più consona per tutti."
"Molte volte nell'atto di sedermi - riprese Mr.Robinson - nonostante fossi sicuro di non aver urtato la sedia, questa si spostava all'indietro all'improvviso rischiando di farmi cadere. Ho sempre voluto credere che la giacca si fosse in qualche modo imbrigliata al bracciolo, e avesse causato lo spostamento. Ma per evitare sorprese presi l'abitudine, nel sedermi, di poggiare le mani proprio sui braccioli. Un giorno nell'entrare in ufficio mi accadde una cosa strana. All’inizio sembrava che la porta fosse stata puntellata dall’interno, non si apriva, eppure spingevo con tutto il mio corpo, pareva saldata; poi, d’improvviso si aprì tirandomi addirittura dentro la stanza. Fu un'impressione così netta e precisa che mi aspettai di trovare dall'altra parte un collega nell'atto di uscire. Invece non c'era nessuno. Tutti intenti a lavorare quasi non si accorsero del mio ingresso. Una volta dubitai della mia memoria; notai che gli oggetti presenti sulla mia scrivania si spostavano da un punto all’altro di essa. Non li trovavo mai nel punto in cui li avevo poggiati. Ero certo di questo perché iniziai a controllare dove li ponevo. Bastava che distogliessi lo sguardo per rispondere al telefono, per cercare una pratica, per seguire la richiesta di un collega, e l’oggetto cambiava posto.
Alcuni giorni dopo avvenne qualcosa che mi fece collegare tutti quegli strani fatti.
Presi una pratica dallo schedario vicino alla mia scrivania, tornai a sedere al mio posto di lavoro, mentre sfogliavo l'incartamento alzai gli occhi e notai lo schedario aperto. Naturalmente lo richiusi, ma pochi minuti dopo lo rividi aperto di nuovo. Ero sicuro d'averlo chiuso e non avevo visto nessuno dei colleghi riaprirlo.
Quando tentai di richiuderlo oppose una resistenza da far pensare ad una cartella finita fuori posto e incastrata, cosa della quale mi accertai prontamente, ma non era così. Con un grande sforzo lo spinsi fino a sentire lo scatto della serratura; ma nel lasciarlo riuscì fuori di una ventina di centimetri. Rimasi a guardarlo pervaso da una strana sensazione e non ebbi più il coraggio di sfiorarlo. La sera quando chiusi l'ufficio tutti i cassetti dello schedario erano a posto.
Da allora ho prestato attenzione a tutte le stranezze che mi capitavano. Il cappello che cadeva sempre dall'attaccapanni; i fogli che volano in terra senza che nella stanza vi fossero correnti d'aria e quello che era più strano non vi era mai un testimone. Tutti col capo chino a lavorare.
Ero il prescelto di qualche spiritello burlone e la conferma arrivò un giorno nella toilette. Prima qualcuno voleva entrare dove ero io dal momento che la maniglia incominciò ad andare in su e giù freneticamente e smise solo quando gridai: occupato. Dopo nel lavarmi le mani, guardando nello specchio, vidi dietro a me la porta di un bagno chiudersi. Sentii distintamente qualcuno muoversi dentro il locale, lo scrosciare dell'acqua.
Poi la porta si riaprì ma non uscì nessuno. Ne vidi invece un'altra aprirsi e richiudersi, senza che ne uscisse qualcuno. Poi tutte le porte cominciarono ad aprirsi e chiudersi, una dopo l'altra; fui preso dal panico e scappai senza voltarmi indietro.
Le sentivo - gridò - Si aprivano e si chiudevano, si aprivano e si chiudevano, si aprivano e si chiudevano..."
A quel punto il signor Robinson era divenuto madido di sudore e tremava come una foglia. Gli fu offerto un altro bicchierino di brandy. Quel calore che gli scendeva giù per le viscere lo rassicurò e ricominciò a narrare.
"Quello signori miei, era uno spettro, un demonio non vi erano dubbi; ma non ne ho fatto mai parola per non essere preso per pazzo. Forse ingenuamente ho sperato che prima o poi la smettesse, se la prendesse con un altro. Invece da quella volta è stato un crescendo.
Oggi, però, si è passato il segno. La mia sedia, mentre ero seduto, si è sollevata di mezzo metro da terra; sono rimasto senza fiato, non mi riusciva pronunciare una parola, sospeso a mezz'aria a guardare gli altri lavorare sperando alzassero la testa e nel vedermi mi prestassero aiuto. Sono stati minuti terrificanti, indimenticabili. Nessuno si è mosso; nessuno se ne è accorto.
Quando ho toccato di nuovo terra sono fuggito di corsa da quella stanza, e non intendo rientrarvi finché non avrete scacciato quello spirito maligno che l'ha con me. Mentre ero sospeso in aria, le penne, i timbri, i fogli cambiavano di posto svolazzando a mezz'aria sul tavolo. Non sono pazzo dovete credermi; volavano, è vero vi dico, volavano con me." - concluse il signor Robinson prendendosi la testa fra le mani e sospirando quasi a singhiozzare.
"Adesso si calmi - riprese il direttore - fra noi è al sicuro, non deve più preoccuparsi. Le assicuriamo che svolgeremo le indagini del caso e adotteremo gli opportuni provvedimenti affinché tutto torni alla normalità, e non vi siano ostacoli al regolare svolgimento della consueta attività. Nel frattempo le consigliamo di prendere un lungo periodo di riposo. Credo che nessuno fra i presenti sia contrario a tale decisione e voglia negare, diciamo così, un premio alla sua provata serietà professionale."
Fu così che il signor Robinson fu messo in attesa di provvedimenti a suo carico mentre un nuovo funzionario prese il suo posto nell'ufficio e una commissione formata da persone fidate alla direzione svolgeva indagini sull'accaduto.
Fu il signor Mallory a prendere il suo posto nell'ufficio, persona ritenuta di assoluta fiducia anche se non molto preparata a quell'incarico. Forse non tanto prolifico nel lavoro, ma sicuramente un buon diavolo e quindi ritenuto dalla direzione la persona più idonea per un buon rapporto con gli impiegati, ben felici di non sentire petulanti richiami stile Robinson.
Inoltre, caso strano, da quando era arrivato il signor Mallory non vi erano stati più quegli strani fenomeni denunciati dal suo predecessore. Di quest'ultimo, inutile dirlo, non si ebbero più notizie certe. La versione ufficiale parlò di un periodo di riposo per esaurimento nervoso, e di un successivo trasferimento in una sede fuori della contea per un lavoro più consono al suo stato di salute.
Ovviamente sono quelle notizie che fanno discutere per molto tempo, e si prestano facilmente a gratuite supposizioni.
Fu l’oggetto di discussione in un venerdì sera a casa di Bailey, in una delle tante riunioni ove era uso giocare a poker. Non mancò chi volle malignare.
"Certo - proruppe Nick - il più contento fra noi sei tu Bailey, vero? Non ti scoccerà più con i suoi..."
"Andiamo - lo interruppe Adams - tutti avevamo un buon motivo per desiderare se ne andasse al più presto, e perché no, anche all'inferno."
- Già ma con Bailey sembrava trovarci più gusto, non lasciava un'occasione e come gongolava dopo le sue sparate.
- Va bene, va bene. Ma lasciamo stare quel povero diavolo e finiamo la partita. Chissà dove sarà andato a finire, quasi quasi adesso mi fa pena. - aggiunse Randolf.
- Da quando in qua ti commuovi per un...
- Di vigliaccate ne ha fatte tante, e anche se ora versa in cattive acque e lo credono pazzo, a me non suscita compassione; del resto lui non ne ha mai avuta con nessuno.
Bailey non sembrava seguire molto la discussione, da come guardava le carte che teneva nella sinistra, dava l'impressione di trovarsi altrove.
- Chissà dov'è. Secondo me lo hanno rinchiuso da qualche parte. È uscito di senno, altro che trasferito in altra sede!
"Basta! - se ne uscì Bailey - è molto tardi andiamo tutti a dormirci sopra."
- Si è meglio andare a dormire, è quasi l'alba. Buonanotte John. Andiamo ragazzi!
- Ok, 'notte Rand.
- 'Notte Adams, Notte Nick.
Quando la porta si richiuse alle sue spalle lasciandolo solo nella stanza, John Bailey si mise per un attimo le mani fra i capelli. La stanza era piena di fumo, sentì la gola secca e guardò verso il tavolo da gioco. Nel mezzo una lattina di birra.
Tese la mano verso di essa e questa, traversò la stanza fluttuando a mezz'aria e si fermò fra le sue dita aperte. Stringendola la sollevò in alto ed esclamò: "Addio Mr.Robinson".
Ne trangugiò un lungo sorso e si lasciò andare sulla vicina poltrona sospirando. Come quella preda che, una volta ingannato il cacciatore, si nasconde nella tana soddisfatta per lo scampato pericolo.

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