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L'OPINIONE: CONTATTI

Il Cielo d'acciaio
di Carlo Barbera
Ci sono tutte le condizioni per poterci ritenere all’interno di un gigantesco, mostruoso inganno di portata planetaria. La presenza di gruppi alieni esterni, provenienti da dimensioni temporali parallele a quella dell’umanità della Terra, risale a migliaia di anni fa. Animati fin dal principio da progetti di conquista e di sfruttamento delle risorse energetiche, essi hanno interferito con una massiccia ed invasiva modificazione della coscienza umana, alterandone la struttura originaria e rendendo in essa attive portanti di condizionamento radicate nella mente e trasmesse ereditariamente nella struttura genetica della razza. Prendendo corpo tra gli uomini hanno gestito la progressiva deformazione della originaria coscienza modificandone la cristallina e pura natura speculare ed ottenebrandone ogni originario e naturale potere. Hanno così ottenuto una umanità schiava detenuta in un gigantesco carcere delineato nei profili mostruosi di questa civiltà. Forti di un’opera di millenni essi sono divenuti i padroni incontrastati della superficie di questo pianeta e della sua umanità. Da ciò che si può intuire sono stati da sempre interessati alla coscienza umana, alla sua spontanea ed inesauribile produzione di energia e luce, alla straordinaria manifestazione vitale che si produce all’interno di questa vuota cavità non dominata dal tempo né dallo spazio che è la coscienza. Come ragni padroni del loro angolo di Universo hanno tessuto la loro tela di ombra e di paura. Come vampiri hanno ammaliato la preda costruendo per essa un mondo non vero, dove luce scintillante nasconde l’ombra spettrale degli incubi più nascosti. Hanno affondato le fondamenta delle loro torri nelle profondità della Terra, cercando il centro solare della realtà senza tempo e non potendolo carpire lo hanno chiamato inferno ed abisso terrifico. Hanno visto camminare tra loro uomini-dei, figli dell’eternità e della verità, e non potendo fermare il vento delle loro indomabili parole di fuoco le hanno soffocate costruendo su esse religioni e imperi di ricatto e paura. Hanno privato l’uomo del naturale diritto alla felicità, relegandola all’eventuale paradiso da guadagnarsi con una vita retta ed irreprensibile. Hanno definito retto ed irreprensibile ciò che si mantiene succube delle norme morali, che costituiscono il nascere piangendo, il vivere soffrendo, lavorando con sudore, partorendo con dolore ed il morire ciechi come cani terrorizzati e furiosi. Le strade interiori che conducono alla libertà delle sorgenti dell’essere sono divenute vicoli ciechi e tenebrosi, stati di coscienza da rifuggire, temere e combattere. Da criminalizzare sono coloro che si spingono oltre i confini stabiliti del sogno. Fin da neonati gli uomini vengono incanalati sulle portanti della separazione e del dualismo per produrre una mente che sempre cercherà fuori di sé ciò che dentro di sé non trova. L’inganno che fa intendere sterco sulla strada le pietre preziose che indicano la via dell’eternità. Probabilmente si sono sentiti molti forti quando, instaurando l’era industriale, hanno invaso l’umanità con il massiccio ingresso di una moltitudine di forme di vita dalla incerta origine che hanno preso corpo umano, facendo lievitare in modo esponenziale il tasso demografico, triplicandolo in poco più di due secoli. Non oso tentare di capire cosa siano queste forme di vita, quali forme di alterazione e di abbrutimento abbiano patito dai loro carcerieri. Di fatto sono forme di vita del tutto sotto il loro controllo il cui innesto lascia trasparire loro ipotetici piani di sviluppo per questo penitenziario. Il loro dominio viene esercitato per mezzo di qualsiasi aspetto di questa civiltà, compresa quella che viene definita spiritualità, tanto peggio la religione, in quanto istituzione, di qualsiasi confessione.
Le dominanti che costituiscono la natura deformata della coscienza umana impostano prospettive e dimensioni del tutto separative, e qualsiasi forma di esperienza ed anche di ricerca viene dominata dal dualistico rapporto tra soggetto ed oggetto, tra l’io ed il mondo, facendo sì che la coscienza mai rinvenga quella prospettiva per cui si dissolvono i limiti dualistici e si ricordi la vera natura della mente che, all’origine, riflette la Luce del Sole Centrale Interno e l’Estasi dell’Eterno Nirvana. Ma essi, che non possono accedere al Paradiso Interno, essi che pur così potenti e padroni non hanno la chiave più semplice e pura, non permettono agli altri di accedervi. Vorrebbero questa chiave, ma è custodita dal cuore dell’Uomo. Ed è una fiamma che mai nessuno è riuscito a spegnere. È la sostanza universale, unica ed auto manifestata, è la coscienza, la materia costituente l’universo reale ed eterno. È questa sostanza pura ed onnipresente, che essi cercano di isolare per possederla, separandone frammenti dalla natura unica e non duale. Ma come la isolano essa si affievolisce e perde l’originario potere, l’originaria vibrazione, la sua naturale interazione con il resto della Sostanza Prima. Solo quando la coscienza isolata e separata si risveglia nella coscienza di sé e si sottrae quindi al loro efferato controllo, essa si riunisce alla piena coscienza dell’Uno e partecipa all’eterno divenire del Paradiso Interno.

fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte

Nota dell’Autore
Questo documento emerge dalle esperienze di contatto di Carlo Barbera e del gruppo Shanga con esponenti della comunità Agarthiana di Yapool, in Euskadi (province basche, spagnole e francesi). Rappresenta la sintesi delle informazioni ricevute e non ha la pretesa di dare delle risposte definitive, ma solo di fornire degli spunti di riflessione e di discussione.

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