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n° 7 Novembre 2000

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L'OPINIONE: CONTATTI

 
Il Cielo d'acciaio

di Carlo Barbera (Seconda Parte)
vedi: Prima Parte


 

Ma essi restano fuori, comunque. Non potendo guadagnarsi l’accesso al mondo eterno, pasticciano con il tempo, creando tangenti temporali nelle quali ingannare il destino. Lo hanno fatto creando questo mondo. Per trattenere il più possibile la coscienza viva dell’umanità sulla superficie del pianeta che se venisse trasferita altrove, lascerebbe questo sistema virtuale in balia di se stesso. Un sistema che, privato della forza motrice originaria, privato della vita, si autodistruggerebbe in poco tempo accartocciato su se stesso. A questo punto i destini dei popoli divengono movimenti di pedine sulla scacchiera del potere, le guerre indispensabili spurghi del sistema, i movimenti di capitale strumento di globalizzazione del controllo. Ma la chiave del loro potere è nel dominio della coscienza. Le loro metodologie più raffinate si sono espresse con l’inganno. Hanno costruito Dio e il demonio, hanno generato la giusta coscienza e la coscienza iniqua. Stabilito il concetto del bene e del male, ne hanno innestato la prospettiva nello specchio della mente. Al punto che si può credere di lavorare per il bene, credere di dedicare l’esistenza all’illuminazione della propria coscienza, si possono lambire le cime dell’estasi e della beatitudine, ma essere intrappolati nello schermo virtuale, vittime di un sogno che non ha nulla di reale. Sono coloro che custodiscono ed usano senza tregua e senza pietà le armi potentissime del concetto del peccato. Dell’errore. Dell’integrità di essere senza peccato. E della colpa di averne compiuto. Già, perché all’origine, nell’Eden, il peccato non esisteva, proprio come concetto. Come non esiste tutt’ora, nella realtà. Quindi non solo questi criminali hanno invaso la Terra e l’umanità rendendole ombre di ciò che è all’origine, ma hanno inculcato nell’uomo la divina condanna ed il senso di colpa per aver rinnegato e perduto l’Eden. Molto astuti. Il primo senso di colpa inculcato è quello di aver perduto la purezza originaria. Ve ne sono stati innumerevoli altri, nella nostra vita di umanità schiava. Un senso di colpa dopo l’altro hanno costruito dentro di noi muri così alti che non ricordiamo più che colore ha il cielo, e soprattutto se il cielo stia sopra o sotto. Sono come serpenti, attorcigliati nel nido. Del loro terrificante potere. Vestiti da pastori del mondo. Con paterni e bisbigliati veleni uccidono ciò che dell’uomo è rimasto reale. Affinchè nessuno osi, disturbare il loro inganno ed il loro perpetrato delitto. Il peggiore dio è quello morto per noi. Ma anche gli altri non sono da meno. Sono gruppi alieni e vengono da lontano. Ma vestono i panni umani e come uomini costruiscono gli imperi del loro incontrastato dominio. Indossano i panni sontuosi dei preti, le ciniche diplomazie dei politici, evangelici messaggi di pace, plutocratiche democrazie. Vogliono portare l’umanità ed il mondo ad una evoluzione. Un unico governo mondiale, un Grande Fratello che presenzia all’intera esistenza, una coscienza umana perfettamente sincronizzata ai deliri di onnipotenza della loro più intima follia. Amano confondere. Generare il conflitto interiore. Infondere speranze e seminare la paura. Consolidano la morte. La rendono reale e ne elaborano infinite sfumature. Hanno generato un uomo che è l’aborto della sua immagine originaria. Fanno emergere in esso le più efferate deformità della mente e poi giudicano, condannano, umiliano. Sono i peccati, i peccatori, i confessori e i giudici. Brandiscono denaro, sesso e morale come armi potenti di prevaricazione e dominio. Sono Mantidi che divorano i loro simili, che distruggono il loro passaggio, che danno la morte a ciò che fanno vivere. Comunque, è decisamente il momento che togliamo il disturbo. Come si dice. Diciamo che non si tratta di virtù da implorare come una grazia, né di evoluzione da ambire come un traguardo, né di corsi e seminari a cui sottoporsi. Si tratta di scardinare le inferriate di una prigione che ci fa vivere una realtà non vera, una bolla, un sogno. Di convincersi di questo, poiché una delle portanti della mente è proprio quella di dividere fortemente la realtà cosiddetta fisica da manifestazioni cosiddette astrali, psichiche, spirituali e considerare queste ultime mai così reali quanto la ben tangibile realtà fisica. La stella polare che definisce la rotta della nostra migrazione, del nostro trasferimento, si trova nel centro più interno della nostra coscienza. È importante stabilire una rotta orientata con estrema decisione verso l’interno di noi, mai cedere alla paura, al timore delle ombre dualistiche, agli inganni multiformi dei demoni dell’ego. Proseguire nell’oscurità dell’interno e comprendere l’infinita protezione, la potenza degli abissi oscuri nei quali è custodita la Luce più segreta. Le cose si trasformeranno e poi torneranno come erano prima. Molto naturalmente e spontaneamente, ma la mente deve ritornare ad essere uno specchio puro e limpido come non ha mai smesso di essere.
Poi tutto sarà più chiaro e la Luce del Sole Interno manifesterà i suoi eterni colori. E molte mani verranno in soccorso. E molta gente sarà trasferita nella realtà. E come è sufficiente un piccolo buco in una bolla di sapone per non farne rimanere più nulla, così quando la coscienza si ritira dal sogno questo svanisce senza lasciare traccia. Così finirà questo atroce mondo di cui non rimarrà neppure il ricordo. Questo lungo discorso non vuole estendere una teoria, ma dipingere la realtà. Dire la verità. Cercare di far sorgere il dubbio che le cose non stiano così come si vedono né come ci vengono descritte e che il gioco sia molto più grande di noi. Ma credere o non credere è il primo degli inganni sotto questo cielo d’acciaio.

Nota dell’Autore
Questo documento emerge dalle esperienze di contatto di Carlo Barbera e del gruppo Shanga con esponenti della comunità Agarthiana di Yapool, in Euskadi (province basche, spagnole e francesi). Rappresenta la sintesi delle informazioni ricevute e non ha la pretesa di dare delle risposte definitive, ma solo di fornire degli spunti di riflessione e di discussione.


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